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Stereofonia e alta fedeltà. FAQ |
In Musica & Memoria si parla di
musica, ma la musica bisogna anche sentirla,
e bene, comodamente a casa propria, oppure in mobilità. Per questo sono state inventate
(molti) anni fa la
stereofonia e l'alta fedeltà, che riepiloghiamo qui nelle linee essenziali,
sotto forma di FAQ. Per una esauriente
e approfondita informazione rimandiamo ai siti e alle
pubblicazioni specializzate. Tra i primi è d'obbligo citare uno dei più
frequentati e apprezzati siti dedicati alla corretta riproduzione della musica: TNT-Audio.
Si tratta di una iniziativa volontaria, assolutamente non collegata alle società produttrici di componenti Hi-Fi, e priva di ogni forma di pubblicità, garantisce quindi indipendenza e neutralità di giudizio. È orientata in gran parte alla ricerca della migliore riproduzione, quindi ad un pubblico di appassionati, ma esiste un'ampia sezione dedicata ai fondamenti dell'alta fedeltà, ed è possibile anche inviare quesiti specifici nella posta dei lettori.
Esistono poi le riviste specializzate, le più diffuse in Italia sono Audio Review e Suono Stereo, più orientata agli appassionati ed esperti ma altrettanto valida è Fedeltà del Suono. In entrambe le prime due sono presenti di frequente articoli per i neofiti, e in tutte si possono trovare le prove di componenti, articoli sulle novità tecnologiche ed una nutrita sezione di recensioni discografiche. Ci limitiamo quindi qui, per evitare inutili sovrapposizioni, ad alcuni brevi e sintetici concetti base.
Per saperne di più: Musica e tecnologia / La tecnica / Gli standard / Stereofonia e multicanale / Hi-Fi su eBay
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FAQ. Frequently Asked Questions |
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FAQ. Frequently Asked Questions |
Cos'è
la stereofonia?
Un sistema di riproduzione del suono, messo a punto da
Alan Dower Blumlein
negli anni '30 e diventato accessibile per il grande pubblico a partire dagli
anni '50, che consente la riproduzione in ambiente casalingo di un evento
musicale registrato o diffuso. Il sistema prevede l'uso di due sorgenti sonore (i diffusori) posti ai
due vertici di un triangolo equilatero il cui terzo vertice è occupato
dall'ascoltatore, che riproducono una registrazione musicale su due tracce
separate, ottenute in registrazione mediante due microfoni separati e disposti con lo stesso
angolo (o altre tecniche). Sfruttando le capacità di localizzazione del sistema
uditivo umano il messaggio musicale registrato e riprodotto in stereofonia
consente di simulare in un ambiente casalingo la stessa localizzazione spaziale
dell'evento musicale originale (concerto, registrazione in studio, ecc.)
Cos'è
l'alta fedeltà?
La stereofonia, assieme all'utilizzo di componenti specializzati,
consente di riprodurre un evento sonoro in tutte le sue componenti principali:
localizzazione spaziale, timbrica degli strumenti (o delle voci), estensione in
frequenza degli strumenti, dinamica del volume del suono, assenza di
distorsioni del suono originale; si parla di alta fedeltà proprio perché si
può raggiungere idealmente una riproduzione molto vicina (fedele) all'evento
originale, tanto che chiudendo gli occhi si potrebbe pensare di essere di fronte
a musicisti che suonano dal vivo.
Tutti
gli eventi dal vivo sono riproducibili in casa?
Dipende dalla casa e dall'impianto. Sicuramente però una
orchestra sinfonica sarà sempre riprodotta in scala ridotta (si pensi al volume
di suono e alla complessità di relazioni tra strumenti in una grande orchestra), mentre un piccolo
gruppo acustico o un cantante che si accompagna con una chitarra saranno più
facilmente riproducibili.
Esiste
una misura dell'alta fedeltà?
No. I tedeschi ci hanno provato con le norme DIN, con
scarso riscontro, in quanto non esistono parametri o dati misurabili che possano
garantire che un impianto sia in grado di riprodurre ad alta fedeltà, l'unica garanzia è
l'ascolto e praticamente nessun fornitore cita la conformità alle norme DIN o
ad altre similari.
Quali
sono i componenti di un impianto Hi-Fi?
Una sorgente per la lettura
dei supporti registrati (in questa fase di sviluppo della tecnologia
rappresentata nella quasi totalità dei casi da un lettore CD), un
amplificatore per produrre un segnale
elettrico di potenza adeguata per pilotare i diffusori (casse o sistemi di
altoparlanti), e i cavi di connessione tra lettore e amplificatore e tra quest'ultimo e i diffusori. Questi sono in generale di tipo dinamico a due vie (due altoparlanti
specializzati per note acute e medio-basse rispettivamente), con una modalità
di carico delle basse frequenze chiamata bass-reflex, possono essere
sostanzialmente di due tipi, mini o da pavimento.
I primi (solitamente più
economici) necessitano anche di un supporto per posizionarli in modo corretto in
ambiente. Impianti più impegnativi possono essere composti da componenti a
maggiore specializzazione, per esempio l'amplificatore può essere scomposto in
preamplificatore (controllo del volume e selezione degli ingressi) e finale di
potenza (amplificatori a due telai), oppure i diffusori possono essere realizzati con altre tecniche (per
esempio di tipo
elettrostatico).
Sorgenti aggiuntive, selezionabili sull'amplificatore, possono essere:
giradischi analogico, lettore
di Mini Disc, piastra a
cassette, sintonizzatore
stereo
radio FM o
T-DMB, lettore-registratore a
bobine, lettore di dischi
digitali ad alta definizione
(SACD, DVD-Audio o Dual Disc).
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Comprare l'impianto Hi-Fi |
I
coordinati Hi-Fi sono alta fedeltà?
