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Radio Montecarlo (RMC) |
Uno dei protagonisti della radiofonia italiana nel periodo d'oro delle radio libere, Pier Maria Bologna, ha gentilmente messo a disposizione di Musica & Memoria e dei suoi visitatori il suo prezioso bagaglio di ricordi. Che inizia dagli anni passati a Radio Montecarlo, ovvero RMC, la prima radio privata per orecchie giovani che, assieme a Radio Capodistria, si affacciava nell'etere italiano all'inizio degli anni '70, rimanendo poi un modello per la maggior parte delle radio libere che sarebbero esplose nel 1975-'76.
Come sei approdato a Radio Montecarlo? |
«Aveva, da poco, cominciato a correre il
1973.
L'anno prima avevo superato l'esame di stato per l'iscrizione all'albo dei
giornalisti ottenendo, come primo esito, il licenziamento dalla testata in cui
lavoravo ( il contratto da professionista costava troppo ). Cominciai a propormi
altrove, ma senza conoscenze e, soprattutto, con una provenienza politica di
destra, non trovai nessun direttore disposto ad investire su di me salvo un paio
di sostituzioni per ferie al Giornale d'Italia e al Globo.
L'occasione della svolta fu la notizia che la Rai stava per fare i provini per
la conduzione di un programma per la TV dei Ragazzi che l'anno precedente era
stato affidato a Claudio Lippi.
Il programma era intitolato Ariaperta e si
svolgeva in forma itinerante proponendo giochi e gare tra squadre di ragazzi
delle scuole medie di tutt'Italia, insieme con brevi annotazioni turistiche e
folcloristiche.
Superai il test anche grazie al fatto che sapessi strimpellare la chitarra per
accompagnare i canti tradizionali delle diverse località toccate.
Tra le mie passioni, per inciso, ci sono la musica ed il canto (ma questa è
un'altra storia) e colsi al volo anche l'occasione per proporre la sigla del
programma, scritta con De Gregori e Venditti ed intitolata "Biciclette fiori e
nuvole".
Come partner femminile candidai una mia amica monegasca,
Barbara Marchand (il cui vero nome era Josianne e, quando conducevamo
insieme Ariaperta, si faceva chiamare Barbara Cannarsa, dal cognome del primo
marito) che avevo frequentato per
anni nelle vacanze estive in quel di Limone Piemonte sulle alpi Marittime
(all'epoca abitavo a Sanremo). Lei aveva iniziato a collaborare con Radio Montecarlo (italiana) grazie al fatto di essere bilingue.
Conclusa l'esperienza di Ariaperta, chiesi a
Barbara di presentarmi a Noel Coutisson,
storico direttore dell'emittente, il quale mi sottopose ad un provino mettendomi
a disposizione una decina di dischi ed un microfono. "Sentiamo cosa sai fare",
mi disse in francese.
Come per la televisione, era la mia prima volta in assoluto. Puoi immaginare
l'agitazione e l'emozione. Mi proposi in totale spontaneità immaginando di avere
di fronte un gruppo di amici a cui confidarmi anche se mi batteva forte il
cuore.
A fine provino, senza indugi, Coutisson mi disse di ripresentarmi il lunedì
successivo per andare in onda: 500 franchi al mese (un pasto al ristorante
costava 50 franchi !). Cosa non si fa per la passione ! Cominciava così il mio
esordio nel mondo della radio.»
Era già una radio nota e ascoltata in Italia quando collaboravi alla emittente? |
«Era di sicuro la radio (non Rai)
più conosciuta dal pubblico giovanile soprattutto nel centro e nel Nord-Ovest
d'Italia. Il suo segnale in onde medie illuminava bene Liguria, Toscana, parte
del Piemonte ... Da Roma, per sentirla facevo acrobazie con l'antenna, ma i
risultati erano mediocri.»
Chi hai conosciuto delle celebri voci di Radio Montecarlo? Herbert Pagani? L'olandese volante? |
«Li ho
conosciuti tutti . In particolare Pagani era già una star e conduceva un
programma sponsorizzato dalla Muratti Ambassador. Oltre a Barbara Marchand,
Awana Gana era uno degli animatori insieme con
Antonio Devia,
Luisella Berrino (storiella da raccontare, forse),
Robertino Arnaldi,
Liliana Dell'Acqua, Riccardo Heinen.
