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Le canzoni per una giornata storta |
Abbiamo dedicato una pagina alle canzoni per
un giorno perfetto, quei brani che
compositori di tutto il mondo, ma soprattutto anglosassoni, hanno composto
quando gli girava particolarmente bene, e che sono poi diventate altrettanti
classici. E' giusto però anche commentare la esatta controparte, le canzoni
adatte per sottolineare una giornata storta o che, nei casi più riusciti, sono
anche in grado di volgere verso la depressione anche qualcuno che pensava,
prima, che in fondo la vita non è poi così male.
In questo campo sono specializzati autori italiani e francesi; inglesi e
americani quando si dedicano a canzoni depressive vanno direttamente al sodo, e
scrivono cose come "Rock 'n Roll Suicide" (David Bowie), "Suicide" (Pavlov's Dog)
"Parasite" (Nick Drake) e simili. Ma magari ogni tanto a qualcuno fa
piacere crogiolarsi nel pessimismo.
Un giorno dopo l'altro / L'appuntamento / Avec le temps / Ne me quitte pas / I giardini di marzo / Supplique pour être enterré à la plage de Sète / L'albero ed io / Rock 'n Roll Suicide
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Un giorno dopo l'altro - Luigi Tenco |
Esempio massimo e insuperato di canzone depressiva rimane sempre, a nostro modesto avviso, "Un giorno dopo l'altro" di Luigi Tenco. Versi che lasciano zero speranze all'ottimismo, come appunto "un giorno dopo l'altro la vita se ne va", "qualcuno anche questa sera torna deluso a casa piano piano", "la speranza ormai è un'abitudine" e che sono in grado di volgere anche l'umore migliore verso il pessimismo. Oltre a tutto la canzone era, come noto e come ricordano ancora molti, la sigla di un altrettanto triste programma Rai del tempo che fu, il non dimenticato Maigret con Gino Cervi. Ambientato in una Parigi grigia (anche per il bianco e nero Rai dell'epoca, che era più che altro un grigio e grigio) il commissario risolveva il caso del giorno con esasperante lentezza, ma di solito senza grande fatica (i sospetti confessavano subito, al secondo indizio contro di loro, e con il solo ausilio di una lampada da tavolo accesa sulla loro faccia), ma poi doveva tornare in quella casa tristissima piena dei soprammobili e dei mobili finto antico della moglie, che lui chiamava "signora Maigret" (chissà perché?), e lei (Andreina Pagnani), che dimostrava 60 anni e non usciva praticamente mai da quella vita solitaria e senza figli, lo tormentava con qualche dettaglio di vita pratica. Il Maigret di Gino Cervi non aveva neanche il rifugio nell'alcool come il suo modello letterario di Simenon. Nei libri infatti Maigret è una specie di alcolizzato, che durante le indagini si ferma a tutti i bar che incontra (e a Parigi ce ne sono parecchi) per un bicchiere di Chablis o per una birretta. Impossibile, per noi ragazzini degli anni '60, non pensare che il protagonista della canzone fosse proprio quel mesto commissario, risolutore di ogni possibile caso, ma senza fare per questo un minimo passo avanti nella sua carriera. Altrimenti, perché avrebbero scelto come sigla proprio quella canzone?
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Un giorno dopo l'altro - Testo |
Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto e' come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire e' ormai quasi passato.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
e la speranza ormai e' un'abitudine.
(Luigi Tenco)
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Se non andiamo errati, nella seconda serie |
Proponiamo anche a versione jazz di Gino
Bollani |
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L'appuntamento - Ornella Vanoni |
Per il secondo posto
siamo indecisi tra Francia e Italia, ma alla fine restiamo ancora in Italia con
un brano che come musica sarebbe brasiliano (è di Roberto Carlos, il titolo
originale era Sentado a beira do caminho) ma raggiunge
l'assoluta perfezione nella descrizione del perfetto giorno sfigato grazie anche alle
efficace versione italiana di Bruno Lauzi.
La canzone è, ovviamente, L'appuntamento, il grande successo di Ornella Vanoni.