No. Anche se i componenti sono più o meno gli stessi e possono
avvicinarsi in alcuni parametri e produrre un ascolto piacevole in alcuni casi,
non consentono una riproduzione di un evento dal vivo, soprattutto per la
impossibilità di raggiungere una adeguata dinamica.
L'alta
fedeltà costa un sacco di soldi?
No. Il costo sale in modo asintotico solo se si vogliono raggiungere i
livelli più alti in alcuni parametri (soprattutto dinamica e riproduzione delle
frequenze basse). Un investimento da 1500 € circa già consente di ascoltare
in alta fedeltà un concerto acustico e con buona approssimazione musica
sinfonica o un concerto rock.
Un
esempio di impianto base?
Marche e modelli cambiano spesso, si può dare solo solo una
indicazione di massima, comunque 250 € per un lettore di CD (Marantz,
Rotel,
NAD), 500 € per l'amplificatore (Rotel, NAD,
Arcam), 500 € per i diffusori (Kef,
Bowers & Wilkins,
Chario), 150 € per i cavi CD e casse, 100 € per il
supporto delle casse, possono essere l'ordine di grandezza per un impianto base. Le marche citate
sono alcune di quelle che, pur essendo realtà industriali, spesso con fabbriche
in oriente, hanno una buona reputazione di qualità. Per modelli specifici e
prove si rimanda alle fonti citate.
(Settembre 2003)
E
fino a quanto può costare un impianto Hi-Fi?
Lasciamo perdere.
Qual
è il componente che costa di più ed è più difficile da mettere a punto?
La casa. Per una corretta riproduzione è necessario avere un
ambiente di almeno 20 mq, con spazio libero davanti alle casse, e la
possibilità di posizionare le stesse casse come minimo ad un metro o poco meno
dalle pareti laterali e posteriori. È evidente che non sempre questo è
possibile. In questo caso si potrà comunque intervenire in vari modi ed ottenere
comunque una riproduzione piacevole, anche se non ottimale.
Tra
gli altri componenti qual è il più critico?
Praticamente tutti allo stesso modo. Il lettore CD deve fornire
un segnale al resto dell'impianto, se è distorto o carente i componenti a valle
non potranno migliorarlo, ma solo introdurre altre alterazioni, l'amplificatore
deve svolgere molti compiti complessi e deve tipicamente ricorrere a soluzioni
di compromesso tra molte esigenze, le casse hanno il compito più difficile e
sono (almeno fino a livelli di prezzo molto elevati) il componente meno lineare,
cioè quello che introduce più alterazioni (e per il quale si possono sentire
maggiori differenze tra vari modelli).
I
componenti invecchiano?
Il lettore CD subisce continue evoluzioni tecnologiche, quindi
tende ad "invecchiare" e non è molto commerciabile, se non per
modelli di fascia alta, le casse acustiche hanno una evoluzione tecnologica più
lenta e, se di marca conosciuta, mantengono abbastanza bene nel tempo il loro
valore, l'amplificatore si pone in una via di mezzo.
Perchè i componenti di un impianto sono spesso di marche diverse? Gli impianti
mono-marca sono inferiori?
Esistono alcune marche di alto livello che sono specializzate in specifici
componenti, e non tutte le marche producono tutti i tipi di componenti. In
particolare esiste una divisione abbastanza netta tra ditte specializzate nella
produzione di diffusori (o casse acustiche) e ditte specializzate nella
produzione di elettroniche. Alcune ditte di elettroniche hanno anche la loro
gamma di diffusori, ma ben poche tra le ditte specializzate in diffusori hanno
la loro linea di elettroniche.
Quindi è abbastanza comune che diffusori ed
elettroniche siano alla fine di marche diverse. La maggior parte delle ditte di
elettroniche, le eccezioni sono poche e nell'alto e altissimo di gamma,
producono sia sorgenti (lettori CD) sia amplificatori, integrati o a due telai.
Non esiste un motivo perchè le elettroniche (lettore CD e amplificatore) siano
di marche diverse. Anzi, proprio perché progettate e messe a punto da un solo
fornitore, l'interfaccia dovrebbe essere ottimizzata e il risultato di qualità
garantita.
Ciononostante nella maggior parte dei casi gli appassionati preferiscono
"mischiare" i componenti, magari anche per dare l'idea di un impianto più
attentamente ponderato e valutato, non da neofita. Per chi vuol andare dritto ad
un risultato soddisfacente accoppiare elettroniche dello stesso (valido)
produttore può rappresentare una buona soluzione.
(Marzo 2007)
Esiste
un mercato dell'usato?
Sì ed è un'alternativa interessante. Per i motivi menzionati sopra
è fiorente per componenti di fascia alta o media, ed è maggiormente diffuso
per componenti meno tecnologici (casse, giradischi tradizionali). Si trovano
occasioni nei negozi specializzati, dove spesso sono in vendita a prezzo
scontato anche componenti "demo" (che sono stati utilizzati in negozio
o in fiere e mostre), negli annunci delle riviste specializzate, e anche sui
nuovi canali internet come eBay. In
quest'ultimo caso occorre prestare attenzione ai costi di trasporto, che possono
superare i costi di acquisto.
Bisogna
essere esperti per comprare componenti usati?
Ovviamente sì. Come per qualsiasi altro genere commerciale.
Perché in molti amplificatori Hi-Fi sono spariti i controlli di tono? Cosa hanno fatto di male?
Una delle principali marche di
Hi-Fi, la NAD, ha proposto anni fa (1978) un amplificatore essenziale, il
fortunato modello 3120 (a destra), versione "audiofila"
dell'ancora più fortunato 3020, campione nel rapporto qualità prezzo e
nella capacità di pilotare le casse e assoluta mosca bianca nello
scadente panorama dei modelli anni '70; nel 3120, come già in alcuni amplificatori
di alta classe e semi-artigianali dell'epoca, erano eliminati
tutti gli elementi superflui, tra cui i controlli di tono, per arrivare al
miglior rapporto qualità - prezzo possibile.
