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La distribuzione digitale della musica |
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Lo
sfruttamento economico di un'opera di ingegno vede il concorso di tre soggetti: il creatore,
il mediatore e il distributore.
Nel caso della musica il creatore è l'autore e/o
l'interprete, il mediatore è il detentore dei diritti, quindi l'editore,
la casa discografica o l'associazione
(es. SIAE) alla quale il creatore vende o affida i diritti di copia,
non potendoli gestire in proprio a causa della complessità e vastità del
mercato, il distributore è rappresentato
dal canale attraverso il quale il prodotto
è venduto sul mercato, il mezzo di distribuzione
è il supporto fisico (es. CD) o immateriale (es. file) sul quale il contenuto
musicale è replicato. |
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Lo spartito / La registrazione del suono / La stereofonia e l'alta fedeltà / Il disco fonografico, dal 78 al 33 giri / I supporti alternativi: Stereo8 e cassette / Il supporto digitale: il CD / I nuovi supporti: SACD, DVD-Audio, Dual Disc / I canali di distribuzione |
La compressione MP3 / Lo scambio peer-to-peer di musica (P2P) / Download digitale legale / iTunes + iPod / Gli altri sistemi di digital download / Download digitale compresso, in qualità CD o in alta definizione |
La registrazione del suono / Le musicassette / Il masterizzatore e il suo uso non previsto / Piccola storia della duplicazione non autorizzata / La duplicazione per mezzo di Internet: la compressione MP3 e la copia peer-to-peer (P2P) |
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La distribuzione su supporto immateriale (distribuzione digitale) |
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La rete globale Internet è nata negli anni '70 per condividere e scambiare informazioni testuali o strutturate (dati) secondo i tre classici metodi:
La possibilità di scambiare informazioni costituite da immagini, e poi da musica e da filmati (e infine film interi) è andata di pari passo con la disponibilità di banda trasmissiva (velocità di trasmissione dati) e di tecniche di codifica sempre più efficienti (compressione) delle informazioni. Nel campo della musica è stata decisiva la invenzione di una tecnica di compressione, definita nell'ambito del comitato MPEG (Motion Pictures Expert Group): in particolare, la tecnica di compressione MP3 per l'audio digitale, elaborata dal ricercatore italiano Leonardo Chiariglione (1994). Lo standard MP3 è stato il mezzo principale attraverso il quale internet è potuto diventare un canale di diffusione anche per la musica, in parallelo al costante aumento di larghezza di banda (velocità della linea) consentito prima dai modem V90 a 56K e poi dall'ADSL (in Europa) o dal DSL (cable modem) in USA. Internet diventava un canale alternativo per la diffusione, e quindi per la conoscenza della musica, e anche un potenziale canale per la distribuzione su un supporto immateriale (un file). |
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Un brano in codifica PCM su CD ha una dimensione di 40-45 MByte, richiede quindi una velocità di trasmissione molto elevata (nell'ordine dei Mb) per essere trasmesso su Internet in tempi ragionevoli. Con la tecnica MP3 può essere compresso fino ad 11 volte ed oltre, passando ad una dimensione di 3-4 MByte. Con questa dimensione è possibile la trasmissione anche via modem a 56K, e con ADSL/DSL un file può essere scaricato (download) in pochi minuti. Il fattore di compressione 11:1 (128Kbps), il più popolare, consente un buon compromesso tra perdita di qualità, ancora accettabile, e necessità di banda. |
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La comunità Internet ha adottato subito con entusiasmo la compressione MP3, e sono sorti numerosi siti (il più popolare si chiamava proprio MP3.com) che mettevano a disposizione gratuitamente canzoni in formato compresso, da scaricare. Una violazione abbastanza evidente dei diritti di copia, che ha allarmato non poco le majors, ma che non aveva ancora carattere di massa, ed era in qualche modo limitata dalla banda (molti utenti erano ancora a 56K) e dalla disponibilità limitata di brani. |
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La svolta si è avuta con la idea di un liceale americano, Shawn Fenning (il cui nickname era Napster, appunto), che alla fine degli anni '90 ha elaborato un semplicissimo sistema per l'interscambio di file di qualsiasi tipo, Napster (assemblando e rendendo praticabili, ancora una volta, idee di altri). Un canale cosiddetto peer-to-peer (P2P, scambio alla pari, in quanto metteva in connessione diretta chi cedeva un file (upload) e chi lo acquisiva sul proprio computer (download)). |