In fondo è solo il racconto in tempo reale di una classica "buca" ma è
formidabile la progressione nella consapevolezza che è proprio tutta la vita
della protagonista che è un fallimento totale (... sono solo un resto di
speranza perduta tra la gente..). Alla fine ci si chiede con apprensione
cosa rimanga da fare alla suddetta protagonista quando sarà ormai evidente che
quell'appuntamento, al quale attribuiva grandi speranze, non arriverà nessuno.
Ma è stato comunque un successo, e quindi è possibile che per qualcuno avesse un
effetto a contrasto, immergersi nel fallimento totale per poi riemergere più
forti nella cornice della realtà.
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L'appuntamento - Testo |
Ho sbagliato tante
volte ormai che lo so già
che oggi quasi certamente
sto sbagliando su di te ma una volta in più
che cosa può cambiare nella vita mia...
accettare questo strano appuntamento
è stata una pazzia
Sono triste tra la gente
che mi sta passando accanto
ma la nostalgia di rivedere te
è forte più del pianto:
questo sole accende sul mio volto
un segno di speranza.
Sto aspettando quando ad un tratto
ti vedrò spuntare in lontananza
Amore, fai presto, io non resisto...
se tu non arrivi non esisto
non esisto, non esisto...
E' cambiato il tempo e sta piovendo
ma resto ad aspettare
non m'importa cosa il mondo può pensare
io non me ne voglio andare.
io mi guardo dentro e mi domando
ma non sento niente;
sono solo un resto di speranza
perduta tra la gente.
Amore è già tardi e non resisto...
se tu non arrivi non esisto
non esisto, non esisto...
Luci, macchine, vetrine, strade
tutto quanto si confonde nella mente
la mia ombra si è stancata di seguirmi
il giorno muore lentamente.
Non mi resta che tornare a casa mia
alla mia triste vita
questa vita che volevo dare a te
l'hai sbriciolata tra le dita.
Amore perdono ma non resisto...
adesso per sempre non esisto
non esisto, non esisto...
(Roberto Carlos, Erasmo Carlos, Bruno Lauzi)
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La versione di Ornella Vanoni ... |
... e quella originale di Roberto ed Erasmo Carlos |
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Avec le temps - Leo Ferré |
Anche i cantautori
francesi non risparmiavano agli ascoltatori canzoni ispirate a stati d'animo di
non grande gioia, ad esempio c'è tutto un filone di indicazioni per la propria
morte, al quale si è dedicato soprattutto Brassens, che dettava le sue volontà
in Le Testament e che voleva essere sepolto in una spiaggia (Supplique pour
être enterré à la plage de Sète), o che descriveva i personaggi del suo
funerale, e che ha avuto come epigono anche Guccini (che preferiva un albero).
Ma forse sono canzoni scongiuratorie, e poi, l'ironia dissacrante di Brassens.
Più profondo e indiscutibile pessimismo si
trova, sempre secondo noi, nella celebre "Avec le temps" di Leo Ferrè. Il
noto economista Keynes quando qualcuno gli chiedeva previsioni sul lungo periodo
amava ripetere che "sul lungo periodo siamo tutti morti" e Leo Ferrè sembra aver
messo in musica questo concetto. Col tempo tutto si aggiusta, per forza,
perdiamo interesse, raggiungiamo la pace dei sensi, poi raggiungiamo la pace, e
ci inoltriamo cullati dalle dolci note nel pessimismo cosmico. Significativa la
versione italiana del cantante che meglio, assieme a Tenco, esprimeva negli anni
'60 il
pessimismo in musica, Gino Paoli. Che per fortuna poi invecchiando ha trovato
motivi di ottimismo nelle sue donne (come ha documentato diverse canzoni, certo
non capolavori come quelle precedenti, tristissime e quindi importanti per i
critici; ma piacevoli da ascoltare e da dedicare a qualcuna delle nostre donne, come ad esempio
E' questione di sopravvivenza).
