
I
coordinati Hi-Fi sono alta fedeltà?
No. Anche se i componenti sono più o meno gli stessi e possono
avvicinarsi in alcuni parametri e produrre un ascolto piacevole in alcuni casi,
non consentono una riproduzione di un evento dal vivo, soprattutto per la
impossibilità di raggiungere una adeguata dinamica.
L'alta
fedeltà costa un sacco di soldi?
No. Il costo sale in modo asintotico solo se si vogliono raggiungere i
livelli più alti in alcuni parametri (soprattutto dinamica e riproduzione delle
frequenze basse). Un investimento da 1500 € circa già consente di ascoltare
in alta fedeltà un concerto acustico e con buona approssimazione musica
sinfonica o un concerto rock.
Un
esempio di impianto base?
Marche e modelli cambiano spesso, si può dare solo solo una
indicazione di massima, comunque 250 € per un lettore di CD (Marantz,
Rotel,
NAD), 500 € per l'amplificatore (Rotel, NAD,
Arcam), 500 € per i diffusori (Kef,
Bowers & Wilkins,
Chario), 150 € per i cavi CD e casse, 100 € per il
supporto delle casse, possono essere l'ordine di grandezza per un impianto base. Le marche citate
sono alcune di quelle che, pur essendo realtà industriali, spesso con fabbriche
in oriente, hanno una buona reputazione di qualità. Per modelli specifici e
prove si rimanda alle fonti citate. (Settembre 2003)
E
fino a quanto può costare un impianto Hi-Fi?
Lasciamo perdere.
Qual
è il componente che costa di più ed è più difficile da mettere a punto?
La casa. Per una corretta riproduzione è necessario avere un
ambiente di almeno 20 mq, con spazio libero davanti alle casse, e la
possibilità di posizionare le stesse casse come minimo ad un metro o poco meno
dalle pareti laterali e posteriori. È evidente che non sempre questo è
possibile. In questo caso si potrà comunque intervenire in vari modi ed ottenere
comunque una riproduzione piacevole, anche se non ottimale.
Tra
gli altri componenti qual è il più critico?
Praticamente tutti allo stesso modo. Il lettore CD o in generale
la sorgente deve fornire
un segnale al resto dell'impianto, se è carente in alcuni parametri i componenti a valle
non potranno migliorarlo, ma solo introdurre altre alterazioni, l'amplificatore
deve svolgere molti compiti complessi e deve tipicamente ricorrere a soluzioni
di compromesso tra molte esigenze, le casse hanno il compito più difficile e
sono (almeno fino a livelli di prezzo molto elevati) il componente meno lineare,
cioè quello che introduce più alterazioni (e per il quale si possono sentire
maggiori differenze tra vari modelli).
I
componenti invecchiano?
Il lettore CD e in generale tutti i componenti per l'audio
digitale sono interessati da continue evoluzioni tecnologiche, quindi
tendono ad "invecchiare" e non sono molto commerciabili, se non per
modelli di fascia alta, le casse acustiche hanno una evoluzione tecnologica più
lenta e, se di marca conosciuta, mantengono abbastanza bene nel tempo il loro
valore, l'amplificatore si pone in una via di mezzo.
Perchè i componenti di un impianto sono spesso di marche diverse? Gli impianti
mono-marca sono inferiori?
Esistono alcune marche di alto livello che sono specializzate in specifici
componenti, e non tutte le marche producono tutti i tipi di componenti. In
particolare esiste una divisione abbastanza netta tra ditte specializzate nella
produzione di diffusori (o casse acustiche) e ditte specializzate nella
produzione di elettroniche. Alcune ditte di elettroniche hanno anche la loro
gamma di diffusori, ma ben poche tra le ditte specializzate in diffusori hanno
la loro linea di elettroniche.
Quindi è abbastanza comune che diffusori ed
elettroniche siano alla fine di marche diverse. La maggior parte delle ditte di
elettroniche, le eccezioni sono poche e nell'alto e altissimo di gamma,
producono sia sorgenti (lettori CD) sia amplificatori, integrati o a due telai.
Non esiste un motivo perché le elettroniche (lettore CD e amplificatore) siano
di marche diverse. Anzi, proprio perché progettate e messe a punto da un solo
fornitore, l'interfaccia dovrebbe essere ottimizzata e il risultato di qualità
garantita.
