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Herb Jeffries - Monografia |
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Chi è Herb Jeffries e perché parliamo di lui |
Probabilmente, non è stato il più
grande cantante americano, ma „solo“ uno dei più grandi. è certamente stato,
però, il personaggio più singolare dello show-biz d'Oltroceano.
A tal punto, singolare, che non pochi grandi media, fuori dagli USA,ancora non
se ne sono accorti. Avete presente la classica trave nell'occhio? Beh mica la si
vede, né coll'occhio sano né tanto meno con quello...travato. Ma quando ci avrà
lasciato, siatene sicuri, se ne parlerà a lungo. Nel concreto, sto pensando
anche alla miopia di Wikipedia, ove Jeffries non compare se non nelle pagine
americane, tedesche e finlandesi. Comunque
l'assenza da quelle italiane non ha nulla di strano. Infatti, la nostrana
“redazione” dell'enciclopedia telematica – e non solo per quanto concerne le
pagine musicali - è fatta per lo più da giovani poco curiosi rispetto al passato
e a quei tantissimi personaggi che con la propria presenza, arte, notorietà
l'hanno egemonizzato e, che è più importante, plasmato.
Ma torniamo a Jeffries. O Jeffries, o Jeffrey, o Jeffereis. Fa lo stesso: lui,
per lo meno, non ha mai fatto storie su come scrivono il suo cognome (d'arte: e
non c'è verso di sapere da dove l'ha preso).
Allo stato attuale – gennaio 2010 - l'Uomo è vicino al secolo di vita. Le biografie che lo riguardano, in tal senso sono propense alla mitologia: c'è chi lo da per nato ne 1911, chi nel 1913, chi nel 1914 e chi nel 1916. E lui? Zitto. Alle feste di compleanno ringrazia, specie a quelle degli ultimi dieci, quindici anni, canta e recita qualche poesia (Herb non è solo un musicista ed ex attore, ma anche poeta, sceneggiatore, regista cinematografico), idem dicasi alle serate-concerto... Che negli ultimi anni sono diventate numerose, perché da quando a uno dei bisnipoti è nata una creatura affetta da autismo, egli è in prima fila nell'organizzazione di serate di beneficienza per raccogliere danaro che poi mette a disposizione delle associazioni umanitarie che si occupano di questa difficile patologia.
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Procediamo con ordine.
Nel 1930, il mezzosangue
siculo-africano-irlandese-franco-canadese viene notato dal violinista e
band-leader Erskine Tate (1895-1978) e preso nella sua orchestra al
Savoy Dance Hall di Chicago. Ma è l'anno dopo che compie il grande
passo: entra nella favolosa band di Earl Fatha Hines (1903-1983), culla
di immensi cantanti: a cominciare, giustappunto, da lui, per passare a
Billy Eckstine (1914-1993) e Sarah Vaughan (1924-1990), Earl Coleman
(1925-1995) e Johnny Hartman (1923-1983), fino alla newyorkese di
origine croata Helen Merrill (1930), da una decina di anni prima
female singer del panorama jazzistico bianco.
Ed è cantando con Fatha che lo nota Duke
Ellington (1999-1974), il quale gli darà qualche dritta sull'impiego
della voce: lascia perdere, gli dice, le coloriture tenorili
all'italiana - sono anni in cui vanno forte gli eredi italoamericano di
Enrico Caruso (1873-1921) e del maggiore vocalist del momento, Russ
Columbo (1908-1934) - sviluppa i toni baritonali. |
DETROIT E LA MUSICA Come il DTE Energy Music Theatre e il Palace of Auburn Hills,il Detroit Theatre District, il Fox Theatre, il Masonic Temple Theatre, il Detroit Opera House ed il Fisher Theatre, mentre l'Orchestra Hall diverrà la sede della Detroit Symphony Orchestra.I l genere musicale che va per la maggiore è ovviamente quello espresso dalla creatività degli Afroamericani, che in maggioranza occupano l'industria automobilistica. Dunque, tanto blues. Per esempio, con John Lee Hooker e un mare di sconosciuti bluesmen, grazie a cui nascerà nei Sessanta la casa discografica Motown Records, da cui fuoriescono i Four Tops e i Temptations, Smokey Robinson e Diana Ross, Marvin Gaye e Aretha Franklin, fino a Stevie Wonder, ma non vanno dimenticati i grandij azzisti Alice Coltrane e Kenny Hagood, Curtis Fuller e Frank Rosolino. Dove attecchisce il blues non può non arrivare a ruota il rock, specie quando la segregazione razziale è oramai un pessimo ricordo. Ed ecco che Detroit offre alla scena musicale giovanile gente del calibro di Alice Cooper, i Kiss e Bob Seger, per esempio. E che dire di Madonna, originaria appunto di Detroit, dove, per sua ammissione, ha cominciato ad ascoltare e amare la musica nera che seguiva con le sue amiche di colore... Quasi dimenticavo Sonny Bono, cantante, autore, e arrivato al top della fama negli anni '60 assieme alla moglie Cher. Oggi, infine, Detroit – culla del Garage Rock - esprime gente come i White Stripes, Von Bondies, i Dirtbombs e gli Electric Six.
