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Dopo
i grandi successi
di
Un ragazzo di strada,
Bang Bang e di
Sospesa ad un filo,
tutte e tre azzeccate cover, i Corvi e il loro manager Alfredo Rossi, invece di
cercare un altro buon brano americano o inglese e farne una cover, decidono
inspiegabilmente di incidere una canzone originale di M. Salerno (dovrebbe
essere Massimo) e A. Salerno, due autori che collaboravano con la Ariston di
Rossi e dei quali i Corvi avevano già interpretato Datemi una lacrima per
piangere, il retro del loro primo singolo Un ragazzo di strada.
Il problema è che si trattava di un brano musicalmente interessante, ma con un
testo jettatorio sulla fine del mondo, nella quale peraltro il Salvatore invece
di portare, appunto, la salvezza, si preparava a quanto pare a sommergere tutti
i continenti con chi ci stava sopra. Con tanti saluti all'immagine ribelle dei
Corvi, qui ricondotti a novelli Savonarola del Beat.
E pensare che solo pochi anni prima De Sica e Zavattini sullo stesso tema
avevano girato lo splendido (e purtroppo dimenticato) film Il Giudizio
Universale (...alle 18 inizia il Giudizio Universale ...) con ben altra
ironia e profondità.
Nessuna sorpresa quindi sull'esito dell'operazione, i Corvi che, grazie ai tre
singoli precedenti, si erano posizionati con imprevista velocità nel ristretto
gruppo di testa dei complessi beat italiani, con questo flop annunciato ne
escono con la stessa rapidità, per non rientrarci più (se non nel ricordo e nel
periodo revival) nonostante gli sforzi successivi sia con la stessa Ariston sia
con la successiva etichetta Bluebell.
Da notare che il retro, quasi a completare una specie di svolta confessionale
dei Corvi, si chiamava "Si prega sempre quando è tardi" anche se in questo caso
la preghiera aveva uno scopo molto terreno (far tornare la tipa che aveva
abbandonato il protagonista). |