Questa soluzione è diventata la più diffusa nell'alta fedeltà di pregio. In particolare i controlli di tono (bassi e acuti, a volte medi, e il loudness, correttore per l'ascolto a bassi volumi) sono circuiti molto critici e, anche se ben realizzati, introducono alterazioni al messaggio musicale. Ancora di più ne introducono se realizzati in economia, come avveniva in buona parte dei componenti degli anni '70. D'altra parte un impianto ben assemblato e ben installato (e un disco ben registrato) non ne hanno bisogno, da qui la scelta minimalista della maggioranza dei produttori attuali. Se sono comunque presenti (è frequente con modelli anche di buona qualità prodotti in oriente, perché il costo dei circuiti commerciali è marginale e molti utenti comunque continuano a richiederli) è meglio lasciarli sempre disinseriti (in posizione flat).
Nelle
immagini sopra e a lato il NAD 3120 e, a confronto, un ricevitore (ampli + sintonizzatore) Marantz
degli anni '70
Cos'è
l'hi-end? E la Hi-Fi esoterica?
Sono denominazioni di marketing inventate negli anni '80 - '90
per differenziare i prodotti dai componenti alta fedeltà di produzione
industriale, che peraltro avevano subito negli anni '70 un continuo calo di
qualità (in parallelo alla diffusione di massa). In genere sono componenti
prodotti da piccole case specializzate, a volte artigianali, spesso, ma non
sempre, di costo elevato e basati su tecnologie originali e a volte
apparentemente bizzarre. Attualmente si preferisce parlare di "vera alta
fedeltà" e la terminologia citata, con annessi negozi esclusivi, è
sostanzialmente tramontata.
È
vero che i cavi sono molto importanti?
Sono importanti. Chiunque può verificare la differenza, non
eclatante ma avvertibile già con impianti di medio livello, per esempio di un cavo di potenza (quello delle casse)
rispetto ad un altro. Tutto è ovviamente proporzionato alla qualità
dell'impianto, maggiore è la qualità maggiore è la sensibilità a componenti
accessori come i cavi. Occorre quindi sempre utilizzare cavi di qualità,
mantenendo naturalmente una proporzione con il livello e il costo dei componenti
da interfacciare.
Esistono
altri accessori importanti?
L'impianto può essere migliorato per mezzo di altri accessori
(per esempio piedini speciali) o con interventi sui componenti (tweaking)
ampiamente illustrati sui siti e sulle riviste citate. A differenza dei cavi non
sono però indispensabili per la prima installazione dell'impianto e si possono
effettuare in un secondo tempo, se si vuole puntare a un affinamento per gradi
dell'impianto.
Un
mio amico appassionato di Hi-Fi cambia continuamente componenti, dovrò fare
così anche io?
No, molti appassionati sono più interessati all'impianto (il
mezzo) che alla musica (il fine). Chi vuole semplicemente ascoltare bene la
musica una volta messo assieme un impianto che lo soddisfa non ha alcuna
necessità di cambiarlo, anche se naturalmente potrà pianificare dei
miglioramenti nel tempo. I componenti in quanto tali non subiscono in una
particolare usura nel tempo (con la eccezione delle testine per LP) né,
solitamente, una obsolescenza tecnologica marcata, anche se naturalmente le case
produttrici propongono frequentemente nuove tecnologie e nuovi modelli, e la
comprova è la considerazione che mantengono un grande valore sul mercato
componenti "vintage" degli anni '50 o '60.
Come
mai esistono così tante marche e modelli?
L'alta fedeltà è un mercato maturo ma, a differenza di altri e
in deroga delle classiche leggi economiche, non ha ancora visto una
concentrazione delle marche attraverso fusioni o espulsioni dal mercato. Il
motivo probabile è che la produzione di componenti Hi-Fi richiede un
investimento iniziale relativamente basso ed utilizza una tecnologia accessibile.
Di conseguenza si è consolidato negli anni un mercato a due strati, nel primo
dei quali, orientato al pubblico di massa, si collocano pochi grandi produttori,
quasi tutti orientali o con fabbriche in estremo oriente, che controllano la
gran parte del mercato della elettronica (il cosiddetto "nero"), tra
cui si colloca la riproduzione della musica, tra cui si colloca l'Hi-Fi (le
marche sono quelle note: Sony, Philips, Yamaha, Matsushita-Technics, Pioneer,
Denon, Marantz, ecc.), mentre nel secondo, orientato agli appassionati di Hi-Fi, si
collocano una miriade di case specializzate, che vanno da una dimensione
industriale (come Jamo,
Bowers & Wilkins o
Chario) fino ad una dimensione
veramente artigianale. Il risultato è il continuo avvicendarsi di marche e la
necessità per i negozi del settore di selezionare fortemente i marchi da
trattare.
In
cosa consiste la potenza delle casse? Cosa succede ad utilizzare casse poco
"potenti" con amplificatori potenti?
La potenza indicata per i sistemi di altoparlanti è una misura che veniva usata un tempo (ora è
praticamente in
disuso) per indicare la massima potenza accettata in ingresso prima che la cassa
distorca il suono, ed eventualmente si danneggi. Non ci si arriva mai, a meno che la
donna delle pulizie abbia spolverato l'amplificatore lasciando la manopola del
volume al massimo, e poi si accende distrattamente l'impianto. Non ci si arriva
mai perché molto prima di questo limite sentiamo una distorsione e un frastuono insopportabile, e
quindi non alziamo oltre il volume.
Usare un amplificatore molto potente con casse che non accettano una grande
potenza non è quindi un problema, semplicemente l'amplificatore userà solo parte
della sua potenza, e quindi lavorerà meglio.
Le casse "poco potenti" possono poi esserlo per due motivi: sono molto
efficienti (quindi richiedono pochi watt in ingresso) oppure hanno altoparlanti
non di prima qualità, non "robusti". Nel secondo caso l'accoppiamento
con un amplificatore molto potente, quindi presumibilmente costoso, rappresenta
quindi soltanto una combinazione non coerente. In generale si tratta di un
parametro del tutto marginale nella scelta delle casse.