Sotto il profilo organizzativo, invece, la
città è sede di fondamentali appuntamenti musicali di tutti i generi: il
Ford Detroit International Jazz Festival, l' Electronic Music Festival,
il MotorCity Music Conference (MC2), l' Urban Organic Music Conference,
il Concert of Colors e l' Hip-hop Summer Jamz Music Festival. |
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Una volta giunto al successo nel mondo della musica, il pur acclamato cantante comincia a sognare una carriera nel mondo della celluloide. A fargli compiere il passo – è lui stesso a dichiararlo, molti anni più tardi – sarà un ragazzino di colore, che in una stradina della metropoli californiana piange in un angolino, mentre i suoi coetanei si divertono più in là. „Che c'è, non ti fanno giocare?“. No, no, sono miei amici, ma siccome giocano ai cow-boys, per me non c'è posto, perchè cow-boy neri non sono mai esistiti“.
Non è esattamente così. Il mondo parallelo
dei Neri d'America ha prodotto anche film western con personaggi di
colore, ma si tratta di film che non sono mai approdati in sale
frequentate da bianchi, che nessun Bianco ha mai visto. Inoltre,
l'America bianca – passeranno decenni e decenni, prima che avvenga – non
sa nulla dell'epopea Nera durante la Rivoluzione, la Guerra di
Secessione e la Conquista del West. A proposito di questa
cinematografia, erroneamente definita di “Serie B” (B Movie), che ha
prodotto oltre 500 pellicole tra il 1915 e il 1950 – Race Movie, altro
nome – essa ha i propri produttori, registi, attori, ballerini,
cantanti. Tra i grandi artisti afroamericani che vi si sono cimentati
ricordero' Paul Robeson (nel
1927 in “Body and Soul”).
C'è un problema. In giro non c'è un solo
attore-cantante colored che abbia una personalità tale da diventare
l'idolo di masse di giovani Neri dei ghetti, degli angiporti, delle
acciaierie, dei campi, dei cantieri. Non mancano gli attori, i cantanti,
i ballerini, i musicisti: manca il "divo". Non c'è? Lo si inventa. E lo si inventa nella persona di Herb. Ma è troppo “chiaro”, e i suoi capelli sono troppo lisci. Come farlo passare per Nero? Già! Il fatto che lui si senta Nero non significa alcunché. (Tutt'al più è un creolo). Dunque? Jeffries non si scoraggia: „Con un po' di cerone sarò meno chiaro e i capelli li camufferemo con l'ondulazione e sotto un bel cappellaccio“. è il 1937: esce „Harlem on the Prairie“. Un successo senza precedenti! Per l'occasione Herb cambia nome in Herbert Jeffrey. Nei due anni a seguire ecco „Two Gun men from Harlem“ e „The Bronze Buckaroo“ (evidente il richiamo all'eroe bianco del momento, Buck Jones), quindi è la volta di „Harlem Rides the Range“. Herb diventa così il primo grande eroe del West cinematografico per tutta una generazione di giovani Neri, quella stessa generazione che, dieci anni dopo, tra i Quaranta e i Cinquanta, crescerà ascoltando e suonando be-bop e scoprirà l'Africa e l'Islam, finché - organizzata e visibile – si batterà per ottenere tutti quei diritti che l'America Bianca ha sempre negato ai figli degli schiavi africani. Ovviamente, quasi tutte le canzoni che Herb canta nei quattro film, sono state composte da lui stesso. |
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“Chi ti credi,
Al Jolson?”: così lo aveva apostrofato, ma con amicizia e simpatia, il
grande Duca, già al loro primo incontro a Chicago.
