La distribuzione digitale della musica - Approfondimenti

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Indice:

La compressione MP3 / Lo scambio peer-to-peer di musica (P2P) / Musica digitale e modello di business / Le azioni di contrasto legale / La distribuzione via Internet / Il portale XYZ Music / Lo stato della distribuzione digitale / Il catalogo / Il formato / La protezione / Le politiche di vendita / I lettori portatili (player) / Portali specializzati, portali universali e mercato / La rivoluzione digitale all'opera (iTunes) / Le potenzialità del P2P

   

Musica digitale e modello di business

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Nonostante la presenza importante di canali che distribuiscono la musica via Internet gratuitamente, molti soggetti hanno tentato sin dalla fine degli anni '90 di trasformare questo canale in una fonte di profitto. Impresa non facile essendosi ingenerata nei potenziali clienti la percezione che in Internet i contenuti siano in generale gratuiti.

Questo nuovo mercato si è affermato  faticosamente soltanto dal 2004-2005 (si veda l'articolo su Musica e mercato per una analisi della transizione tra supporti materiali - il CD - e immateriali) e il suo successo è stato tenacemente perseguito da chi trae profitto dalla commercializzazione della musica (case discografiche in primo luogo) per diversi validi motivi: 

 

solo il 15% della popolazione attiva sopra ai 15 anni, nei mercati principali, compra CD, mentre almeno il 95% ascolta musica diffusa, prevalentemente tramite il canale radio: quindi esiste una forte domanda di musica che non viene intercettata dalle case discografiche, se non in minima parte, coi diritti di trasmissione, ma si trasforma invece in profitto per le radio (tramite la pubblicità) (dati 2005)


le vendite dei CD sono in declino da anni (a un tasso che è arrivato anche al 10% all'anno) per molte cause concomitanti, tra cui la concorrenza di altri prodotti di intrattenimento (videogiochi e DVD in primo luogo) (vedi i dati del mercato della musica)


il costo all'utente del CD non è comprimibile se non riducendo i margini delle stesse case discografiche, in quanto per il 45% è assorbito dai costi di stampa e distribuzione (vedi la composizione del costo del CD)


Internet rappresenta un canale alternativo per la diffusione, un canale molto promettente rispetto alla radio tradizionale, sul quale le case discografiche potevano esercitare influenze orientate a indirizzare le scelte dei consumatori


Internet rappresenta anche un canale alternativo per la distribuzione, con costi nettamente più bassi essendo eliminato il supporto materiale (quindi la stampa, i vari magazzini e passaggi intermedi, i trasporti, la diffusione sul territorio tramite i negozi al dettaglio, ecc.)

D'altra parte erano e sono note le difficoltà di ricondurre il digital download in un alveo legale e favorevole per le case discografiche:


una legge economica classica insegna infatti che è difficile far pagare un servizio o un bene che è stato fornito gratuitamente


gli unici modi per convincere l'utente ad accettare un pagamento sono a) presentarlo e farlo accettare come servizio con vantaggi percepibili e riconosciuti o b) individuare una forma di pagamento indiretto.


la repressione delle violazioni del diritto d'autore è resa difficile dalla grande massa di soggetti impegnati nel download di musica e dalla loro delocalizzazione

 

La via del finanziamento indiretto è quella che è stata seguita in Italia con la TV commerciale: una volta forniti i film gratis è stato impossibile imporre un canone annuale ed è stato molto difficile e di lungo periodo fare affermare un mercato della pay per view. Gli unici contenuti che i clienti erano disposti a pagare erano quelli che non erano mai stati proposti dalla TV "gratuita": partite di calcio in diretta o film a contenuto erotico, mentre già minore era l'interesse per le anteprime di film. La TV commerciale ha prosperato in altro modo, vendendo il pubblico ai clienti inserzionisti della pubblicità, e non a caso le interruzioni pubblicitarie sono state sempre accettate (fino ad uno specifico referendum) dagli spettatori, come mezzo per ottenere (illusoriamente) la trasmissione gratuita. (vedi anche: FAQ sulla DTT)

In rete la raccolta pubblicitaria è tuttora inferiore alle attese, e comunque non di tipo diretto e il modello che si è affermato (iTunes) è basato sulla presentazione di valore aggiunto rispetto al P2P, rappresentato da qualità e comodità.