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Con Napster ogni utente metteva a disposizione il proprio catalogo di brani musicali (da qui l'altro termine per definire il nuovo sistema: file sharing); il catalogo era all'origine ottenuto in modo legale (elaborando i propri CD con programmi di compressione disponibili gratuitamente in rete, chiamati ripper, come il popolare dBPowerAMP). Col tempo l'archivio di ogni utente Napster si arricchiva con i file scambiati con gli altri utenti, e poteva diventare sorgente di rilancio per ancora altri utenti, con una crescita in progressione geometrica del "catalogo" generale di Napster. |
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La evasione dei diritti di copia era evidente, ma non così netta come nei casi classici di pirateria informatica e di CD (o cassette) contraffatte: chi cedeva la musica l'aveva (di solito) regolarmente acquistata, e non traeva alcun vantaggio economico dall'operazione. Inoltre, quella che veniva messa a disposizione non era l'opera originale acquistata, ma una sua copia compressa, e quindi teoricamente parziale (nella usuale compressione MP3 a 128Kbps circa 10 parti su 11 della codifica binaria PCM di una canzone sono eliminate) e comunque di minore qualità, non in grado, sempre teoricamente, di sostituire l'originale. |
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La perdita di qualità era però un problema solo per rari appassionati di alta fedeltà, e non era assolutamente un cruccio, e forse neanche avvertita, dalla massa preponderante degli utenti Napster. |
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Per le case discografiche l'argomento qualità era del tutto ininfluente e hanno di conseguenza intrapreso da subito la via legale. Per i motivi sopra accennati, e anche per il momento storico (si era in pieno boom di Internet e della new economy) le cause intentate a Napster non hanno avuto un percorso rettilineo. Fenning e i suoi finanziatori si sono difesi strenuamente e alla fine una delle major, la BMG, ha tagliato la testa al toro acquistando il marchio, il sito e tutta la società per rilanciarlo teoricamente in modo legale. Così erano contenti tutti, le case discografiche e anche finanziatori ed ideatore di Napster, che realizzavano un discreto profitto dall'idea avuta. |
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In realtà l'obiettivo era, banalmente, di spegnere questa pericolosissima minaccia ai profitti di tutti gli operatori del mercato della musica, ed infatti la BMG ha venduto dopo poco tempo il marchio a un operatore del mercato della musica digitale (la Roxio) che ha poi trasformato Napster in un portale per la vendita di musica via Internet (Napster 2.0), una cosa quindi che ha legami pressoché nulli con il precedente sistema P2P e riutilizza soltanto il fortunato marchio dell'originale. |
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La tecnologia che stava dietro al P2P di Napster non era però affatto esclusiva, e molti altri programmatori nel vasto mondo di Internet si sono lanciati a produrre sistemi alternativi (Kazaa, Morpheus, Winmx, eDonkey, Direct Connect, LimeWire, eMule ecc.), meno facilmente individuabili e quindi più difficilmente attaccabili per vie legali (localizzati in paesi fuori dalla competenza della giustizia USA, delocalizzati) e anche più efficienti (Napster per esempio non consentiva neanche il recupero in caso di interruzione della copia). Così il P2P è rimasto ed ha costituito anche, ormai tutti lo riconoscono, la principale attrattiva di Internet per gli utenti privati, e soprattutto la principale molla per il passaggio alla connessione ad alta velocità ADSL, soprattutto da quando sono divenuti disponibili interi film in formato DiVX (l'equivalente di MP3 per il cinema) con grande gioia dei gestori di telecomunicazioni, e molta meno dei detentori dei diritti. |
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La distribuzione della musica e delle opere cinematografiche via Internet è iniziata quindi in modo spontaneo, non per scelta delle case discografiche e in generale dei detentori dei diritti. Questi soggetti economici sono intervenuti solo dopo che questo sistema di distribuzione al di fuori delle regole si era ampiamente diffuso a livello mondiale, partendo dai paesi più sviluppati e quindi con maggiore diffusione di Internet e di connessioni ad alta velocità. La prima risposta è stata di contrasto legale, quindi con cause intentate ai vari siti che in vari modi distribuivano la musica o i film e agli utenti che li utilizzavano, e questa azione è continuata incessantemente, come è comprensibile. In parallelo sono nati i tentativi di proporre sistemi di distribuzione legale, o realizzati ex-novo dagli stessi detentori dei diritti, o legalizzando o sponsorizzando in vari modi servizi già esistenti. I metodi di pagamento per la distribuzione legale che sono stati adottati sono in parte derivati da quelli dell'editoria e sono sintetizzati in tabella.