Nel 1940-41 eccolo incidere con il sassofonista Sidney Bechet (1897-1959), ma soprattutto eccolo, per un triennio, con il geniale Duke Ellington, che da poco è stato lasciato, dopo oltre dieci anni di fortunatissimo sodalizio, dal cantante cieco Al Hibbler (1915-2001) ed ha bisogno di un vocalist carismatico per fronteggiare la Band di Earl Hines, forte di Mr.B (Eckstine), mentre Count Basie (1904-1984) vanta Jimmy Rushing (1901-1972) e in talune occasioni Billie Holiday (1924-1959). Con il Duca, Herb incide e suona nelle Ball Room. A proposito del rapporto tra i due, o meglio della felice influenza che il compositore ha sul cantante, Jeffries ricorda che “quest'uomo in tale misura mi hasempre ispirato che a oltre quarant'anni, sebbene già ricco e famoso, ripresi ad andare a scuola per terminare le medie superiori che non avevo potuto neppure frequentare, quant'ero povero“. |
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Flamingo |
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Siamo nel 1941, il gigantesco cantante di Detroit (poco
meno di 1,90), più che Nero, sedicente Nero (in questo ci ricorda il
clarinettista jiddish, Milton Mezz Mezzrow, 1899-1972, autore del primo
libro sul mondo del jazz visto dall'interno – Really The Blues, del 1946
– il quale, pretese dalle autorità di New-York di scrivere sui suoi
documenti, alla voce razza - „Negro“) durante un'esibizione viene
avvicinato da un tizio, goffo, timido, che gli porge uno spartito
pregandolo, con accento francese, di farlo leggere a Ellington. Herb lo
fa. Duke lo passa al suo pianista e arrangiatore Billy Strayhorn. |
FLAMINGO |
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Nell'immediato dopoguerra Jeffries
raffredda un tantino i suoi rapporti con la musica, sebbene sarebbe invece il
momento di darci dentro: non solo la gioventù USA, ma tutto il mondo vuole
cantare, ballare, divertirsi, dimenticare gli orrori dei sei anni di guerra da
poco alle spalle. C'è da dire che per lungo tempo sarà lontano da tutto e da
tutti a causa di un incidente aereo. Resta in vita, ma a pezzi. Si salva, pare,
perché – avendo conosciuto il guru bengalese Paramahansa Yogananda (1893-1952) –
si cura attraverso, diciamo così, procedimenti spirituali, preghiere. è questo
un momento della sua vita, in cui Herb abbraccerà, e ci rimarrà per sempre, il
mondo dello yoga e della spiritualità indiana.
Herb incide, quasi per dovere di firma.
Lo fa con la band del sassofonista Lucky Thompson e con l'Orchestra di Russ
Garcia. Ma apre pure due Night club: uno a Los Angeles (Black Flamingo) e uno a
Parigi, dove si reca ininterrottamente per un decennio (The Flamingo). Canta
anche con Tommy Dorsey...
La sua fama è sempre alta, al punto che
nel 1950 esce un album in cui è in coppia (separata) con Sarah Vaughan, già
diventata “terzo polo” canoro, dietro alla Holiday (1915-1959) e la Fitzgerald
(1917-1996). Gira anche alcuni film, episodi di serial televisivi e documentari.
Inoltre, inizia ascrivere: sceneggiature, ma anche poesie.
Nel 1967 scrive e dirige il suo unico film: „Mondo depravato“. Tra l'altro, è
l'anno del divorzio dalla sua terza moglie, protagonista femminile della
pellicola: Tempest Storm (1928), nota per avere „il più bel davanzale di Las
Vegas“: frasetta ipocrita e perbenista che sta per dire che aveva un paio di
tette da urlo! La Storm è una travolgente stripteaesette e cantante-cabarettista
burlesque che per mezzo secolo ha regnato sulla città dei casinò, ed ha fatto
impazzire il gotha hollywoodiano. Con Herb rimase oltre otto anni: amore (e
sesso) travolgente! E una figlia.
A proposito di vita familiare, Herb ha avuto cinque o sei mogli (le biografie
sono fumose, lui pure...). Ha numerosi figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti:
è trisnonno.
Le presenze musicali dagli anni Cinquanta si fanno più rade – l'avvento del R&R
e del R&B ne assottigliano l'uditorio, come succede per tanti altri grandi,
inoltre sono anni di ritorno di fiamma del razzismo e del segregazionismo. Da
qui, anche da qui, l'apertura di un nuovo fronte di interessi per questo artista
a tutto campo: la lotta per i diritti civili degli Afroamericani e di tutti i
“camaleonti” come lui.