Ciononostante nella maggior parte dei casi gli appassionati preferiscono
"mischiare" i componenti, magari anche per dare l'idea di un impianto più
attentamente ponderato e valutato, non da neofita. Per chi vuol andare dritto ad
un risultato soddisfacente accoppiare elettroniche dello stesso (valido)
produttore può rappresentare una buona soluzione.
Esiste
un mercato dell'usato?
Sì ed è un'alternativa interessante. Per i motivi menzionati sopra
è fiorente per componenti di fascia alta o media, ed è maggiormente diffuso
per componenti meno tecnologici (casse, giradischi tradizionali). Si trovano
occasioni nei negozi specializzati, dove spesso sono in vendita a prezzo
scontato anche componenti "demo" (che sono stati utilizzati in negozio
o in fiere e mostre), negli annunci delle riviste specializzate, e anche sui
nuovi canali internet come eBay. In
quest'ultimo caso occorre prestare attenzione ai costi di trasporto, che possono
superare i costi di acquisto.
Bisogna
essere esperti per comprare componenti usati?
Ovviamente sì. Come per qualsiasi altro genere commerciale.
Perché
in molti amplificatori Hi-Fi sono spariti i controlli di tono? Cosa hanno fatto
di male?
Una delle principali marche di
Hi-Fi, la NAD, ha proposto diversi anni fa (nel 1978) un amplificatore essenziale, il
fortunato modello 3120 (a destra), versione "audiofila"
dell'ancora più fortunato 3020, campione nel rapporto qualità prezzo e
nella capacità di pilotare le casse e assoluta mosca bianca nello
scadente panorama dei modelli anni '70; nel 3120, come già in alcuni amplificatori
di alta classe e semi-artigianali dell'epoca, erano eliminati
tutti gli elementi superflui, tra cui i controlli di tono, per arrivare al
miglior rapporto qualità - prezzo possibile.
Questa soluzione è diventata la
più diffusa nell'alta fedeltà di pregio. In particolare i controlli di
tono (bassi e acuti, a volte medi, e il loudness, correttore per l'ascolto a
bassi volumi) sono circuiti molto critici e, anche se ben realizzati,
introducono alterazioni al messaggio musicale. Ancora di più ne introducono se realizzati in
economia, come avveniva in buona parte dei componenti degli anni '70.
D'altra parte un impianto ben assemblato e ben installato (e un disco ben
registrato) non ne hanno bisogno, da qui la scelta minimalista della
maggioranza dei produttori attuali. Se sono comunque presenti (è
frequente con modelli anche di buona qualità prodotti in oriente, perché
il costo dei circuiti commerciali è marginale e molti utenti comunque
continuano a richiederli) è meglio lasciarli sempre disinseriti (in
posizione flat).

Cos'è
l'hi-end? E la Hi-Fi esoterica?
Sono denominazioni di marketing inventate negli anni '80 - '90
per differenziare i prodotti dai componenti alta fedeltà di produzione
industriale, che peraltro avevano subito negli anni '70 un continuo calo di
qualità (in parallelo alla diffusione di massa). In genere sono componenti
prodotti da piccole case specializzate, a volte artigianali, spesso, ma non
sempre, di costo elevato e basati su tecnologie originali e a volte
apparentemente bizzarre. Attualmente si preferisce parlare di "vera alta
fedeltà" e la terminologia citata, con annessi negozi esclusivi, è
sostanzialmente tramontata.
È
vero che i cavi sono molto importanti?
Sono importanti. Chiunque può verificare la differenza, non
eclatante ma avvertibile già con impianti di medio livello, per esempio di un cavo di potenza (quello delle casse)
rispetto ad un altro. Tutto è ovviamente proporzionato alla qualità
dell'impianto, maggiore è la qualità maggiore è la sensibilità a componenti
accessori come i cavi. Occorre quindi sempre utilizzare cavi di qualità,
mantenendo naturalmente una proporzione con il livello e il costo dei componenti
da interfacciare.
Esistono
altri accessori importanti?
