I primi passi della radio via Internet

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Come funziona la radio via Internet lo sa qualunque utente di un PC e di Internet Explorer, che propone nella schermata di default un menu di radio.
Sono normalmente mostrate un gran numero di stazioni, suddivise per genere e sotto-genere, con una scelta apparentemente molto vasta, secondo lo stesso schema di servizio disponibile via satellite.

L'ascolto e' in bassa fedeltà (audio compresso e qualità primitiva del sistema audio dei PC) e comporta un considerevole consumo di banda. In pratica e' possibile solo con connessioni ADSL e superiori, a tariffa flat. Nel caso di connessione a consumo i costi, per un ascolto prolungato, come e' tipicamente quello via radio, sarebbero non comparabili con gli altri mezzi concorrenti (FM e satellite). Se si utilizza la rete aziendale, l'IT manager potrebbe avere obiezioni a sprecare banda (che si paga comunque) per un utilizzo non legato al lavoro e per giunta sostituibile con qualsiasi radiolina FM. Di conseguenza l'ascolto, nella gran parte delle organizzazioni, e' bloccato con vari sistemi.

 

Da questo breve quadro emerge che la base dei potenziali utenti non e' molto vasta. Di conseguenza è anche assai povera la offerta. Anche qui, come nel satellite, molte stazioni sembrano più che altro dei "placeholder", segnaposto in vista di un possibile e niente affatto certo boom del servizio, e risolvono il problema dei costi con i soliti "pizzoni" di brani che si ripetono ciclicamente. La stazione non e' quindi gestita da umani, ma da un computer, con l'attrattiva che può comportare interagire con una macchina.

 

In sintesi sembra un uso potenzialmente interessante in un futuro di banda larghissima ed economicissima, e in presenza di programmi realmente interessanti, e di qualità (di trasmissione e di contenuti musicali) accettabile.

Al momento non si vedono molti investitori disposti a scommettere su questo mercato, che dovrebbe competere erodendo la raccolta pubblicitaria delle radio, in Italia già marginale (intorno al 4%).

Da considerare poi l'aspetto non marginale dei diritti sulla musica trasmessa. Le radio commerciali solitamente non hanno questo problema perché trasmettono quasi esclusivamente materiale promozionale fornito dalle stesse case discografiche. Per il resto si affidano a rimborsi forfetari alla SIAE.

E' evidente che tale strada potrà essere perseguibile solo dopo aver raggiunto un discreto bacino di utenza e aver così acquisito introiti pubblicitari. In caso contrario potrà essere usato solo materiale libero: quindi essenzialmente musica classica e jazz anteriore a 50 anni da oggi.

Diverso il discorso per le radio no-profit, gestite da volontari. Qui il mezzo consente un ritorno alle radio libere anni '70, bassi costi di ingresso e grande libertà nella gestione dei contenuti (escluso quelli musicali, naturalmente).

Si tratta del fenomeno nascente delle web radio, emittenti super specializzate che sono listate per l'Italia, per esempio, da Yahoo.

Viene da chiedersi se avranno un riscontro comparabile alle radio libere degli anni '70 e se saranno rilevanti in ambito musicale come quelle.

Sul secondo quesito (la rilevanza in ambito musicale) la risposta dovrebbe essere negativa, a parte il materiale non protetto per tutto il resto dovrebbe essere pagato il diritto di trasmissione alla SIAE, cosa ben difficile per radio senza introiti.
E' possibile che agli inizi le case discografiche chiudano uno o entrambi gli occhi, considerando l'audience estremamente modesta, ma l'evasione dei diritti resta.

Ma l'elemento audience e' da approfondire: e' possibile per una radio di questo tipo arrivare ad ascolti comparabili a quelli delle radio libere dei tempi d'oro? Tecnicamente sì, ed anche oltre, perché non ci sono più i limiti in ambito locale, anzi la trasmissione può arrivare in ogni parte del mondo, l'unico limite è la lingua. Ma la frammentazione di Internet e la enorme ampiezza e diversificazione della offerta rendono l'audience effettiva, e anche gli ascolti, inferiore a quella di una radio locale.

Cambierà questa situazione, qualcuna di queste radio internet, profit o non, si affermerà e diventerà nota al di fuori di un ristretto circolo di habitué o di navigatori casuali? Vale la stessa considerazione che si può fare per i portali: solo attraverso una feroce selezione e concentrazione. Ma i tempi della selezione non sono facilmente prevedibili, perché non obbligata da alcun vincolo esterno, come potevano essere i costi di gestione insostenibili, nel caso delle TV o delle radio private degli anni '70 e '80.

Restano da citare, ma solo di corsa, i rilanci di trasmissioni radio FM su Internet (segnaliamo Radio Rock  e TSF Jazz - in francese). Qui tutte le considerazioni di costo, diritti ecc. sono superate dal fatto che sono già stati risolti per la trasmissione primaria in FM. Internet e' in questo caso soltanto un potente mezzo di comunicazione alternativo che consente di ascoltare una emittente come Radio Rock, che trasmette musica non convenzionale nella zona di Roma, anche dall'altra parte del mondo.

 

 © Alberto Maurizio Truffi -  Musica & Memoria 2002 - 2012

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