 
 

I detentori dei diritti di copia hanno seguito però, in parallelo alle usuali azioni di promozione del nuovo mercato, anche una tecnica di contrasto di tipo legale, indirizzata a bloccare lo sviluppo del principale competitore sul nuovo mercato (il P2P gratuito) e delle sue varianti. L'azione di contrasto si è sviluppata su tre direttrici: a) i sistemi anti-copia sui CD; b) azioni legali contro gli utenti dei sistemi P2P fondate sulla legislazione attuale; c) azioni di lobbying verso governi ed enti legislativi per introdurre leggi più restrittive ed efficaci.

I motivi che hanno indotto le case discografiche a seguire questo approccio, diversamente da quanto aveva fatto la stessa industria negli anni '70 (ai tempi delle musicassette e delle radio libere) e da quanto messo in atto dall'industria cinematografica, dal settore dei videogiochi e dalle case di software (tutti settori interessati alla violazione dei diritti di copia) sono discussi nelle sezioni dedicate ai sistemi anti-copia e al mercato della musica.

Lato istituzioni le azioni promosse dalle associazioni delle case discografiche hanno effettivamente avuto successo, generando leggi più restrittive, come la nuova normativa europea sul diritto d'autore o la cosiddetta legge Urbani in Italia (una delle più restrittive e repressive del mondo). In parallelo, nel biennio 2004-2005 il canale di distribuzione via Internet si è effettivamente andato affermando come realtà di mercato, attorno al successo del portale iTunes.

Le associazioni dei discografici hanno stabilito immediatamente un rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni, anche per auto-attribuirsi significativi successi. Non è però affatto certo che la relazione sia così diretta e così univoca, nel senso che si può trattare di una concausa, e che altre modificazioni nel consumo della musica e nelle abitudini sociali abbiano concorso al successo, e inoltre è stato probabilmente sovra-stimato il peso economico del P2P in termini di vendite sottratte al canale ufficiale.

Prima o poi si dovrà arrivare ad una riflessione sul modello economico di Internet nel suo complesso, non nello specifico ramo della musica. Un modello dove comunque qualcuno guadagna (se no Internet chiuderebbe) e chi guadagna sono soprattutto i carrier, le compagnie di telecomunicazioni che vendono l'accesso ai contenuti. Oltre a chi controlla la distribuzione degli accessi ai siti attraverso il posizionamento, ovvero il quasi monopolista Google.

Una suddivisione di questi guadagni con chi riempie di contenuti internet, rendendola attraente e quindi attirando traffico, sembra la logica evoluzione, ed ha analogie con quanto avvenuto nella telefonia per i numeri a pagamento (144, 166, 199), ma potrebbe anche comportare un passaggio del potere nelle mani di chi gestisce la distribuzione, anziché in quelle di chi possiede i contenuti (i diritti di copia). Da notare che Google qualcosa del genere lo ha fatto, con la iniziative AdSense  che consente ai fornitori di contenuti di accedere ad una quota (comunque una frazione minima) della raccolta pubblicitaria.

 
 

La distribuzione tradizionale si articola nelle fasi di:  a) produzione dei contenuti (realizzazione del master); b) stampa del supporto e della confezione; c) immagazzinamento e distribuzione materiale (trasporto) ai grossisti e/o ai dettaglianti; d) promozione; e) vendita al dettaglio.

Il canale Internet si differenzia nettamente per l'abbattimento di ogni necessità di magazzinaggio e trasporto, e per la possibilità di integrare la promozione con la presentazione del catalogo.

 

Ciclo

Soluzione

Presidio

Note

Produzione dei contenuti

Nulla di nuovo, la stessa seguita pre-internet.

Majors

Il settore tradizionale e centrale per i mediatori-editori-case discografiche, non si pensa per ora che internet possa rivoluzionarlo.

Promozione, presentazione e distribuzione (vendita al dettaglio)

Portali

Majors e player indipendenti

Qui si innestano le iniziative più ambiziose (Music Net, iTunes, Napster 2.0 ecc.); la scommessa è arrivare ad un portale di frequente accesso da parte dei consumatori, dove non solo si scarica musica (modello MP3.com o E-Music), ma si accede a tutto il mondo della musica, anche il solo visitarlo dovrebbe costituire quindi una forma di intrattenimento, e quindi un laccio per catturare i potenziali clienti e per promuovere il consumo.