È
vero che i migliori amplificatori sono a valvole?
Per quanto possa sembrare strano le valvole
termoioniche, primi
componenti elettronici, messi in produzione a livello industriale negli anni '20
del XX secolo, e antenati dei transistor e dei circuiti integrati, hanno
caratteristiche che le rendono più adatte per la realizzazione di amplificatori
di qualità elevata. Per contro hanno altre caratteristiche che rendono il loro
utilizzo più critico, e ne limitano l'utilizzo solo oltre una soglia di prezzo
abbastanza elevata (1500 - 2000 € per un amplificatore integrato). Il mercato
Hi-Fi propone molti modelli di amplificatori a valvole, e le marche e i modelli
considerati da molti esperti i migliori in assoluto sono a valvole. Nell'intorno
della soglia indicata sono in genere più competitivi e versatili gli
amplificatori a transistor, anche se amplificatori a valvole o ibridi (valvole +
transistor) sono una alternativa percorribile.
Come
si sceglie un impianto?
La teoria dice che occorre: a) conoscere il vero suono degli
strumenti, quindi ascoltare molti concerti, soprattutto di musica acustica non
amplificata b) essere informati sui prodotti, attraverso la lettura delle
riviste specializzate c) prendere appuntamento in negozi specializzati per
ascoltare le diverse combinazioni individuate sulle riviste o proposte dal
negoziante d) valutarle a confronto (prendendo appunti se gli ascolti avvengono
in tempi diversi) con dischi noti e scegliere alla fine la più vicina ai propri
gusti musicali e) chiedere una prova di ascolto anche a casa propria, per
verificare l'impianto nelle condizioni operative reali f) se invece l'obiettivo
è un miglioramento (upgrade) di un componente, chiedere al negozio di
organizzare un ascolto a confronto del proprio componente da rimpiazzare (che si
porterà da casa) con quello o quelli proposti, per verificare ovviamente se il
miglioramento è udibile e gradito. In sintesi la scelta
stessa diventa un vero e proprio hobby e richiede un bel po' di tempo.
Come
si fa ad arrivare in tempi brevi alla scelta di un impianto?
La strada più comoda è affidarsi ad un negozio specializzato,
la possibile diffidenza è in questo caso mitigata dal fatto che un nuovo
cliente, e possibili espansioni e migliorie successive, valgono più della
possibilità di rifilare una fregatura al cliente "mordi e fuggi".
Occorre soltanto alzare qualche "paletto": a) scegliere un vero
negozio di Hi-Fi, noto e dalla lunga storia b) sceglierlo possibilmente nella
propria città, per poterci tornare agevolmente c) accettare solo prodotti nuovi
e di marche note (per evitare che vengano proposti componenti poco commerciabili
in seguito). Il negoziante proporrà un impianto in base alle sue idee di Hi-Fi
e alle marche presenti in negozio (ovviamente) ma anche in base ai gusti e alle
esigenze del cliente, se questi sarà preciso ed esauriente nel rappresentarle.
Eventualmente potrà anche fornire assistenza nella installazione dell'impianto
a casa, evitando ogni mal di testa a chi vuole andare subito al risultato.
Come
verificare se il prezzo offerto è corretto?
La più diffusa rivista italiana di Hi-Fi, Audio Review citata
prima, riporta tutti i mesi in appendice un listino dei prezzi di mercato, che
può essere consultato per verifica. Le principali riviste propongono ogni anno
inoltre un annuario con la descrizione di tutti i componenti Hi-Fi e relativi
prezzi.
Conviene
affidarsi ad un amico esperto per la scelta dell'impianto?
Non c'è niente di più divertente per un appassionato di Hi-Fi
che comprare un impianto con i soldi di un altro. Quindi lo troverete ben
disposto. Teoricamente è più neutrale e disinteressato di un negoziante, non
è detto che sia più esperto, non è detto che il risultato sia migliore. In
ogni caso verificate che impianto ha, e se lo ha (esistono anche appassionati ed
esperti che leggono solo le riviste e hanno impianti virtuali) e chiedete di
sentirlo coi vostri dischi per vedere se i suoi gusti musicali convergono con i
vostri. Tenete conto che se qualcosa non va nelle scelte dal negoziante si può
tornare (e protestare) perché non abbiamo nessun legame affettivo con lui,
mentre dall'amico, dipende.
Anche
la cuffia è un componente critico?
L'ascolto con una buona cuffia consente di raggiungere
agevolmente quasi tutti i parametri Hi-Fi, tranne ovviamente una localizzazione
spaziale pienamente realistica. Le cuffie Hi-Fi sono di due tipi, elettrostatiche e
dinamiche. Le prime garantiscono prestazioni eccellenti, superiori praticamente
a tutte le casse acustiche, sono prodotte quasi da una sola casa (Stax) e hanno prezzi elevati, che partono dagli 800 € circa. Molte case
propongono invece cuffie dinamiche (Grado, la più quotata tra gli appassionati,
oppure Sennheiser, AKG, Koss e altre), i costi sono inferiori, ma per una
qualità ottimale è necessario prevedere un amplificatore specializzato per
cuffia (anche perché spesso gli amplificatori Hi-Fi sono privi della relativa
uscita) e il costo complessivo può avvicinarsi a quello di una cuffia
elettrostatica.
Investire in una cuffia elettrostatica è quindi consigliabile, anche per avere
un termine di riferimento quasi assoluto per la valutazione dei vari componenti
dell'impianto.
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I supporti attuali e futuri |
E'
vero che i classici LP suonano meglio dei CD?
È vero che un LP ben inciso e suonato da un giradischi, con
complementi (testina, braccio, preamplificatore phono) di buona qualità e
correttamente messo a punto, si colloca agli stessi livelli di qualità sonora
di un CD e, secondo molti esperti, anche ad un livello superiore in molti parametri.
