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Les parapluies de
Cherbourg (i parapioggia, o gli ombrelli, di Cherbourg, nota località di
vacanze francese sul canale della Manica) è la canzone principale
dell'omonimo film del 1964, del regista francese Jacques
Demy, un originale esperimento di musical europeo,
nel quale tutti i dialoghi sono cantati.
Un film molto amato e tutt'altro che dimenticato, a giudicare dalle numerose richieste e ricerche
di testi e notizie, che
ci hanno convinto ad inserirne la traduzione. I protagonisti erano i
giovanissimi Catherine Deneuve (poco più che ventenne, aveva già
all'attivo 8-9 film) e Nino Castelnuovo, quest'ultimo
impegnato poco prima del successo
italiano come Renzo nello storico sceneggiato televisvo I promessi sposi di
Sandro Bolchi. |

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La storia era
molto semplice, Genevieve (Deneuve) figlia diciassettenne di una vedova,
proprietaria di un negozio di parapioggia (articolo molto indicato nella
località di mare, dal tempo molto variabile) e Guy (Castelnuovo),
meccanico, si amavano teneramente, ma l'amore era contrastato dalla madre,
che considerava la figlia troppo giovane e il ragazzo non ricco e non alla
sua altezza. Lui parte per il militare (due anni, all'epoca) e lei scopre
di essere incinta. Durante la lunga attesa, la ragazza non confortata da
alcuna lettera da parte di lui (impegnato anche in zona di guerra e
impossibilitato per vari motivi) e nel frattempo il negozio ha dei
problemi e viene rilevato da un giovane gioielliere Roland, che è da
tempo innamorato di Genevieve, ed è disposto per il suo amore a crescere
un figlio non suo. Il matrimonio viene come logica conseguenza, il negozio
è venduto e la nuova famiglia lascia la cittadina. Quando Guy torna
finalmente dal militare non ritrova più Genevieve e la madre adottiva, con la
quale viveva, sta morendo. La ragazza che la assisteva, Madeleine,
era già innamorata di lui e i due, fatalmente, si mettono insieme e si
sposano. Naturalmente non finisce qui, qualche anno dopo Genevieve torna
casualmente a Cherbourg e incontra Guy, e nell'ultima, malinconica, scena, i
due amanti realizzano quanto amore avevano tra le mani un tempo, e che
quella felicità è persa per sempre. |
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Non
è quindi la storia in sé, basata sui luoghi comuni del melodramma e
individuabile in anticipo e con facilità dagli spettatori, ad aver reso
memorabile questo film. Sono stati altri fattori, la bellezza
straordinaria delle immagini, degli attori (in primo luogo Catherine
Deneuve splendida come non mai), la proposizione sotterranea di
domande non banali, come la perdurante importanza delle differenze di
classe nella felicità coniugale, la possibilità per i giovanissimi (la
protagonista all'inizio è diciassettenne, un'adolescente) di comprendere
e scegliere la loro personale strada verso la felicità, e la
responsabilità per gli adulti (soprattutto se loro questa felicità non
la vivono o l'hanno conosciuta poco, come è il caso dei protagonisti del
film) nell'indirizzarli verso scelte sagge, ma che possono precludere la
felicità futura, il realismo delle scelte che si traduce poi in un
rimpianto per tutta la vita; domande e temi portati all'ascoltatore usando
i temi del melodramma (della soap opera, diremmo ora) come
"mattoni" di uso comune, familiari. |
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E infine, sopra a
tutto, c'è una scelta linguistica raramente tentata al cinema in modo
così radicale: tutti i dialoghi, senza eccezione, sono cantati, con un
effetto di voluto contrasto con il realismo dell'ambientazione. Acquisisce
quindi una importanza decisiva la bellissima colonna sonora, dovuta al
compositore Michel Legrand, il
musicista preferito dai registi della nouvelle
vague del cinema francese degli anni '60, ricca di momenti
memorabili ed intrisa di umori jazz. |