Trasporto dei contenuti acquistati
(download)

Internet

TLC

Attualmente il ciclo è presidiato (dal lato del business) solo dalle compagnie TLC, alcune major (Vivendi, BMG) sono in parte presenti o hanno accordi con compagnie TLC, è strategicamente importante per esse non lasciare questa fase cruciale a società estranee alla produzione della musica.

 

La tecnica di trasporto prevista dai portali ufficiali è tradizionale (di tipo broadcast: 1 a molti). La ricerca e le esperienze fatte con il P2P consentirebbe sistemi molto più efficienti, ma sinora nessuno è riuscito a coniugare questa efficienza e immediatezza con le esigenze di protezione dei diritti di copia.

 

Il portale ideale dovrebbe essere in grado di presidiare tutte le dimensioni nelle quali si sviluppa l'interesse verso il mondo della musica da parte dei potenziali clienti:

Informazioni e notizie

L'equivalente delle riviste, ma on-line: presentazioni e foto degli artisti, biografie e discografie degli artisti, calendario dei concerti, recensioni di album e concerti, classifiche

Diffusione (Broadcast)

L'equivalente delle radio musicali e di MTV assieme: radio via internet, radio o video personalizzato (canali tematici, scalette)

Musica su richiesta (Music on-demand)

La distribuzione della musica digitale (o video musicali) in forma semi-gratuita: download di brani (promozionali o parzializzati), download o burning su richiesta di compilation personalizzate (come la iniziativa Music Maker), download di informazioni accessorie sui dischi (tracce, copertine), creazione di "locker", cioè propri spazi musicali accessibili da più client (PC fisso o mobile, telefonino ultima generazione GPRS o UMTS, Internet café) secondo il modello della iniziativa MyPlay

Compilation o playlist

Scambio e condivisione delle compilation: accedendo alle top-10 di altri utenti si possono scoprire nuovi musicisti o nuovi generi allargando gli orizzonti e ingenerando nuovi bisogni di musica

E-Commerce

La distribuzione, ma accessibile da Internet, o dal telefonino (M-Commerce), quindi vero movente economico del portale: download a pagamento di brani singoli o di interi album, video-clip, suonerie e risponditori per telefonini, ecc. acquisto on-line ed invio per corrispondenza di CD, spartiti, biglietti per concerti, altro merchandise.

Comunicazione sincrona

Le chat, ma specializzate per gli amanti della musica: chat specializzate tra fan o fan-club, chat con gli artisti, forum di discussione su argomenti legati alla musica.

Comunità

Strumenti messi a disposizione degli utenti del portale per la comunicazione tra loro: scambio di notizie, scambio di playlist, ricerche, mercatino (p.es. di biglietti non utilizzati), contatto con gli artisti in forum o chat ecc.

Un portale di questo tipo al momento non c'é, o meglio ce ne sono molti e parziali. Il visitatore - consumatore (inconsapevole) vorrebbe infatti un unico spazio virtuale per tutti i suoi interessi musicali, e invece viene confinato all'interno degli spazi presidiati da una casa discografica, da una major, o da distributori terzi che però hanno contratti non con tutte le case discografiche, mentre la associazione major - artista è solitamente per lui ignota o secondaria. E invece dovrebbe costituire la chiave d'accesso principale.

In sintesi dovrebbe affermarsi una iniziativa unitaria, che potrebbe nascere da un accordo tra le major (difficile, in fondo sono in competizione), o essere realizzata da un terzo (ma le majors perderebbero di nuovo il controllo del canale distributivo).
Si è ipotizzato a lungo che il terzo che avrebbe realizzato il portale "XYZ Music" poteva essere proprio chi controlla il canale di accesso, cioè una compagnia di telecomunicazioni, o una associazione tra esse? Tentativi in questo senso effettivamente ci sono stati (Wanadoo di France Telecom, RossoAlice di Telecom Italia) ma non sono diventati il player principale.