Esistono
delle motivazioni tecniche che giustificano la inferiorità del suono digitale
rispetto all'analogico?
I principali limiti del CD sono: (a) distorsione di quantizzazione, (b) la
risoluzione a bassi livelli, (c) la distorsione in trasferimento dati (jitter),
oltre naturalmente alla precisione dei convertitori (d). I punti (c) e (d) sono
risolti dai moderni lettori e convertitori, i punti (a) e (b) sono invece intrinseci
allo standard CD (la distorsione di quantizzazione deriva dalla quantità dei
campioni - 44K/sec. - per secondo e dall'ampiezza del campione - 16 bit, la
risoluzione a bassi livelli deriva dallo standard PCM utilizzato, che prevede un
"accorciamento" del campione al diminuire del volume di registrazione:
a -20dB i livelli disponibili passano da 65536 (il massimo pari a 2 alla 16,
corrispondente del livello pieno, ovvero 0dB) a
6554, a -40dB ne rimangono 655, a -60dB 65, con una approssimazione del segnale
originale - ovvero distorsione di quantizzazione - sempre più marcata). Questi difetti
non sono presenti nel vecchio standard LP, che però aveva un rumore di fondo
prossimo ai -60dB e quindi comunque non consentiva una precisione
adeguata a livelli estremamente bassi.
I nuovi standard digitali ad alta
definizioni (DVD-Audio o SACD) sono in grado però di superare
questi problemi tecnici, per esempio il DVD-Audio usa parola a 24 bit e
frequenza di campionamento fino a 192KHz, con una riserva di livelli di
campionamento elevatissima anche con attenuazioni di 60dB ed oltre.
Quindi
è consigliabile inserire nell'impianto un giradischi?
Se avete ancora una collezione di LP sicuramente sì. Esistono
giradischi di produzione moderna relativamente economici (Pro-Ject o
Rega per
esempio) attraverso i quali l'ascolto dei vecchi LP sarà una piacevole
riscoperta. Se invece non avete LP e siete appassionati di musica il problema (o
la opportunità) non si pone, in quanto solo una minima parte delle nuove uscite
discografiche (e di quelle degli ultimi 20 anni) sono disponibili in LP. Rimane
quindi solo un simpatico hobby per collezionisti e appassionati di Hi-Fi, chi lo
vorrà intraprendere lo troverà comunque molto divertente ed appagante.
Non
sarebbe conveniente realizzare un impianto unico per la musica e la TV (Home
Theater)?
Un impianto Home Theater (HT), tipicamente a 5+1 canali (1 canale
frontale, 2 laterali anteriori, 2 laterali posteriori, 1
sub-woofer) può
funzionare come impianto stereo usando i soli 2 laterali anteriori assieme alla
funzione, sempre presente nel lettore DVD, di lettore CD. La qualità del
risultato dipende ovviamente dalla qualità dell'impianto HT, può essere del
tutto equivalente a quella di un impianto specializzato per la musica. Occorre
precisare che questo ragionamento è applicabile solo ad impianti HT di buon
livello, non ai compatti (tipo Bose e simili) che non potranno mai raggiungere,
come i coordinati, i parametri della vera alta fedeltà. In definitiva è una
strada percorribile, ma gli investimenti in gioco aumentano almeno di 3-4 volte,
a parità di risultati nell'ascolto della musica (per i parametri non
interessati dal multicanale), così come diventa più complessa la collocazione
nell'ambiente casalingo.
Cos'è
l'audio multicanale?
L'impianto HT consente anche di sentire CD o DVD (o SACD) in
audio multicanale, un derivato della tecnologia usata per l'audio
cinematografico (Dolby Surround o il suo rivale DTS), con una esperienza che
dovrebbe superare in realismo la stereofonia. Da considerare però che ben pochi
e marginali sono i titoli registrati in multi-canale e che è opinabile che il
suono riprodotto da 5 (o 7) altoparlanti sia per forza più realistico di quello
riprodotto
da 2, mentre è certo che aumentano esponenzialmente i costi e soprattutto la
criticità di messa a punto dell'impianto in ambiente, così come la dipendenza
dalle scelte di registrazione fatte da chi ha prodotto il disco. In sintesi si
tratta di una opzione tecnologica per nulla stabilizzata, e molti ricordano che
il precedente tentativo di superare la stereofonia (quadrifonia, 4 canali) è
stato un fallimento.
Musica & Memoria ritiene che non ci sia nessuna reale esigenza di
multi-canale, in un mondo dove la semplice stereofonia in alta fedeltà è
ancora ben poco diffusa nella realtà, e supporta la campagna per la "vera
Hi-Fi" lanciata da TNT-Audio ("We support Real Stereo"). (APPROFONDIMENTI)
Il
CD è superato? Cos'è il SACD?
Secondo i produttori principali il CD dovrebbe essere superato,
dal momento che hanno messo in commercio, da anni, due nuovi standard ad "alta
definizione", tecnicamente
superiori, chiamati SACD (Super Audio CD, proposto da Sony e Philips) e
DVD-Audio (proposto da Matsushita e altri). Non sembrano però molto convinti
né loro né le case discografiche, perché tuttora ben poche delle nuove
uscite è su questi nuovi standard. La situazione è quindi come quella dei
primi anni del CD, ed è difficile immaginare quale sarà il futuro. Vari
elementi fanno pensare che l'affermazione di uno di questi nuovi standard
(evidentemente in competizione tra loro, quindi uno dei due destinato a soccombere) non sarà facile, e che potrebbe finire come
con altri standard, in seguito abbandonati (come la Elcaset) o utilizzati solo
in ambito professionale (DAT). In ogni caso non è una opzione per chi componga
un impianto ora.
Per approfondimenti: I nuovi standard
nell'audio e nel video e
La
distribuzione della musica (i supporti fisici)
Quindi
in sintesi conviene ancora comprare un lettore CD?