Un'altra star era Ettore Andenna che veniva
in radio, registrava e spariva...
Federico Van Stegeren (noto come
l'olandese volante) comparve nel maggio/giugno
del 1974 proveniente (raccontava lui) da una radio (Veronica?)
che trasmetteva in acque internazionali al largo dell'Inghilterra. Assistetti al
suo provino e si notava subito che aveva dimestichezza con il microfono e con il
cursore del volume. Il livello della musica, infatti, lo gestivamo direttamente
per entrare ed uscire sul finire dell'intro o sui passaggi orchestrali: vietato
entrare sul canto! Anche l'intonazione e l'impostazione della voce denotavano
un'esperienza "americana" ...»
Di cosa ti sei occupato a Radio Montecarlo? Per quanto hai lavorato alla radio? |
«Ho iniziato conducendo un
programma pomeridiano intitolato I dischi per gli amici,
antesignano dei programmi di dediche divenuti, in seguito, un must delle radio
private italiane. Da notare che "i dischi per gli amici" erano incentrati
sulle richieste (per corrispondenza ) inviate dagli ascoltatori. Ancora non
esistevano i contatti telefonici diretti.
Tutti gli animatori ruotavano nelle diverse fasce orarie a seconda della
versatilità e delle esigenze interne.
Ho lavorato a radio Montecarlo poco meno di un anno, finché non mi frantumai un
ginocchio facendo un salto di tre/quattro metri e cadendo malamente: menisco e
legamento crociato rotti. Tornai a Roma e iniziai a lavorare come caporedattore
a Nuovo Sound.»
Come avvenivano le scelte musicali? C'era veramente un influsso diretto da parte delle case discografiche? |
«Se non
ricordo male, a parte i dischi che venivano richiesti nelle lettere dagli
ascoltatori per le dediche, la scaletta musicale era decisa a monte sulla base
di criteri nazional-commerciali: un brano francese, uno in inglese, uno italiano
e molti indicati dalla promozione delle case discografiche che, probabilmente,
comperavano gli spazi di messa in onda. Mi sembra di ricordare, ma non ne sono
certo, che in quel periodo della scaletta si occupavano
Riccardo Heinen e
Roberto Arnaldi.»
Hai qualche storia da raccontare, che hai vissuto partecipando allo sviluppo della importante emittente monegasca? |
«Tante, a
cominciare dal fatto che gli animatori erano, in parte, spersonalizzati. Non si
poteva usare il proprio cognome al punto che Awana Gana [all'anagrafe Antonio
Costantini (?) da Venezia] decise di chiamarsi così perché esisteva già un
Antonio (Devia) nel cast della radio. Awana l'ho reincontrato a Roma a distanza
di molti anni quando, alla ricerca di reingaggi in Rai, collaborava con
Radio Dimensione Suono. Federico, invece l'ho
ritrovato a RTL con cui ho collaborato
alcuni mesi nel 1995. Credo che sia ancora lì.
Antonio Devia forse è in pensione, dopo essere riuscito ad entrare in Rai al TG
regionale della Liguria (lui è di Imperia) come giornalista pubblicista. Quando
mi trasferii a Montecarlo mi subaffittò il suo appartamento proprio di fronte
alla radio (250 franchi al mese) perché lui conviveva con Liliana Dell'Acqua
nell'appartamento di lei, due piani sotto. Con quello che guadagnavo non potevo
permettermi di fare due pasti al giorno e così alternavo "pasti" a base di pane
e formaggio con quelli che scroccavo alla coppia Devia/Dell'Acqua ... Ho poi
avuto modo di ricambiare Antonio aiutandolo a diventare giornalista presso
l'ordine di Roma.
Più mi induci
a ricostruire quel periodo e più mi vengono in mente dettagli ... però qui
rischio di scrivere un romanzo!
Per il momento mi fermo. Il seguito alla prossima puntata, su
Radio Elle ...
»
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© Musica & Memoria Marzo 2008 (L'adesivo di Radio Montecarlo a Bologna, degli anni '70, è tratto da www.radiomarconi.com ) |