Lo è diventato invece (almeno per ora) un altro soggetto estraneo al mondo della musica, una compagnia storica e importante nel settore dell'informatica, la Apple, con il portale iTunes. Il portale non copre (ancora?) tutte le potenzialità del teorico portale XYZ Music ma la forza rappresentata dal suo successo ha sostanzialmente abbattuto le barriere di catalogo (su iTunes si trovano gli artisti di pressoché tutte le case discografiche) e di area geografica (iTunes è ormai accessibile da tutti i principali paesi europei).

2000-2005: La distribuzione digitale diventa una realtà

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La repressione delle reti peer-to-peer e poi, nel biennio 2003-2005, il rapido successo del portale iTunes  hanno creato uno spazio di mercato reale per il digital download legale della musica, che è stato occupato da numerose iniziative. Si trattava in genere di portali dedicati al solo digital download, pochi almeno all'inizio hanno adottato l'approccio del portale XYZ Music, anche se iTunes ha progressivamente integrato altre funzioni oltre a quella di e-commerce (Apple Store). Il proliferare di iniziative è stato possibile sia per il costo di realizzazione relativamente basso (il servizio è gestito di solito totalmente in automatico, con intervento umano ridottissimo) sia per la presenza di fornitori di servizio (come United Music Store e Vitaminic) in grado di fornire portali "pronti all'uso" per terzi (per esempio i portali MTV e MSN Music in versione italiana erano appoggiati sulla piattaforma United Music).

Nel sito della organizzazione mondiale che promuove la distribuzione digitale (download) legale della musica, Promusic (finanziata ovviamente dalle case discografiche, attraverso la loro organizzazione mondiale IFPI) a fine 2005 erano elencati centinaia di portali dedicati alla vendita on-line, in modo esclusivo e specializzato, e in alcuni casi anche secondo il modello del portale XYZ Music

I portali in questa fase si stabilizzano come offerta di servizi ed elementi caratterizzanti:

Ampiezza del catalogo

Il catalogo non è mai ampio al livello dei sistemi illegali P2P. E' abbastanza ampio solo nel caso di iTunes. In generale varia da 200.000 titoli a milioni nel citato caso di iTunes.

Etichette e artisti disponibili

I portali si suddividono in base alle case discografiche ed agli artisti sotto contratto: a) solo majors (solitamente orientati alla musica commerciale); b) solo indies (case discografiche indipendenti, siti orientati a musica di nicchia o meno commerciale);  b) majors e indies (un compromesso tra i due approcci precedenti). Un caso particolare è Vitaminic.

Formato

Pochi siti utilizzano il popolare e comodo MP3, la maggior parte utilizzano lo standard di Microsoft WMA, Apple iTunes ovviamente usa il suo standard AAC, altri standard, come il Sony CONNECT, basato sul sistema di compressione ATRAC dei MiniDisc, appaiono in fase di transizione verso il primo o il secondo.

Protezioni

A seconda del formato e degli accordi tra la casa discografica ed il portale variano le protezioni applicate al file comprato e scaricato. Il formato AAC contiene un suo sistema di protezione (DRM: Digital Right Management) proprietario che vincola (anche se non in modo insuperabile) gli acquirenti ai lettori iPod prodotti dalla stessa Apple. Solo in rari casi si può fare con esso tutto quello che si vuole.

Politica di vendita

La più semplice è quella utilizzata da iTunes: il pagamento di una cifra ridotta (0,99 € o 0,99 $) per brano. Molti siti (come Napster) puntano invece all'abbonamento (un tot di brani scaricabili al mese, previa sottoscrizione di un contratto). Altri (United Music) puntano al sistema prepagato in uso nella telefonia mobile (un ammontare che consente di scaricare brani o album a defalco). A volte il prepagato può essere appoggiato ai canali già esistenti per la telefonia mobile.

Offerta

Molti portali sono specializzati per il download digitale, numerosi altri affiancano a questa attività primaria altre forme di commercio di musica, ad iniziare dalla vendita per corrispondenza di dischi, film, giochi, suonerie e risponditori, biglietti per concerti e altro merchandise legato alla musica e all'intrattenimento in generale, integrato eventualmente da altre informazioni (classifiche, biografie e discografie di musicisti e così via).