L'impianto può essere migliorato per mezzo di altri accessori
(per esempio piedini speciali) o con interventi sui componenti (tweaking)
ampiamente illustrati sui siti e sulle riviste citate. A differenza dei cavi non
sono però indispensabili per la prima installazione dell'impianto e si possono
effettuare in un secondo tempo, se si vuole puntare a un affinamento per gradi
dell'impianto.
Un
mio amico appassionato di Hi-Fi cambia continuamente componenti, dovrò fare
così anche io?
No, molti appassionati sono più interessati all'impianto (il
mezzo) che alla musica (il fine). Chi vuole semplicemente ascoltare bene la
musica una volta messo assieme un impianto che lo soddisfa non ha alcuna
necessità di cambiarlo, anche se naturalmente potrà pianificare dei
miglioramenti nel tempo. I componenti in quanto tali non subiscono in una
particolare usura nel tempo (con la eccezione delle testine per LP) né,
solitamente, una obsolescenza tecnologica marcata, anche se naturalmente le case
produttrici propongono frequentemente nuove tecnologie e nuovi modelli, e la
comprova è la considerazione che mantengono un grande valore sul mercato
componenti "vintage" degli anni '50 o '60.
Come
mai esistono così tante marche e modelli?
L'alta fedeltà è un mercato maturo ma, a differenza di altri e
in deroga delle classiche leggi economiche, non ha ancora visto una
concentrazione delle marche attraverso fusioni o espulsioni dal mercato. Il
motivo probabile è che la produzione di componenti Hi-Fi richiede un
investimento iniziale relativamente basso ed utilizza una tecnologia accessibile.
Di conseguenza si è consolidato negli anni un mercato a due strati, nel primo
dei quali, orientato al pubblico di massa, si collocano pochi grandi produttori,
quasi tutti orientali o con fabbriche in estremo oriente, che controllano la
gran parte del mercato della elettronica (il cosiddetto "nero"), tra
cui si colloca la riproduzione della musica, tra cui si colloca l'Hi-Fi (le
marche sono quelle note: Sony, Philips, Yamaha, Matsushita-Technics, Pioneer,
Denon, Marantz, ecc.), mentre nel secondo, orientato agli appassionati di Hi-Fi, si
collocano una miriade di case specializzate, che vanno da una dimensione
industriale (come Jamo,
Bowers & Wilkins o
Chario) fino ad una dimensione
veramente artigianale.
Il risultato è il continuo avvicendarsi di marche e la
necessità per i negozi del settore di selezionare fortemente i marchi da
trattare.
In
cosa consiste la potenza delle casse? Cosa succede ad utilizzare casse poco
"potenti" con amplificatori potenti?
La potenza indicata per i sistemi di altoparlanti è una misura che veniva usata un tempo (ora è
praticamente in
disuso) per indicare la massima potenza accettata in ingresso prima che la cassa
distorca il suono, ed eventualmente si danneggi. Non ci si arriva mai, a meno che la
donna delle pulizie abbia spolverato l'amplificatore lasciando la manopola del
volume al massimo, e poi si accende distrattamente l'impianto. Non ci si arriva
mai perché molto prima di questo limite sentiamo una distorsione e un frastuono insopportabile, e
quindi non alziamo oltre il volume.
Usare un amplificatore molto potente con casse che non accettano una grande
potenza non è quindi un problema, semplicemente l'amplificatore userà solo parte
della sua potenza, e quindi lavorerà meglio.
Le casse "poco potenti" possono poi esserlo per due motivi: sono molto
efficienti (quindi richiedono pochi watt in ingresso) oppure hanno altoparlanti
non di prima qualità, non "robusti". Nel secondo caso l'accoppiamento
con un amplificatore molto potente, quindi presumibilmente costoso, rappresenta
quindi soltanto una combinazione non coerente. In generale si tratta di un
parametro del tutto marginale nella scelta delle casse.
È
vero che i migliori amplificatori sono a valvole?
