Sarah Vaughan - Monografia

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Le altre monografie: Billy Eckstine / Billie Holiday / Paul Robeson / Earl Coleman / Herb Jeffries / Johnny Hartman / Russ Columbo / Arthur Prysock / Sammy Davis Jr.
 

Dicono di lei

Billy Eckstine: “For popular music, Sarah has the greatest sound that I've heard from a human voice. And the things she can do with her voice! Moreover, she's a musician - which has always been our contention. Nobody has a sound like Sarah”. (Escludendo la musica lirica, Sarah possiede il più bel suono che io abbia mai ascoltato da una voce umana. E le cose che può fare con la sua voce! Ed inoltre è una musicista, come ho sempre affermato. Sarah ha un suono unico al mondo.)

Luciano Federighi: “Alla vocalità jazzistica ha aperto nuove, determinanti prospettive armoniche e di fraseggio... é dotata di una prestanza tecnica senza pari e di una estensione duttilissima”.

Down Beat: “Sarah é per il Be-bop ciò che Ella é stata per lo Swing” 

(Newark, 27 marzo 1924 – Hidden Hills, 3 aprile 1990)

Un debutto impegnativo

Il più grande fenomeno del vocalismo jazz e pop perviene al canto professionale quasi per gioco. Sebbene fin da piccina canti e suoni (of course, in una Chiesa Battista), il suo avvento avviene per caso.

É l'autunno del 1942. Durante una delle solite serate dedicate ai dilettanti che l'Apollo di Harlem da anni va organizzando (nel 1932 vi aveva debuttato, vincendo, Ella Fitzgerald - 1917-1996), impacciatissima, la diciottenne Sarah Lois Vaughan si esibisce in “Body and Soul”, una ballad estremamente difficile, alle prese con la quale si sono cimentati tutti i maggiori cantanti e non pochi ci hanno lasciato le penne... In platea, cosa che certamente non aiuta sotto il profilo psicologico chi già di suo trema all'idea di cantare in pubblico – e Sarah questa fobia l'avrà fino alla fine dei suoi giorni, con regolari mal di pancia e conati di vomito dietro le quinte prima di ogni concerto! - in platea, dicevo, siede Billy Eckstine (1914-1993), da un anno diventato una star del firmamento jazzistico afroamericano, grazie ad alcuni grandi successi discografici con la band di Earl Fatha Hynes (1903-1983). Eckstine, ottimo cantante e musicista, é persona assai curiosa, attenta a tutto ciò che di nuovo si possa presentare nel suo mondo. Al termine dell'esibizione, peraltro assai applaudita (cosa tutt'altro che scontata: il pubblico dell'Apollo non risparmia fischi e sberleffi per chi reputi di meritarseli), va nel retropalco e invita la giovanissima a presentarsi al cospetto di Hynes per un provino. La bella e timida ragazza farebbe volentieri a meno, ma come si fa a dire di no a Billy Eckstine (familiarmente per tutti all'epoca Mr.B), specie dopo che in famiglia hanno saputo dell'invito?

Ed eccola di fronte agli orchestrali di una delle migliori band del momento, insieme a quelle di Duke Ellington (1899-1974) e di Count Basie (1904-1984). Non ha, per così dire, neppure iniziato a cantare che il silenzio intorno alla sua voce e al pianoforte si fa tombale. Poche settimane più tardi, é accanto a Billy, nella favolosa orchestra di Fatha e, all'occorrenza, seconda pianista. Intorno a lei, un bel gruppo di giovani – pure loro “scoperti” e fatti ingaggiare da Eckstine – su cui spiccano Charlie Parker (1920-1955) e Dizzy Gillespie (1917-1993).

Spiccare il volo

Passa un anno e Billy Eckstine esce in cerca di avventure da solista. Dopo alcuni mesi, tutti i boppers della band lasciano Hynes ("Era una prigione", dirà Charlie Parker), per entrare in massa, dopo un altro anno nella neonata B.E. Orchestra che Mr. B mette in piedi. Naturalmente, non manca colei che solo qualche anno appresso sarà definita “The Divine Sarah”. Incide un paio di pezzi e canta in giro per l'America.