Mercato geografico

Non tutti i portali sono disponibili in tutti i paesi. Internet è sovranazionale ma i portali musicali spesso non lo sono, per precise scelte delle case discografiche, che non cedono i diritti per tutti i paesi. La limitazione ha varie motivazioni ma di solito è legata alla affidabilità del contrasto alla pirateria che le majors attribuiscono ai paesi. I competitori più interessanti di iTunes, vale a dire Napster, Rhapsody e Zune, non sono disponibili in Europa.

L'alternativa ai portali legali elencati sul sito di Promusic è ancora rappresentata dal peer-to-peer illegale. In una intervista ad inizio 2005 Caterina Caselli parlava di oltre tre milioni di utenti giornalieri, solo in Italia, collegati a questi servizi (non solo per scaricare musica, in gran parte alla ricerca di film) e le principali reti (eMule e derivati) contavano numeri elevatissimi sia di utenti collegati sia di brani disponibili.

Per quanto riguarda l'Italia Promusic censiva 11 portali a marzo 2005, una situazione quindi di dominio di iTunes più marcato che negli altri paesi.

La disponibilità della produzione che interessa su un portale musicale è l'elemento principale di valutazione da parte dell'utente, esattamente come avviene nella scelta di un negozio di dischi.
Un elemento che diventa più complesso quando la politica di vendita è basata sull'abbonamento. E' evidente infatti che questo sistema rappresenta un legame verso un portale (al quale anticipiamo soldi), e quindi un vincolo nella ricerca della musica.

La differenza la fa il genere di musica che stiamo cercando. Se l'interesse è verso la musica commerciale del momento, vale a dire quella che va in heavy rotation sulle radio o su MTV, la ricerca è facile e può fermarsi ai portali principali.
Se l'interesse è verso musica alternativa o meno nota, è più difficile che si possa trovare tutto in un solo portale.

Le considerazioni sull'ampiezza del catalogo si incrociano con la teoria della "coda lunga" (The Long Tail, Chris Anderson, www.wired.com), che sottolinea la potenzialità della distribuzione digitale o via Internet per i titoli di minore richiamo. L'approccio tradizionale, seguito tuttora dall'industria editoriale e discografica, è vincolato alla limitazione fisica dei magazzini dei rivenditori, e punta di conseguenza al massimo sfruttamento di un limitato numero di titoli per un ristretto lasso di tempo (top-10, classifiche di libri). Avendo a disposizione un magazzino enormemente più vasto, un volume di business dello stesso ordine di grandezza può essere generato dalla vendita di poche unità di moltissimi titoli. E questo effettivamente già avviene per Amazon nel settore libri.

Da notare che lo stesso fenomeno si nota nel download via P2P: una gran parte delle canzoni scaricate non sono novità, ma rarità, fuori catalogo, o comunque non novità.

L'ampiezza del catalogo dipende in definitiva dalle scelte del portale musicale riguardo al target a cui si rivolge e al modello di business al quale tende. In base a queste saranno orientati gli accordi con gli editori che detengono i diritti di distribuzione. Accordi orientati alle majors, o solo ad alcune di esse, costosi perchè è la major a detenere la chiave del valore, per i portali che rimangono legati al modello tradizionale. Accordi orientati anche o solo alle indies, anche alle piccole o piccolissime o addirittura alla auto-produzione, per i portali che puntano al nuovo modello "long tail" e che possono farlo grazie ai costi più bassi, consentiti dal fatto che in questo caso è invece il portale a portare il maggior valore nella partnership.

I formati di compressione lossy (con perdita) utilizzati sono sostanzialmente tre: lo standard di fatto MP3, lo standard proposto da Microsoft (WMA) e quello proposto da Apple (AAC). A questi si sono aggiunti a fine decennio i formati lossless (senza perdita), con in evidenza il Flac (Free Lossless Audio Codec).
Il primo, il ben noto MP3, non prevede protezioni, WMA e AAC nascono sia come evoluzioni del sistema di compressione MP3 (quindi sono più efficienti) sia, soprattutto, per inserire in esso sistemi di protezione del diritto di copia. Flac è anch'esso senza protezioni.