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Il calo del mercato per la distribuzione su supporti fisici |
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Nello stesso arco di tempo nel quale si diffondeva in Internet la diffusione non legale della musica l'industria del settore ha sperimentato una forte e continuata flessione delle vendite dei supporti fisici, ed in particolare del principale (e poi quasi unico) tra essi, il CD. Nella sezione dedicata al mercato della musica sono contenuti e dati commenti sull'andamento del settore. |
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I due fenomeni sono sicuramente correlati ma non è detto che il calo sia dipeso solo dalla distribuzione illegale. In ogni caso, non potendo contrastare in modo totale questo fenomeno, per le case discografiche è diventato essenziale creare un mercato di distribuzione legale della musica via Internet. |
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Nonostante ciò, i tentativi all'inizio sono stati parziali e incerti, e di esito commerciale minimo, frenati completamente dal timore di mettere in rete loro stesse, le case discografiche, i materiali musicali che poi avrebbero alimentato il P2P. |
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Fino all'arrivo di un player esterno e inaspettato, che ha trovato la chiave giusta per creare un mercato reale ed effettivo, nonché quasi universale, per la distribuzione della musica via Internet. |
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Il nuovo attore e motore del nuovo mercato è ovviamente la Apple, con l'accoppiata tra il lettore portatile iPod e il portale iTunes. Una intuizione geniale del fondatore della Apple Steve Jobs che ha rilanciato la compagnia americana, dando il via ad un rapida affermazione che ne ha fatto la prima società al mondo nel settore della tecnologia informatica. |
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Un successo che è arrivato nel tempo, ma in tempi rapidi, e che non è dipeso solo dall'azione di contrasto legale portata avanti con qualche efficacia, soprattutto in USA, da parte delle associazioni tra le case discografiche, azione che pure ha avuto una sua importanza. |
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Per capire i motivi del
successo di iTunes occorre anzitutto partire dallo scopo, dove
la distribuzione porta la musica. |
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Se si parte dalle singoli canzoni: recuperare la scaletta del disco (per esempio su AllMusic o su freedb.org) e poi trovare e scaricare tutti i brani |
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Se si parte dal disco completo: recuperare la scaletta (da freedb.org) o il file di descrizione (.cue) e utilizzare un software "cutter" per separare i brani |
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Ricostruire il disco, ovvero, masterizzare il CD |
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Ricostruire la copertina (recuperandola o creandone una ad hoc), stamparla e applicarla al CD |
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Una serie di operazioni
che richiedono un tempo non indifferente, anche superiore ad 1-2 ore, per
ottenere alla fine un CD che può anche essere esteriormente simile
all'originale, ma solitamente a qualità ridotta, se derivato da originali
compressi. Ancora più penalizzata la situazione nel caso di scarico a pagamento, ad 1 € circa a brano un CD costerebbe più o meno come al negozio, e in più ci sarebbe la riduzione della qualità ed il tempo di produzione. Anche nel caso in cui siano disponibili gli album completi (venduti solitamente a 10 € circa) occorre considerare il tempo e i costi per la creazione della copertina, e la alternativa rappresentata dalle continue offerte a prezzo scontato e dal mercato dell'usato con distribuzione via Internet. |
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Dove la distribuzione digitale è vincente è nell'uso in mobilità. Qui lo scopo è creare, in tempi brevi, e senza fatica e competenze particolari, una compilation personalizzata da ascoltare con un lettore portatile o in macchina. In questo caso partire dai dischi completi può essere una limitazione, una perdita di tempo e un aggravio di costo. Anzitutto bisogna avere in casa un ampio catalogo di dischi, selezionare tra essi le canzoni (e quindi potremmo aver comprato più canzoni di quelle che realmente ci servono), creare un disco con il masterizzatore (se si vuole creare un CD fisico) oppure comprimerle e quindi trasferirle dal PC al lettore (se il target è un lettore MP3 portatile). |
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Ben diverso il servizio
che si può avere con la distribuzione digitale. Intanto un catalogo enormemente
più vasto (al limite, a regime, comprendente tutta la musica) e poi un processo
che può essere chiuso in due passi: |
iPod Mini |
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Senza contare che, in più, la compilation (o playlist) può essere archiviata sul portale e richiamata in seguito (con una funzione di sincronizzazione), che possono essere scaricati anche libri parlati, lezioni di lingue, repliche di trasmissioni radio, possono essere consultate le compilation fatte da altri, magari da noti musicisti (un buon modo per scoprire musica inconsueta), e che il lettore portatile non è vincolato agli 80 minuti del CD, ma può contenere ore o giorni di musica (in continua crescita con la estensione continua delle capacità di memoria. |
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Questo è
precisamente il servizio che viene fornito da iTunes
di Apple: in modo perfettamente legale, molto più comodo che con i tipici
sistemi P2P (niente code di ore o giorni per il download, niente sorprese
sulla qualità o sul contenuto), con un impegno economico limitato,
l'utente del servizio può caricare il suo iPod
della musica necessaria per la giornata. |
| Apple IPod |
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Gli altri sistemi legali di distribuzione della musica su Internet |
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iTunes non è ovviamente l'unico sistema
esistente al mondo per la distribuzione della musica in formato digitale
(digital download) utilizzando la rete Internet. Ce ne sono molti altri
e il portale dell'associazione mondiale tra i discografici (IFPI) ne
elenca un grande numero.