Per quanto possa sembrare strano le valvole
termoioniche, primi
componenti elettronici, messi in produzione a livello industriale negli anni '20
del XX secolo, e antenati dei transistor e dei circuiti integrati, hanno
caratteristiche che le rendono più adatte per la realizzazione di amplificatori
di qualità elevata. Per contro hanno altre caratteristiche che rendono il loro
utilizzo più critico, e ne limitano l'utilizzo solo oltre una soglia di prezzo
abbastanza elevata (1500 - 2000 € per un amplificatore integrato). Il mercato
Hi-Fi propone molti modelli di amplificatori a valvole, e le marche e i modelli
considerati da molti esperti i migliori in assoluto sono a valvole. Nell'intorno
della soglia indicata sono in genere più competitivi e versatili gli
amplificatori a transistor, anche se amplificatori a valvole o ibridi (valvole +
transistor) sono una alternativa percorribile.
Ho sentito parlare di nuovi ampli ultra-economici e che suonano benissimo.
Di cosa si tratta?
Si tratta degli amplificatori in classe D, con tecnologia
switching, proposti per primi dalla società Sonic Impact a metà degli anni
2000 con il nome T-Amp. Pur se non pensati per un uso alta fedeltà, ma come
amplificatori per cuffia o per piccole sonorizzazioni, alcune riviste di alta
fedeltà on-line, con in evidenza la italiana
TNT-Audio, hanno scoperto che la qualità sonora era inaspettatamente buona,
in particolare la timbrica e la ricostruzione spaziale, superiore anche a molti
amplificatori di gamma alta. A un prezzo che, nel 2005 per il modello originale,
era inferiore ai 50 €. Non mancano però le limitazioni, in primo luogo la
potenza, limitata a 6 W, e quindi adatta solo per sonorizzare ambienti di non
grandi dimensioni e solo con casse ad alta efficienza, oltre che l'assoluta
economicità della realizzazione del primo T-Amp, con la conseguente scarsa
flessibilità ed operatività.
Nel corso degli anni sono stati prodotti, da diversi fornitori, altri modelli
basati sulla stessa tecnologia ma più completi, di facile utilizzo e con potenza
un poco superiore (e ovviamente più costosi, ma sempre a livelli molto inferiori
a quelli degli amplificatori tradizionali).
In sintesi, essendo la maggioranza dei diffusori moderni già ad alta efficienza
e le dimensioni delle stanze d'ascolto da noi solitamente non troppo ampie, il T-Amp
può essere una alternativa interessante per un primo impianto, e anche per dopo.
Non cercatelo però nei negozi o sulle riviste di alta fedeltà, per qualche
motivo che non è dato sapere, non lo troverete. Potete invece fare riferimento
alla già citata rivista on-line indipendente TNT-Audio, o cercare in rete, per
le più recenti proposte in questa classe di apparecchi.
Come
si sceglie un impianto?
La teoria dice che occorre: a) conoscere il vero suono degli
strumenti, quindi ascoltare molti concerti, soprattutto di musica acustica non
amplificata b) essere informati sui prodotti, attraverso la lettura delle
riviste specializzate c) prendere appuntamento in negozi specializzati per
ascoltare le diverse combinazioni individuate sulle riviste o proposte dal
negoziante d) valutarle a confronto (prendendo appunti se gli ascolti avvengono
in tempi diversi) con dischi noti e scegliere alla fine la più vicina ai propri
gusti musicali e) chiedere una prova di ascolto anche a casa propria, per
verificare l'impianto nelle condizioni operative reali f) se invece l'obiettivo
è un miglioramento (upgrade) di un componente, chiedere al negozio di
organizzare un ascolto a confronto del proprio componente da rimpiazzare (che si
porterà da casa) con quello o quelli proposti, per verificare ovviamente se il
miglioramento è udibile e gradito. In sintesi la scelta
stessa diventa un vero e proprio hobby e richiede un bel po' di tempo. .
Come
si fa ad arrivare in tempi brevi alla scelta di un impianto?
La strada più comoda è affidarsi ad un negozio specializzato,
la possibile diffidenza è in questo caso mitigata dal fatto che l'acquisizione
di un nuovo
cliente, con possibili espansioni e migliorie successive, valgono più della
possibilità di rifilare una fregatura al cliente "mordi e fuggi".