Il sistema AAC è proprietario di Apple Computer e, in coerenza con la politica di questa compagnia, non è concesso ad alcun altro; il sistema WMA ha avuto invece sin dall'inizio l'obiettivo di diventare il nuovo standard al posto di MP3 ed ha avuto una forte diffusione, tuttora in crescita, ma senza riuscire a sostituire il popolare MP3.

I portali commerciali utilizzano praticamente tutti WMA, quelli alternativi hanno file MP3 e, in molti casi, anche WMA. Il portale iTunes utilizza ovviamente AAC.

A fine decennio a questi formati lossy si sono affiancati nuovi formati di compressione "lossless", il principale dei quali è il FLAC (free lossless audio codec). Usati per la distribuzione di musica di pubblico dominio (o comunque fuori dai canali ufficiali / legali) sono stati però adottati anche dai portali dedicati al download legale della musica classica (Deutsche Grammophon) e della musica in alta definizione o in qualità CD (HDtracks, MagnaTune).

Per un approfondimento sulla compressione FLAC e sui portali HD e a qualità CD: blog di Musica & Memoria.

 

I sistemi di protezione

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Il sistema di protezione (DRM: Digital Rights Management per WMA) consente molte raffinate forme di sicurezza (e di ostacolo all'utilizzo per il cliente) anche oltre quanto sarebbe garantito dalla legge sui diritti di copia.
Un interessante raffronto su quanto si può fare con MP3 e quanto è in vari modi ostacolato dal DRM è contenuto nel portale indipendente Playlouder, che riportiamo:

 


PlayLouder Shop
(MP3)

Illegal P2P
(like Kazaa) (MP3)

iTunes
(AAC)

Napster
(WMA)

Legal
(Artists and record companies get paid)

0

X

0

0

Quality

High
(Variable Bit Rate: 192-320kbps)

Low
(~96-128kbps)

Medium
(128kbps)

Medium
(128kbps)

Can burn cds

0

0

0

X

Can play on all your computers

0

0

X

X

Plays on iPod

0

0

0

X

Plays on portable devices (such as mobile phones, Zen, Karma, Walkman, and many others)

0

0

X

X

Keep your music forever

0

0

0

X

Plays on Windows, Mac, and Linux

0

0

X

X

Free of spoofs and viruses

0

X

0

0

Recommendations, artist information, and editorial reviews

0

X

X

X

 

A parte la valutazione della qualità dei file, che è opinabile (secondo Microsoft e Apple i 128kpbs con il loro sistema di codifica corrispondono al doppio in MP3, quindi dovrebbero essere quasi equivalenti all'MP3 con Variable Bit Rate usato da PlayLouder) leggendo le X si possono cogliere i molti vincoli derivanti dalla protezioni, sconosciuti agli utenti abituati ai popolari MP3:

 

Copia su CD

Quasi sempre è possibile, ma non sempre, e non per sempre e in numero illimitato di volte (tipicamente un massimo di 3 volte)

Copia su lettore portatile

Esistono diverse incompatibilità: i lettori solo MP3 ovviamente non possono suonare AAC e WMA, i lettori Apple iPod non possono suonare i WMA. L'unico formato universale continua ad essere l'MP3. Stessa situazione per i telefonini o i palmari con lettore MP3 incorporato. Anche nel caso di download sul lettore il numero di operazioni può essere limitato (tipicamente ad un massimo di tre).

Copia su disco MP3

La copia su disco MP3 per ascolto in auto o come colonna sonora in sistemi multi-room non è possibile nè per WMA nè per AAC (questo uso non è citato nella tabella sopra). I lettori car-audio più recenti stanno però introducendo il supporto di WMA.

Copia su altri PC

Anche questo non è possibile, il file rimane solitamente "incatenato" al PC sul quale è stato scaricato dal sistema DRM, una volta copiato su un altro PC la marcatura DRM non viene incrociata e l'ascolto non è possibile, a meno di effettuare complicate operazioni di export-import della licenza.

Ascolto su PC non Windows o Apple

L'ascolto su PC con Linux non è sempre possibile, come anche l'ascolto incrociato (p.es. WMA su PC Apple). Nessun problema invece per AAC su Windows.

Ascolto per sempre

Esistono anche i diritti a tempo (non contemplati dalla legislazione). Il file scaricato rimane ascoltabile per un lasso di tempo predefinito (tipicamente fino a che è attivo l'abbonamento con il portale). E' il sistema usato soprattutto nel caso di abbonamenti con numero di download illimitato.