„Sono nato in pieno odio razziale e nella segregazione, alla fine ho visto
sedere sulla poltrona di Lincoln un Nero. Non ci sono milioni che mi potrebbero
ripagare di quanto ho vissuto“: ha detto recentemente, quando oramai è
considerato un monumento vivente – d'altronde a quasi un secolo di vita, lucido
come un ventenne, continua a cantare. E a incidere. Nel 1978, forse spinto
indirettamente da Billy Eckstine, del quale era uscito un doppio album dal
titolo "The MGM Years": Dieci anni di successi trai Quaranta e i Cinquanta”,
registra un album contenente numerosi hit di due dei suoi più noti colleghi e
concorrenti del passato. Il titolo è: If I Were the King – I Remember the Bing,
allusione a Nat King Cole (1919-1965) e Bing Crosby (1903-1977). Ma poi ci sono
canzoni portate al successo dal già citato Mr. B, Perry Como (1912-2001), Tony
Bennet (1926, che lui aveva lanciato, come fece con Pearl Bailey, 1918-1990, e
Harry Belafonte, 1927).
Nel 2000 ha dedicato un album al Duca: „Duke and I“, in cui canta i pezzi che
eseguiva con la band del geniale Bugiardo di Washington. Qualche anno prima,
l'Amministrazione Clinton lo ha proclamato „National Tresaure“; quella retta da
Bush, per non essere da meno, nel 2004, gli dedica una serata alla Casa Bianca,
alla presenza del quartier Generale politico dell'Establishment statunitense,
con un Colin Powell, commosso: „Da bambino ero orgoglioso – gli ha detto –che
anche noi Neri avessimo il nostro eroico cow-boy“.
Gli anni Duemila gli portano tante altre soddisfazioni. I suoi film
western-musicali e il suo personaggio (Bob Blake) entrano nei musei nazionali
dedicati alla cinematografia sul Far West e ai cow-boy (cosa di cui noi europei,
vecchi scettici, un po' ridiamo,ma per gli statunitensi si tratta della loro
storia, romanzata, ma storia). Egli stesso riceve gli onori che in altri anni
avevano premiato i Gary Cooper, Randolph Scott, John Wayne, James Stewart,
Gregory Peck). Tra queste onorificenze non puo' mancare la Stella sul Boulevard
di Hollywood.
Chi è/è stato Herb Jeffries? Di sé ha
detto: "I belong to the human race. We all do. I'm a chameleon. I can do
anything I want”.... Lo ha dimostrato.
Che voce aveva, ha? I documenti sonori non mancano. Mr. Flamingo ha inciso
con varie label, tra cui: Columbia, Victoria-RCA, Mercury, Decca, MGM.
Che voce aveva? Dire “bella” è dire poco.
Dire “come pochi”, anche. Siamo nelle altissime sfere. Laddove siedono Eckstine,
Hartman, Crosby, Armstrong, King Cole (un poco più sotto, Sinatra). Come nel
calcio: a chi piace Pelè, a chi Di Stefano, a chi Cruiff o Maradona. Siamo
comunque nell'empireo...
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Curiosità: L'album “Fleur” di Franco Battiato contiene una canzone scritta da Herb Jeffries: J'entends Siffler Le Train |
Piuttosto che pubblicare una discografia completa, forzatamente infarcita di edizioni fuori catalogo e spesso introvabili, preferiamo pubblicare l'elenco degli album storici di Herb Jeffries disponibili su iTunes, spesso a prezzo proporzionale (ma perché i contenuti sono in mono e con un udibile autentico fruscio "vintage"). Quelle che compaiono su Allmusic, Wikipedia, Discogs, Yahoo Music e simili sono peraltro parzialissime e con titoli spesso non più reperibili.
Herb Jeffries Volume 1 (brani di vari periodi)
Jamaica (le canzoni composte da Jeffries per
il musical Calypso Joe del 1957, ovviamente ambientato in Giamaica, album molto
interessante: per saperne di più si può leggere la buona recensione su iTunes)
Nat King Cole Songbook (interpretazioni di
diversi brani molto noti di Cole)
I Remember The Bing (Edizione originale)
I Remember The Bing (Rieditato 2005)
If I Were King (interpretazioni di diversi
brani molto noti di Nat King Cole)
What's New (un greatest hits del 2007)
Croons The Hits (altra greatest hits del
2009, con 18 brani)
Ovviamente, per ascoltare Herb Jeffries c'è anche YouTube. Ecco alcuni video selezionati tra quelli disponibili sul portale.
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"Flamingo" con la Duke Ellington Orchestra |
Performance in un festival jazz nel 1989. |
Da "Two Gun Man From Harlem" 1938 |
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Note |
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© Sandro Damiani per Musica & Memoria - Gennaio 2010 / Riproduzione anche parziale della monografia non consentita |
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