Al momento sì. Qualcuno potrebbe considerarlo un investimento a perdere,
essendo commercializzato (dal 2000 ormai) un nuovo supporto, anzi due. In
realtà, fino a quando non sarà emerso un vincitore tra DVD-Audio e SACD e non
saranno pubblicati tutti o quasi i nuovi titoli nel nuovo standard, il CD
continuerà ad essere il supporto predominante. Quando anche questo dovesse
avvenire ci sarà tutto il tempo, a mercato stabilizzato, per passare ad un
lettore nel nuovo standard. Senza alcuna fretta perché i CD sinora acquistati
saranno comunque leggibili nel nuovo lettore, e perché i nuovi supporti, anche
nel caso che i CD sparissero velocemente dal mercato, i nuovi supporti saranno
in ogni caso leggibili anche sull'enorme parco di lettori esistente (incluso
quindi l'ipotetico lettore comprato ora). Questa è una funzionalità nativa del
SACD "ibrido" ed è stata introdotta nel 2005 anche per il DVD-Audio
con la sua variante Dual-Disc. Per contro
comprare ora, per esempio, un lettore SACD di fascia alta è una operazione a
doppio rischio, sia per la possibilità che lo standard sia abbandonato, sia
perché il modello acquistato potrebbe essere tecnologicamente superato a mercato SACD
stabilizzato. Una opzione che rimane quindi valida in pratica solo per chi vuole
passare subito al multicanale. Esiste
infine una terza alternativa: l'acquisto di un lettore DVD ultima
generazione, in grado di leggere anche i SACD (e i CD). Può essere una
soluzione di compromesso, ma come tutte le soluzioni di compromesso non è
ottimale. In particolare la sezione per la lettura CD non sarà mai comparabile
come qualità a quella di un buon lettore specializzato, anche se in alcuni
modelli può essere discreta. In sintesi è consigliabile solo dove il problema
principale è lo spazio, se no conviene mantenere separato il lettore CD.
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Aggiornamento inizio 2007: il progetto di rimpiazzare il CD con SACD o DVD-Audio (o la sua variante Dual Disc) sembra ormai in fase di abbandono sia da parte dei produttori di hardware sia da parte dei software. Questi (ormai non più tanto) "nuovi" standard ad alta definizione sembrano destinati a rimanere in un loro mercato di nicchia, non si sa ancora per quanto tempo. A maggior ragione quindi la sorgente di riferimento rimane il CD. Per approfondimenti: standard audio e video. |
Lo
standard MP3 è alta fedeltà?
No. Si tratta, come noto, di un sistema per la compressione del segnale
musicale, allo scopo di archiviarlo e soprattutto trasmetterlo via internet in
modo più agevole. Non é una compressione "senza perdita" (come il
popolare Winzip usato in informatica), nel senso che dopo la decompressione non
viene recuperato il messaggio originale. Viene invece usato un sistema di
eliminazione dei contenuti meno facilmente ascoltabili, secondo criteri di
psico-acustica.
Tra questi contenuti vi sono però alcune informazioni usate
dall'orecchio umano (e dall'impianto Hi-Fi) per ricostruire nella sua interezza
il segnale originale. In sintesi a livelli di compressione medi (5 a 1, 256K),
avendo l'accortezza di utilizzare il variable bitrate, il
segnale è abbastanza vicino ai criteri di alta fedeltà (anche se fatalmente si
perde qualcosa), a livelli di compressione superiori (fino a 11:1, 128K) rimane
la possibilità di un ascolto piacevole, ma che non si può considerare Hi-Fi,
al di sotto la qualità diventa apprezzabilmente inferiore anche per ascoltatori
inesperti. La differenza è anche fortemente dipendente dalla fruizione (in auto
o in mobilità, in cuffia, anziché a casa) e dal segnale musicale
originale, per esempio con la musica pop, suoni sintetizzati e strumenti
amplificati la differenza è meno sensibile, mentre è più marcata con la musica classica e
acustica in genere.
Gli
altri standard di compressione sono invece superiori all'MP3?
Sono basati sullo stesso principio, possono essere superiori perché più
recenti e frutto di studi ulteriori, ma prevedono comunque una perdita del
segnale originale. Si tratta dei sistemi ATRAC e ATRAC-Plus (Sony), AAC (Apple), WMA
(Microsoft) che dichiarano una efficienza più o meno doppia rispetto al
popolare MP3, ma prevedono all'interno (soprattutto gli ultimi) vari sistemi per
il controllo delle copie e quindi introducono limitazioni alla flessibilità
operativa. Soltanto lo standard MLP (Meridian Lossless Packing), sviluppato
dalla azienda omonima per il DVD-Audio multicanale, consente la compressione
senza perdita (ma
ad un tasso inferiore).
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I limiti dell'alta defeltà |
E' vero che su un buon impianto si può ascoltare la
musica meglio che dal vivo?
Per quanto possa apparire paradossale, in molti casi è vero. Un piccolo gruppo acustico, un pianoforte a coda o un
coro si ascoltano meglio dal vivo, a patto che la acustica della sala sia
corretta, il rumore di fondo ridotto e il punto di ascolto non sia penalizzante
(in fondo alla sala, molto a lato, ecc.). Ma nel caso di musica amplificata o di
una grande sala
con acustica non corretta l'ascolto con l'impianto di una buona registrazione potrebbe consentire di
apprezzare più particolari che durante l'evento dal vivo. Solitamente in
un concerto gli
strumenti sono amplificati e la catena di amplificazione (mixer, amplificatori,
casse) pur se professionali, dovendo conciliare molti compromessi (in
particolare la necessità di una grande efficienza per sonorizzare grandi spazi)
hanno una qualità inferiore a quella dei componenti hi-fi per casa. Il
posizionamento delle casse è altrettanto critico, può capitare di sentire la
voce del cantante provenire da altoparlanti posizionati a grande altezza sul
palco, per arrivare sino in fondo alla sala o all'arena all'aperto, con un
effetto innaturale per chi si trova nelle prime file, o sperimentare altre
sorgenti di suono alterate. Un tipico strumento che si sente meglio
dall'impianto è il contrabbasso, quando utilizzato come basso acustico, come
avviene tipicamente nei gruppi jazz. Il contrabbasso ha per sua natura un volume
di suono inferiore a quello degli altri strumenti jazz (sax in primis) e quindi
deve essere amplificato, se gli ascoltatori vogliono percepirlo ad una distanza
superiore a 10-15 metri, rendendo impossibile l'ascolto puramente acustico, che
quindi rimane praticabile solo da CD.