Se sul piano professionale é ancora un tantino acerba, ciò nonostante é già in grado di cavarsela da sola. Lascia Billy, che se l'era coccolata come una sorellina – e lei ricambierà questo affetto per tutta la vita, definendolo di volta in volta “il mio maestro”, “mio papà”, “il mio sangue”...

Nel 1945/46 é con il complesso del bassista e trombonista John Kirby (1908-1952).

Nel 1947 canta niente di meno che con un combo composto da Parker, Gillespie e, al piano il coetaneo Al Haig (1924-1982). Ha la fortuna che a farle gli arrangiamenti é Tadd Dameron (1917-1965), pianista con cui aveva già lavorato nella band di Mr. B: un genio, che già aveva contribuito a fare grande X-Tine.

5 anni per arrivare in cima

 

É poco più che ventenne quando i referendum di Down Beat e Metronome la collocano al primo posto delle classifiche (ci bivaccherà per un trentennio). In due, tre anni ha scavalcato nei favori del pubblico e della critica sia Ella Fitzgerald che Billie Holiday (1915-1959)!

Non bastasse, il celebre contralto afroamericano – orgoglio del mondo musicale Nero – Marian Anderson (1897-1993) si dichiara sua fan.

Nel 1951 debutta alla Carnagie Hall. L'accompagnano, tra gli altri, il sassofonista Lester Young (1909-1959) e il pianista Errol Garner (1921-1977), a cui sarà molto legata professionalmente, tant'é che sarà lei a far conoscere universalmente il suo capolavoro: “Misty”, sebbene sia stato inciso per primo da John Mathis (1935) e poi – la versione unanimemente considerata irraggiungibile – dal sempiterno Eckstine.

Seguono concerti e registrazioni con il fenomeno del momento, il trombettista Clifford Brown (1930-1956), giovane “padre” dell'hard-bop.

Nel 1957, essendo passata alla Mercury, Sassy (questo è ormai il nomignolo con la quale è chiamata) ha l'opportunità di duettare in studio con Eckstine: escono l' “Irving Berlin Songbook” e, poco dopo, “Passing Strangers”, l'esempio più alto di duetto vocale uomo-donna.

Sarah Vaughan The Jazz Sides, Jazz Masters 42 Polygram 526817 Original recording, 1963 The live performance on The Jazz Sides took place in Copenhagen, and it is a treasure. Vaughan gives "Misty"' the beauty treatment with her trio although she throws in a few new turns so that it doesn't get maudlin. But her pianist, Kirk Stuart, is inspired to sing a chorus (great voice, by the way) and then together they go for broke, hamming it up with moans and sighs. Wish Ìd been there.

 

Nei territori del pop

Dagli anni sessanta il suo repertorio di ballad e di puro jazz si arricchisce di musiche e ritmi di tutt'altro tono: quelli sudamericani, soprattutto bossanova, le canzoni dei Beatles, canzoni di Henry Mancini e Burt Bacharach, pezzi da musical ("My Favorite Thing").

Comincia ad essere sempre più solitaria in vetta alle preferenze: la Holiday e Dinah Washington (1924-1963) sono scomparse; Betty Carter (1929-1998), Nina Simone (1933-2003), Gloria Lynne (1931), Nancy Wilson (1937) ancora non hanno raggiunto la maturità artistica, idem dicasi per Carmen Mc Rae (1920-1994), sebbene più anziana di quattro anni, ma il cui stile é ancora lontano dalla piena riconoscibilità, mentre Pearl Bailey (1918-1990), sempre grande vocalist, é più presa dal teatro musicale che non dal canto jazz. (Non ho citato neppure una delle pur grandi cantanti bianche, perché oggettivamente, nell'insieme, “non c'é gara”, se non su qualche singolo pezzo. Per onor di cronaca codeste white female singer sono Anita O'Day (1919-2006), Peggy Lee (1920-2002), Rosemary Clooney (1928-2002) e la, allora poco più che trentenne Helen Merryll (1930).

In alcune trasmissioni é ospite del conduttore o conduttrice di turno, con cui duetta (o “trieggia” con la Fitzgerald e Bailey). In uno show prodotto da Quincy Jones (1933), dedicato a Duke Ellington, si presenta in un funambolico quaetretto, con Peggy Lee, Aretha Franklin (1942) e Roberta Flack (1937), quindi in sestetto stratosferico: lei, la Lee, la Flack, Eckstine, Sammy Davis Jr. (1925-1990) e Joe Williams (918-1999, con cui inciderà un disco, accompagnati dalla band di Count Basie. E la Fitzgerald? É sempre la grande...di sempre, ma con problemi di salute che spesso la tengono lontano dalle sale d'incisione e dai concerti.