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Avec le temps - Testo |
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1. Avec le temps, va, tout s'en va |
1. Col tempo, col tempo tutto se ne va |
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2. Avec le temps... |
2. Col tempo ... |
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3. Avec le temps... |
3. Col tempo |
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(Leo Ferré) |
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L'originale ... |
... e la versione di Gino Paoli |
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Ne me quitte pas - Jacques Brel |
E a questo punto,
continuando a farci nemici, non possiamo non citare un altro esempio di canzone
dove le cose vanno veramente storte, un brano famosissimo: Ne me quitte pas di
Jacques Brel. Il disperato appello, il lamento dell'uomo abbandonato, una strategia,
come noto, inefficace come poche per tenersi una donna vicino, è stato
considerato per anni un capolavoro indiscusso e indiscutibile della canzone in
lingua francese, fino a che qualcuno ha incominciato coraggiosamente a osservare
che il troppo è troppo. Non si può non citare Carlo
Verdone che nel suo buon film "Sono pazzo di Iris Blond" inchiodava
la prima partner del suo personaggio The Freezer a una ripetitiva interprete
sopra le righe di questo brano, che al suddetto Freezer faceva solo venire
voglia di fuggire lontano.
Ma con ancora minore rispetto, anzi senza proprio alcun rispetto per il mostro
sacro della chanson sull'amore disperato, a dissacrare questo brano si è
dedicato con uno sprezzo del pericolo che attinge la sua forza nel più puro
cinismo del popolo romano il grande Gigi Proietti.
Il brano celeberrimo è diventato nella sua altrimenti impeccabile
interpretazione una icastica "Nun me rompe er ca ..." e per chi ha avuto modo di
sentirla (certo, non in TV) non c'è da aggiungere nulla. Per chi volesse
scoprirla e risentirla per fortuna c'è YouTube.
Lesa maestà? Ma no, in realtà lo stesso Jacques Brel si era stancato, secondo
noi, di questa figura dell'amante perdente assoluto, e ci ha scherzato sopra
portandola al parossismo nella sua interpretazione del suicida maldestro totale
ma inarrestabile nel suo proposito, nel film "Il rompiballe" (L'emmerdeur, 1973,
di Molinaro, con Lino Ventura) poi diventato nella versione USA
Buddy Buddy, con
Jack Lemmon nella parte che era stata sua (e Walter Matthau, ovviamente, in quella
che era stata di Ventura), nell'ultimo film girato dal grande Billy Wilder.
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Ne me quitte pas - Testo |
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Ne me quitte pas |
Non mi lasciare, |
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Moi je t'offrirai |
Io ti offrirò |
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Ne me quitte pas |
Non mi lasciare |
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On a vu souvent |
Si è visto spesso |
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Ne me quitte pas |
Non mi lasciare, |
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(A questa canzone avevamo già dedicato una pagina con informazioni più ponderate) |
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L'originale ... |
... e la versione italiana. |
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I giardini di marzo - Lucio Battisti |
L'ultima canzone di
questa top-5 per una giornata storta è un'altra bella canzone, in sé, come le
altre di questa piccola rassegna, bisogna solo avere l'accortezza di ascoltarle
in uno stato di inossidabile e inscalfibile buon umore e sicurezza di sé, o
evitare di ascoltare le parole. Il duo Mogol - Battisti di canzoni depressive
non ne ha scritte poi molte, anche la celebre Emozioni in fondo è un incitamento
ad accettare le sfide. Ma per i Giardini di marzo la questione non si pone, è
proprio giusta per lo scopo. Che non è raggiunto in modo diretto come negli
altri esempi che abbiamo fatto, ma ci si arriva per immagini apparentemente scorrelate, e non così disperate, come "e le giovani donne in quel mese vivono
nuovi amori". Ma presto impariamo a conoscere il protagonista. Estraneo alla
vita "i ragazzi vendevano libri, io restavo a guardarli cercando il coraggio per
imitarli" e costituzionalmente fragile "le mie mani come vedi non tremano più" e
sognatore senza speranza "cieli immensi e colline e praterie ... dove scorrono
dolcissime le mie malinconie".
Avete letto bene, non fantasie, proprio malinconie, il protagonista è lo
sconfitto perfetto, incapace di prendere nelle sue mani non dico la sua vita, ma
neanche una semplice decisione e che ha come unico realistico obiettivo quello
di costruirsi un corredo di struggenti malinconici ricordi. Chiunque si sia
sentito almeno per cinque minuti nella vita scivolare in questo sentimento di
totale resa deve maneggiare con cura questa subdola canzone, solo apparentemente
una canzone di amore infelice.