(maggio 2005)
E'
possibile ascoltare in alta fedeltà in auto?
La cronica mancanza di tempo libero da dedicare in casa all'ascolto
rilassato e riflessivo della musica e, per converso, il molto tempo che chi
lavora solitamente passa in auto in spostamenti vari, induce, come logica
conseguenza, il desiderio di ascoltare la musica in auto, con impianti
car
stereo di qualità. Ma è un ascolto Hi-Fi? Soltanto in parte. Per prima cosa i
punti di ascolto sono sui lati, e di conseguenza l'effetto stereo è fortemente
falsato. Esistono sintolettori di alto livello (Alpine) che consentono di
riportare virtualmente l'immagine al centro per il guidatore (con una linea di
ritardo su uno dei due canali), ma ovviamente il punto di ascolto del passeggero
viene così penalizzato. Il volume interno dell'auto, anche se grande (un
monovolume, ad esempio) è di molto inferiore ad una stanza. Questo può essere
un vantaggio per l'ascolto delle basse frequenze, che possono essere riprodotte
a volume adeguato per mezzo di componenti speciali (subwoofer) anche non
particolarmente complessi e costosi. Ma è invece un limite per la ricostruzione
della scena e per le alterazioni del suono, essendo l'ambiente relativamente
piccolo e "pieno" (sedili, poggiatesta, gli stessi passeggeri, ecc.).
L'elemento più problematico è comunque il rumore di fondo. Anche un'auto
particolarmente silenziosa (quindi una berlina alto di gamma) ha un rumore
interno molto superiore a quello di una normale stanza di abitazione. Un'auto
media o sportiva può avere, in velocità, una soglia di rumore anche superiore
a 70dB. Questo comporta una forte limitazione alla gamma dinamica ascoltabile in
auto. Una grande orchestra classica ha una gamma dinamica che varia da pochi dB
(pianissimo) a oltre 100dB (fortissimo) e in una sala da concerto si punta alla
massima silenziosità proprio per preservarla per intero (per esempio al nuovo
Auditorium di Roma le bocche dei condizionatori sono state posizionate sotto le
sedie e conformate perché l'uscita dell'aria avvenga con la minima
generazione di rumore possibile). Come si può intuire la gamma dinamica
necessaria non è alla portata di una autovettura. Il problema è però
inferiore con musica pop o jazz dove la gamma dinamica è molto più ristretta.
In sintesi, se non si pretende di ascoltare al meglio una sinfonia di Mahler e
si accettano gli inevitabili compromessi l'ascolto in auto può essere
piacevole, e consente di apprezzare in modo sostanzialmente fedele la timbrica
degli strumenti e della voce e le linee del basso, problematica, ai limiti
dell'impossibile, la ricostruzione della scena sonora.
Per un buon impianto auto bisogna però investire cifre equivalenti, se non
superiori, a quelle di un impianto da casa. Occorre, nella grande maggioranza
dei casi, sostituire l'impianto di serie (si può al limite, in alcuni casi,
mantenere il sintolettore), in particolare gli altoparlanti nelle portiere e
possibilmente anche i cavi, aggiungere uno o due amplificatori (per canali
anteriori e/o posteriori, quelli posteriori possono essere pilotati però, con
qualche compromesso, dallo stesso sintolettore) e un subwoofer amplificato.
Tutti questi componenti dovranno essere allocati dentro l'auto riducendo lo
spazio interno (il subwoofer, in particolare, ospitabile soltanto nel bagagliaio
a causa delle dimensioni rilevanti) e con un costo orientativo tra i 1000 e i
3000 € (per un impianto base). Gli impianti di serie non sono ovviamente tutti
uguali, ed alcuni (Lexus, ad esempio) sono di alta qualità, ma comunque migliorabili con
componenti specializzati (in particolar modo gli amplificatori sono il
componente più critico e con la gamma di prezzi più ampia).
(marzo 2006)
E'
vero che i diffusori elettrostatici sono i migliori, e perché?
I pareri sul predominio assoluto sono discordanti, ma tutti concordano sulla eccellenza del suono
delle elettrostatiche, vediamo perché. I diffusori (o "casse")
sono i componenti chiamati al compito più critico in un impianto Hi-Fi. In
stragrande maggioranza utilizzano altoparlanti di tipo dinamico, nel quale il
movimento dell'aria è indotto da una superficie a forma di cono o di cupola, in
materiale rigido e leggero (cartone trattato, vari tipi di plastica, alluminio o
simili) a sua volta connesso ad una bobina mobile immersa in un campo magnetico.
Il segnale musicale tradotto in segnale elettrico, applicato opportunamente al
complesso magnete - bobina, guida questi spostamenti e riproduce così il suono
(generando onde sonore - movimenti d'aria - in ambiente).
L'altoparlante è montato in una "cassa", che può essere a sua
volta costruita con vari sistemi di carico per le note basse (sospensione
pneumatica: l'emissione posteriore viene assorbita dalla cassa, bass-reflex:
l'emissione posteriore viene riutilizzata). L'altoparlante dinamico è una
tecnologia che risale agli anni '20 e la definizione dei sistemi di carico (e
degli altoparlanti specializzati per le frequenze alte: tweeter) attualmente
utilizzati risale agli anni '50. Sempre agli anni '50 risale il sistema
elettrostatico, nel quale una membrana di materiale plastico conduttore (mylar)
è inserita tra due lamine metalliche traforate. In questo caso la tensione
variabile è applicata alle due lamine che, in base ai principi
dell'elettrostatica, producono spostamenti alla membrana che a sua volta sposta
l'aria generando il suono.