Una istituzione nella musica americana

Oramai é un monumento vivente. Non c'é Grande che non voglia starle accanto: eccola con Oscar Peterson (1925-2007) e Joe Pass (1929-1994), con l'orchestrra diretta da Michel Legrand (1932)...

Per il suo cinquantesimo compleanno nel 1974, la Carnegie Hall le dedica tre serate: tra gli ospiti troviamo Gerry Mulligan (1927-1996), Mel Tormé (1925-1999), Betty Carter, l'orchestra del Conte... Seguono altri incontri: con Milton Nascimento (1942), George Benson 1943), Winton Marsalis (1961).

Nonostante la paura delle serate dal vivo, i costanti problemi di salute, la mole che l'affatica non poco, Sarah non si risparmia: gira tutto il mondo. Per contrastare la paura fa uso di alcool e pasticche, ma con estrema attenzione: caso più unico che raro di fermissimo autocontrollo rispetto a un vizio che, viceversa, ha mandato al Creatore centinaia di meravigliosi jazzisti (e rocker)...

Tra l'81 e l'83 ottiene un Emmy e un Grammy: in entrambi i casi, legati alla musica di George Gershwin.

Cosa dire del suo stile di cantare? Se Billie Holiday, che é il suo esatto opposto, in ogni nota ci mette l'anima, fino al punto di dare unicità a quella data nota, Sarah la cambia, la nota, ma non dando troppo spazio all'anima: la sua é più un'operazione di testa, comunque non necessariamente fredda o meccanica. Diciamo che lei scava nel brano tutto ciò che in esso vi é di detto, scritto, non detto e non scritto, ma con l'abito mentale dello strumentista, perché per lei la voce é uno strumento musicale.

É rimasto famoso l'aneddoto raccontato dal clarinettista e pianista Tony Scott (1921-2007) che ha vissuto a lungo, morendovi, in Italia. Tony era amico della Holiday ed ha inciso e suonato parecchio con lei. Ebbene, tornata a casa da una semiprigionia nel 1947, presa dalle mai sconfitte depressioni, vedendo quanto la Vaughan era apprezzata dalla critica, sbotta in un: “Secondo te, tra me e Sarah, chi é più brava?”. E Scott, per tutta risposta: “Quando Sarah canta “My man is gone”, si capisce che é sceso a prendere le sigarette. Quando lo canti tu, é scontato che non tornerà mai più”. Tony ha forse esagerato, per troppo amore, ma non si é allontanato tantissimo dalla verità. Oltre tutto, all'epoca, Sarah Vaughan pur non essendo ancora quella funambolica improvvisatrice che sarà in seguito, cantava – benissimo, indubbiamente – ma con una certa superficialità.

Memorabili concerti

É spesso in Italia, in concerto e ai tanti, preziosi, festival di jazz. (A proposito di Italia, in Sicilia dopo una serata, viene aggredita in macchina e derubata. Lei non lo sa, ma noi sì: dovevamo farci riconoscere!).

Nel 1984, a Dusseldorf in Germania Ovest, accompagnata da una grande orchestra jazzistico-sinfonica, in cui suona gente del calibro di Art Farmer (1928-1989), Sahib Shihab (1925-1989), Benny Bailey (1925-2005) e l' italiano Gianni Basso (1931-2009) si esibisce in un concerto di musice scritte da Sante Palombo e Francy Boland e arrangiate da Lalo Schifrin (1932), su poesie di Karol Karol Wojtyla – Giovanni Paolo Secondo.

Nel 1985 l'Apollo che l'ha vista nascere musicalmente le dedica una grande serata, di cui i lettori troveranno breve testimonianza su Youtube. A proposito di Youtube, da non perdere le numerose versioni (prima metà degli anni Ottanta) di “Send in the Clowns”, che affronta ogni volta in modo diverso, tale era la sua capacità di “giocare” con melodie, armonie, ritmi, colori, sapori, toni.