Occorre soltanto alzare qualche "paletto": a) scegliere un vero
negozio di Hi-Fi, noto e dalla lunga storia; b) sceglierlo possibilmente nella
propria città, per poterci tornare agevolmente; c) accettare solo prodotti nuovi
e di marche note (per evitare che vengano proposti componenti poco commerciabili
in seguito). Il negoziante proporrà un impianto in base alle sue idee di Hi-Fi
e alle marche presenti in negozio (ovviamente) ma anche in base ai gusti e alle
esigenze del cliente, se questi sarà preciso ed esauriente nel rappresentarle.
Eventualmente potrà anche fornire assistenza nella installazione dell'impianto
a casa, evitando ogni mal di testa a chi vuole andare subito al risultato.
Per cercare di aiutare i neofiti in questa operazione abbiamo pubblicato anche un
Guida alla scelta del primo impianto
e alla gestione della sessione d'ascolto, che consigliamo di leggere.
Come
verificare se il prezzo offerto è corretto?
La più diffusa rivista italiana di Hi-Fi, Audio Review citata
prima, riporta tutti i mesi in appendice un listino dei prezzi di mercato, che
può essere consultato per verifica. Le principali riviste propongono ogni anno
inoltre un annuario con la descrizione di tutti i componenti Hi-Fi e relativi
prezzi.
Conviene
affidarsi ad un amico esperto per la scelta dell'impianto?
Non c'è niente di più divertente per un appassionato di Hi-Fi
che comprare un impianto con i soldi di un altro. Quindi lo troverete ben
disposto. Teoricamente è più neutrale e disinteressato di un negoziante, non
è detto che sia più esperto, non è detto che il risultato sia migliore. In
ogni caso verificate che impianto ha, e se lo ha (esistono anche appassionati ed
esperti che leggono solo le riviste e hanno impianti virtuali) e chiedete di
sentirlo coi vostri dischi per vedere se i suoi gusti musicali convergono con i
vostri. Tenete conto che se qualcosa non va nelle scelte dal negoziante si può
tornare (e protestare) perché non abbiamo nessun legame affettivo con lui,
mentre dall'amico, dipende.
Anche
la cuffia è un componente critico?
L'ascolto con una buona cuffia consente di raggiungere
agevolmente quasi tutti i parametri Hi-Fi, tranne ovviamente una localizzazione
spaziale pienamente realistica. Le cuffie Hi-Fi sono di due tipi, elettrostatiche e
dinamiche. Le prime garantiscono prestazioni eccellenti, superiori praticamente
a tutte le casse acustiche, sono prodotte quasi da una sola casa (Stax) e hanno prezzi elevati, che partono dagli 800 € circa. Molte case
propongono invece cuffie dinamiche (Grado, la più quotata tra gli appassionati,
oppure Sennheiser, AKG, Koss e altre), i costi sono inferiori, ma per una
qualità ottimale è necessario prevedere un amplificatore specializzato per
cuffia (anche perché spesso gli amplificatori Hi-Fi sono privi della relativa
uscita) e il costo complessivo può avvicinarsi a quello di una cuffia
elettrostatica.
Investire in una cuffia elettrostatica è quindi consigliabile, anche per avere
un termine di riferimento quasi assoluto per la valutazione dei vari componenti
dell'impianto.
Si può inserire un PC
nell'impianto alta fedeltà?
E' possibile inserire un PC nell'impianto ad alta fedeltà, per suonare la musica
archiviata sulla sua memoria interna o esterna, scaricata da Internet o
convertita da CD o da altre sorgenti? Quella che viene chiamata anche "musica
liquida"? Domanda sempre più frequente in considerazione del grande sviluppo che
sta avendo la distribuzione via Internet.
La risposta è sì, bisogna però ricorrere ad un convertitore digitale-analogico (DAC)
esterno per poter arrivare al livello di qualità che si può considerare Hi-Fi.
Per collegare il PC al DAC esistono sostanzialmente due soluzioni: a) una
interfaccia digitale tra la porta standard del PC, in formato USB, e la porta di
ingresso standard per i DAC (S/PDIF) oppure b) il ricorso a DAC già
specializzati o predisposti per la connessione con PC, quindi dotati di porta
USB. Per un approfondimento sulle alternative disponibili per la connessione di un PC rimandiamo
ad una specifica FAQ per la musica liquida,
e consigliamo di consultare periodicamente
il blog di M&M, dove
abbiamo dedicato una serie di articoli all'argomento, consultabili da questo
indice.
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