Come si può capire dalla sintetica descrizione il sistema elettrostatico è superiore perché tutta la superficie della membrana che genera il suono è guidata dal suono stesso (trasformato in segnale elettrico), mentre negli altoparlanti dinamici il segnale opera solo su una parte di esso e la sua propagazione può generare distorsioni già nell'altoparlante stesso. Per contro però il sistema elettrostatico richiede superfici molto grandi per generare le basse frequenze ed è di costruzione più delicata, complessa e costosa e, dall'altro versante, i sistemi dinamici sono stati continuamente perfezionati negli anni risolvendo la maggior parte dei problemi di non linearità, e sono anche meno critici nei riguardi dell'amplificazione.
In sintesi il sistema elettrostatico risulta
sicuramente superiore (anche se costoso) per la realizzazione delle cuffie
(dove i problemi sono in scala) mentre è limitato ad impianti molto impegnativi
se si vuole utilizzarlo per i diffusori. Soltanto poche case costruiscono
diffusori elettrostatici puri (Quad,
Audiostatic, Final,
Audio Exklusiv, Sound
Lab, InnerSound, le ultime due non
risultano importate in Italia) più la Martin
Logan (probabilmente quella che vende di più) che propone componenti ibridi
(gamma bassa dinamica); sono tutti componenti costosi (da molte migliaia di
euro), piuttosto ingombranti (tipicamente ben oltre il metro e mezzo di altezza), sono a
dipolo (emissione anche posteriore) e richiedono quindi ambienti da oltre 25 mq
con almeno 1-1,5 metri tra i diffusori e le pareti di fondo e molto spazio tra i
diffusori e il punto d'ascolto, e amplificatori di elevato livello e costo
proporzionale. Imponendo gli stessi vincoli e con costi comparabili si possono
assemblare impianti eccellenti anche con casse dinamiche, anche se molti
appassionati, soprattutto amanti di musica acustica, preferiscono i sistemi
elettrostatici. Siamo però a livelli nei quali le preferenze individuali, e
quindi le scelte soggettive, prevalgono.
(Aprile 2006)
Un impianto
di alta qualità deve comprendere un subwoofer?
No. Il subwoofer è un componente specializzato per la riproduzione
delle basse frequenze, originariamente introdotto per gli effetti
cinematografici (surround) e poi diventato un componente standard negli impianti
casalinghi home-theater. Nella riproduzione multicanale 5+1 (o 7+1) usata nel
settore HT il "+1" è riferito proprio al canale per il subwoofer (o sub).
In campo musicale ben pochi strumenti (timpani, organo da chiesa) arrivano al
limite inferiore ascoltabile dall'uomo (16-20 Hz) mentre molti altri strumenti
hanno una emissione che inizia dai 40-50 Hz, limite fisico della maggior parte
dei diffusori.
La riproduzione delle note basse è la più difficile da ottenere e richiede
elevate potenze degli amplificatori, ampie dimensioni delle casse e degli
altoparlanti e un attento studio delle interazioni con l'ambiente. Per questo
motivo praticamente tutti i diffusori in commercio sono frutto di compromessi
tecnici e in pratica si differenziano nel prezzo soprattutto per la risposta in
gamma bassa.
L'utilizzo di un componente
specifico è apparso quindi a molti una
soluzione, e alcune case specializzate (Velodyne,
ProAC e altre) hanno proposto
subwoofer progettati specificatamente per la musica (ma utilizzabili con ottimi risultati
anche nel settore HT). Solitamente si tratta di sistemi attivi, dotati quindi di
un proprio amplificatore interno, strettamente connesso all'altoparlante con un
sistema a contro-reazione (motional feedback, un sistema proposto dalla Philips
con scarso successo negli anni '70, e poi perfezionato e recuperato).
Un sistema di altoparlanti con subwoofer prevede quindi due satelliti
(altoparlanti dedicate solo alla gamma da medio-bassa in su) e uno o due
subwoofer. Le note basse non sono direzionali e quindi la collocazione in
ambiente dei sub è più facile, possono essere nascosti in qualche angolo,
facilitando l'inserimento in ambiente e la coesistenza pacifica con l'arredamento.
L'esperienza ha comunque mostrato una grande complessità di messa a punto di
questi sistemi, ed in particolare dell'incrocio tra il sub e i satelliti,
variabile nell'effetto a seconda della musica ascoltata e molto dipendente
dall'ambiente. Di conseguenza la apparente buona idea è rimasta poco utilizzata,
e gli impianti anche di alto livello utilizzano diffusori a gamma intera, magari
impegnativi e di grandi dimensioni (es.
B&W 800, B&W 801) in grado di riprodurre con elevato impatto anche le note
più basse.
La prima ottava e la mitica canna d'organo da 16 Hz rimane comunque alla portata
soltanto dei sub più potenti e costosi.
Sia chiaro che quanto sopra affermato non si riferisce ai cosiddetti "subwoofer" commerciali, componenti spesso molto economici progettati per aggiungere le medio-basse a PC, coordinati e impianti TV simil-HT. Questi sono componenti non considerabili Hi-Fi, aventi il solo scopo di integrare la risposta verso il basso, ma a livelli facilmente raggiungibili dalla maggior parte dei diffusori Hi-Fi.
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© Alberto Truffi - Musica & Memoria Agosto 2003 / Rev. Ottobre 2004 - Maggio 2005 - Marzo 2006 - Aprile 2006 - Marzo 2007 - Febbraio 2008 (Immagini e nuovi quesiti / risposte) |

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