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I giardini di marzo - Testo |
Il carretto passava e
quell'uomo gridava "gelati!"
al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
e la sera al telefono tu mi chiedevi
perché non parli?
Che anno è?
che giorno è?
Questo è il tempo
di vivere con te
Le mie mani come vedi
non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima
cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore
amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove scorrono dolcissime
le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere
quello ancora non c'è...
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti
tu muori...
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno è?
Che giorno è?
Questo è il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi
non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima
cieli immensi e immenso amore
e poi ancora ancora amore
amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime
le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere
quello ancora non c'è...
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La versione originale ... |
... e una cover di Luciano Ligabue |
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Supplique pour être enterré à la plage de Sète - George Brassens |
La camarde, qui ne m'a
jamais pardonné
D'avoir semé des fleurs dans les trous de son nez
Me poursuit d'un zèle imbécile.
Alors, cerné de près par les enterrements,
J'ai cru bon de remettre à jour mon testament,
De me payer un codicile.
Trempe, dans l'encre
bleue du golfe du Lion,
Trempe, trempe ta plume, ô mon vieux tabellion,
Et, de ta plus belle écriture,
Note ce qu'il faudrait qu'il advînt de mon corps,
Lorsque mon âme et lui ne seront plus d'accord
Que sur un seul point: la rupture.
Quand mon âme aura
pris son vol à l'horizon
Vers celles de Gavroche et de Mimi Pinson,
Celles des titis, des grisettes,
Que vers le sol natal mon corps soit ramené
Dans un sleeping du «Paris-Méditerranée»,
Terminus en gare de Sète.
Mon caveau de famille,
hélas! n'est pas tout neuf.
Vulgairement parlant, il est plein comme un oeuf,
Et, d'ici que quelqu'un n'en sorte,
Il risque de se faire tard et je ne peux
Dire à ces braves gens «Poussez-vous donc un peu!»
Place aux jeunes en quelque sorte.
Juste au bord de la
mer, à deux pas des flots bleus,
Creusez, si c'est possible, un petit trou moelleux,
Une bonne petite niche,
Auprès de mes amis d'enfance, les dauphins,
Le long de cette grève où le sable est si fin,
Sur la plage de la Corniche.
C'est une plage où,
même à ses moments furieux,
Neptune ne se prend jamais trop au sérieux,
Où, quand un bateau fait naufrage,
Le capitaine crie: «Je suis le maître à bord!
Sauve qui peut! Le vin et le pastis d'abord!
Chacun sa bonbonne et courage!»
Et c'est là que, jadis,
à quinze ans révolus,
À l'âge où s'amuser tout seul ne suffit plus,
Je connus la prime amourette.
Auprès d'une sirène, une femme-poisson,
Je reçus de l'amour la première leçon,
Avalai la première arête.
Déférence gardée
envers Paul Valéry,
Moi, l'humble troubadour, sur lui je renchéris,
Le bon maître me le pardonne,
Et qu'au moins, si ses vers valent mieux que les miens,
Mon cimetière soit plus marin que le sien,
Et n'en déplaise aux autochtones.
Cette tombe en
sandwich, entre le ciel et l'eau,
Ne donnera pas une ombre triste au tableau,
Mais un charme indéfinissable.
Les baigneuses s'en serviront de paravent
Pour changer de tenue, et les petits enfants
Diront: «Chouette! un château de sable!»
Est-ce trop demander
... ! Sur mon petit lopin,
Plantez, je vous prie, une espèce de pin,
Pin parasol, de préférence,
Qui saura prémunir contre l'insolation
Les bons amis fair' sur ma concession
D'affectueuses révérences.
Tantôt venant d'Espagne
et tantôt d'Italie,
Tout chargés de parfums, de musiques jolies,
Le mistral et la tramontane
Sur mon dernier sommeil verseront les échos,
De villanelle un jour, un jour de fandango,
De tarentelle, de sardane...
Et quand, prenant ma
butte en guise d'oreiller,
Une ondine viendra gentiment sommeiller
Avec moins que rien de costume,
J'en demande pardon par avance à Jésus,
Si l'ombre de ma croix s'y couche un peu dessus
Pour un petit bonheur posthume.
Pauvres rois, pharaons!
Pauvre Napoléon!
Pauvres grands disparus gisant au Panthéon!