Una testimonianza delle sue performance è il DVD del 1986 “Sass-n-Brass: Sarah & Friends”: straordinario incontro live con Dizzy Gillespie, Maynard Ferguson (1928-2006), Don Cherry (1936-1995), Herbie Hancock (1940). A goderne dal vivo sono gli spettatori dello Storyville Jazz Club di New Orleans.

Vita privata ed epilogo

Sul versante esistenziale, Sarah si é sposata tre volte: con il trombettista George Treadwell, in seguito suo manager, con il footballer Clyde Atkins e con un altro trombettista, Waymon Reed. Nel 1961, non potendo avere figli, adotta una bambina (Debra Lois), che negli Ottanta e Novanta farà l'attrice col nome d'arte Paris Vaughan.

Nel 1990, a 66 anni, un cancro ai polmoni se la porta via per sempre, nella sua casa a Hidden Hills, a San Fernando Valley, presso Los Angeles. La sua morte, quantunque annunciata, nel giro di poco tempo, farà una vittima eccellente, il suo mentore Billy Eckstine, che viene colpito prima da un colpo apoplettico che sembrava senza eccessive conseguenze, e dopo un anno da un ictus che lo ucciderà nel marzo del 1993.

Tributi

Immediati, gli “omaggi”: festival, concerti, articoli, saggi, libri, ristampe di dischi (che vanno a ruba!). Il primo “hommage” discografico é di Carmen Mc Rea, nel 1991: l'LP “Dedicated to Sarah” in cui, ovviamente alla propria maniera, Carmen canta i maggiori successi di Sassy, accompagnata dal trio di Shirley Horn.

La prima serata in suo onore, invece, é il “Tribute to Sarah Vaughan”, del 27 giugno del 1991 in occasione del JVC Jazz Festival alla Carnagie Hall. Protagonisti: Billy Eckstine, ripresosi dal colpo apoplettico di cui dicevo dianzi, Roberta Flak, la summenzionata Horn, Joe Williams, Dizzy Gillespie, la mezzosoprano Florence Quivar, a riprova dell'ammirazione della lirica afroamericana verso di lei, ed altri jazzisti. Presentatore, Bill Cosby, prima star televisiva Nera di quegli anni.

Uno degli “hommage” più commoventi é in tour negli States dal 2009: protagonisti Kevin Mohoganny, classe 1958, il numero uno tra i jazz singer di oggi, e Gina Eckstine (la figlia di Billy, con cui aveva iniziato a cantare bambina). Il grosso del repertorio del recital é composto dai duetti che Sarah e Billy hanno inciso negli anni Quaranta e Cinquanta.

Dal 2003, le municipalità di San Francisco e Berkley hanno proclamato il 27 marzo, data di nascita di Sarah, “Sarah Lois Vaughan Day”, in cui si organizzano vari eventi a lei legati e dedicati.

Dal 1998 é presente nella Hall of Fame con due dischi: l'album “Sarah Vaughan with Clifford Brown” del 1955 e il singolo “If you Could See me Now” inciso nel 1948.

Discografia

Una discografia molto completa ed esauriente si può consultare in questo sito.

Su iTunes non c'è molto sulla grande interprete americana, solo sei album, quattro compilation "very best of ..." e gli ottimi Sarah Plus Two e Sarah for Lovers.

Gli album essenziali per conoscere e apprezzare la musicista sono:

In The Land of Hi-Fi (1955, Emarcy)
At Mister kelly's (live, 1957, Verve)
No Count Sarah (1958, Emarcy)
Sarah Sings Soulfully (1963, Emarcy)
Sassy Swings the Tivoli (live, 1963, Emarcy)
How Long Has This Been Going On? (1978, Pablo)
The Duke Ellington Songbook (2 voll., 1979, Pablo)
Crazy and Mixed Up (1982, Pablo)

Tra le compilation da segnalare:

The Jazz Side (live, 1954-1967, Verve Jazz Masters 42, citata in precedenza)
Side By Side (duetti con Billy Eckstine)

Tutti questi titoli sono stati ripubblicati su CD e sono facilmente reperibili, ad esempio tramite Amazon.

Note

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© Sandro Damiani per Musica & Memoria - Febbraio 2010 / Riproduzione anche parziale della monografia non consentita

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