- contiene la gran parte del catalogo
mondiale di musica, sia in senso temporale, sia per etichette; |
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I sistemi alternativi, i principali dei quali sono Rhapsody, MusicMatch, Zune e Napster 2.0, in maggioranza basati sul sistema dell'abbonamento, non sono disponibili per tutti i paesi, e in particolare non sono disponibili in Italia, per scelte delle case discografiche, legate sempre ai timori di contagio con il mondo della distribuzione illegale. |
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Download digitale compresso, in qualità CD o in alta definizione |
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Il download digitale è nato compresso, come abbiamo visto, e anche quando è stato ricondotto nell'alveo della legalità compresso è rimasto. Oltre al vantaggio rappresentato dal minor tempo necessario per scaricare i brani o gli album, i formati di compressione consentivano anche di introdurre protezioni (DRM: Digital Rights Management) orientate a prevenire le copie successive o la distribuzione via rete della musica comprata. Così è stato per esempio per iTunes, che ha adottato una variante migliorativa dell'MP3, il MPEG-4, aggiungendo un proprio sistema proprietario DRM e chiamando il nuovo formato AAC (Advanced Audio Coding). Il livello di compressione standard in iTunes è stato fissato in 128 Kbps, con una qualità superiore a quella dell'equivalente livello con MP3, ma in seguito è stato offerta in alternativa la possibilità di acquistare una consistente parte del catalogo in qualità superiore (iTunes Plus), ovvero a 256 Kbps. Con questo livello di compressione per la musica più semplice la qualità percepita è molto vicina a quella del CD. |
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Gli altri portali per la distribuzione della musica alternativi ad iTunes utilizzano invece in genere il sistema di codifica proposto da Microsoft, WMA (Windows Media Audio), ovviamente dotato di un proprio DRM, che ha caratteristiche di qualità simili al AAC. |
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La continua crescita della velocità disponibile per le connessioni ha però reso nel tempo sempre meno importante il problema delle dimensioni dei file da scaricare ed è possibile da tempo senza problemi la distribuzione via Internet anche in formato non compresso, preservando quindi in pieno la qualità dell'originale, eventualmente facilitando le operazioni di download con una compressione lossless, ovvero senza perdita. A questo scopo sono stati messi a punto sistemi di codifica lossless da parte della stessa Apple (ALAC: Apple Lossless Audio Coding) e Microsoft, con una delle opzioni del WMA. Oltre ad un formato indipendente e open source che si è rapidamente affermato a livello mondiale, il FLAC (Free Lossless Audio Coding) |
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I portali collegati alle case
discografiche principali, le majors, alla data dell'ultimo
aggiornamento di questa pagina, non propongono ancora materiale
audio in qualità CD e meno che mai in alta definizione, né sono stati
resi noti programmi di incremento della qualità. Sono però attivi già
dalla seconda metà degli anni zero alcuni portali indipendenti o
collegati a case discografiche minori che propongono in modo legale
musica non compressa, anche in alta definizione e con audio multicanale,
in maggioranza adottando il modello della vendita piuttosto che quello
dell'abbonamento. |
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Ulteriori commenti e informazioni sul download digitale nella pagina di approfondimenti. |
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© Alberto Truffi - Musica & Memoria / 2003 - 2012 / Ultimo aggiornamento: Aprile 2012 |
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