Pauvres cendres de conséquence!
Vous envierez un peu l'éternel estivant,
Qui fait du pédalo sur la vague en rêvant,
Qui passe sa mort en vacances...
Vous envierez un peu
l'éternel estivant,
Qui fait du pédalo sur la vague en rêvant,
Qui passe sa mort en vacances.
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Supplica per esser sepolto nella spiaggia di Séte |
Io e la Morte no, non siamo buoni
amici,
dacché le seminai fiori nelle narici:
mi sta inseguendo a capofitto!
Siccome può trovarmi in qualsiasi momento,
io lo compilo adesso questo mio testamento,
e mi concedo un poscritto.
Nel calamaio blu del golfo di Lione,
tuffa la penna tu, notaio birbaccione
e scrivi bene, nel tuo studio
che ne sarà di me, quando entreranno in crisi
l'anima e il corpo che volendosi divisi,
divorzieranno con ripudio.
...
In riva al mare voi scavatemi la fossa,
così che i flutti blu mi bagneran le ossa;
un soffice e accogliente nido!
Farete in modo che qualche allegro delfino,
fedele compagnia di quand'ero bambino,
mi riconosca dal mio lido.
...
(si può leggere il resto di questa buona traduzione sul blog Le altre canzoni di Brassens in italiano da cui l'abbiamo tratta, e dove si può anche ascoltare riproposta nella nostra lingua)
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L'albero ed io - Francesco Guccini |
Quando il mio ultimo
giorno verrà
dopo il mio ultimo sguardo sul mondo,
non voglio pietra su questo mio corpo,
perché pesante mi sembrerà.
Cercate un albero giovane e forte,
quello sarà il posto mio;
voglio tornare anche dopo la morte
sotto quel cielo che chiaman di Dio.
Ed in inverno nel
lungo riposo,
ancora vivo, alla pianta vicino,
come dormendo, starò fiducioso
nel mio risveglio in un qualche mattino.
E a primavera, fra mille richiami,
ancora vivi saremo di nuovo
e innalzerò le mie dita di rami
verso quel cielo così misterioso.
Ed in estate, se il
vento raccoglie
l'invito fatto da ogni gemma fiorita,
sventoleremo bandiere di foglie
e canteremo canzoni di vita.
E così, assieme, vivremo in eterno
qua sulla terra, l'albero e io
sempre svettanti,
in estate e in inverno
contro quel cielo che dicon di Dio
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Rock 'n Roll Suicide - David Bowie |
Time takes a cigarette,
puts it in your mouth
You pull on your finger, then another finger, then your cigarette
The wall-to-wall is calling, it lingers, then you forget
Ohhh how how how, youre a rock n roll suicide
Youre too old to lose
it, too young to choose it
And the clocks waits so patiently on your song
You walk past a cafe but you dont eat when youve lived too long
Oh, no, no, no, youre a rock n roll suicide
Chev brakes are
snarling as you stumble across the road
But the day breaks instead so you hurry home
Dont let the sun blast your shadow
Dont let the milk float ride your mind
You're so natural - religiously unkind
Oh no love! youre not
alone
Youre watching yourself but youre too unfair
You got your head all tangled up but if I could only
Make you care
Oh no love! youre not alone
No matter what or who youve been
No matter when or where youve seen
All the knives seem to lacerate your brain
Ive had my share, Ill help you with the pain
You're not alone
Just turn on with me
and youre not alone
Lets turn on with me and youre not alone (wonderful)
Lets turn on and be not alone (wonderful)
Gimme your hands cause youre wonderful (wonderful)
Gimme your hands cause youre wonderful (wonderful)
Oh gimme your hands.
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Note |
Abbiamo esagerato? O
al contrario abbiamo solo scalfito la punta dell'iceberg e di canzoni per un
giorno sfigato ne avete in mente ben altre?
Scriveteci e
comunicateci i vostri commenti o suggerimenti.
I video incorporati da YouTube non sono più
visibili (capita)?
Scriveteci.
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© Musica & Memoria Agosto 2009 / Testi originali degli autori citati trascritti e tradotti per soli scopi di ricerca e critica musicale (vedi Disclaimer) / Commenti e traduzioni vincolati da licenza Creative Commons |

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