 

Mentre con i file MP3 la operatività garantita è massima, con gli altri due sistemi è necessario avere una catena di componenti tutti compatibili:

 

 

Sistema operativo

Lettore

Telefonino

Auto

Casa

 

Microsoft Windows

Compatibile WMA

Compatibile WMA

Compatibile WMA

Lettore DVD compatibile WMA

 

Apple

iPod

Compatibile AAC

Connettore iPod

Dockstation iPod

 

Naturalmente è possibile ritornare alla operatività completa mediante una conversione a MP3, operazione però non prevista da nessuno dei due sistemi, anche se ovviamente sempre possibile, pur se laboriosa, passando dalla conversione analogica o via CD (masterizzando un CD in formato standard Red-Book, ovvero WAV, e poi passandolo in un ripper per riportarlo a formato MP3 non protetto).

 

Le politiche di vendita

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I sistemi di distribuzione e di pagamento nel nuovo mercato, possono essere differenziati in: diffusione streaming (analoga all'attuale radio) e download (scarico sul PC, tipica del mondo internet):

 

Streaming

Abbonamento con scadenza periodica (sostanzialmente come il canone RAI, ma volontario).
L'abbonamento dà diritto all'accesso al sito e all'ascolto o al download in linea dei contenuti musicali che propone 


Abbonamento per quantità (come le carte prepagate telefoniche).
L'abbonamento dà diritto ad ascoltare una certa quantità di contenuti (misurata in volume, per esempio in Mbyte)


Finanziamento indiretto (subsidize), l'ascolto è gratuito, ma il sito-radio è sostenuto da uno sponsor o dalla pubblicità che attira (come la attuale TV o radio commerciale)

Download

Pagamento per singolo download (Apple iTunes e altri portali per il digital download)


Pagamento prepagato per un monte di download


Abbonamento per lo scarico di un numero limitato od illimitato di download (tipicamente, al mese)


Una ulteriore variante del modello è dato dal tempo di validità del download, che può essere indefinito o limitato ad un lasso di tempo predefinito o a un numero prefissato di copie o di trasferimenti su CD

 

Le difficoltà di imporre un sistema di pagamento e quindi un modello di profitto a questi nuovi canali di diffusione sono note:

 

Streaming

La presenza di alternative apparentemente gratuite (subsidized) rende improbabile e confinato eventualmente ad un mercato di nicchia, con contenuti esclusivi, il successo delle formule ad abbonamento


Varie tecniche di cattura consentono di registrare i contenuti durante la fruizione in streaming, quindi la differenza tra download e streaming, nel caso della musica via computer, diventa più sfumata che nel caso della musica via etere

Download

Anche in questo caso il successo è molto legato alla presenza di alternativa gratuite, in questo caso di legalità dubbia o nulla (Kazaa, Winmx, eMule e simili). Finché esisteranno costituiranno ovviamente una alternativa attraente per gli utenti


Il modello spinge alla vendita del singolo brano, perché su questo è possibile arrivare ad un prezzo d'attacco attraente.
Questo però può mettere in crisi il mercato degli album e quindi i profitti complessivi (una volta scaricato il singolo trainante il potenziale acquirente potrebbe perdere interesse nell'album) oltre ad essere poco gradita agli artisti che temono di perdere questa forma espressiva (e tornare a un mercato simile a quello dei primi anni '60 con i 45 giri)

 

La politica di vendita più semplice per il digital download è il pagamento per singolo brano, il cui prezzo è curiosamente indipendente dalla valuta (0,99 €, 0,99 $, 0,99 £ ...). E' un sistema poco impegnativo che consente un "assaggio" della musica digitale senza impegno eccessivo, ma ovviamente è assai oneroso se si vuole caricare un lettore portatile (che ormai può contenere migliaia di canzoni).

Esistono quindi altri sistemi basati sull'abbonamento che consentono, a fronte di un contratto periodico (e quindi di un impegno e di un vincolo con un portale) di scaricare un numero elevato di brani in un periodo di tempo (solitamente ricondotto al mese).

 

Sistema

Vantaggi

Svantaggi

Esempi

Pagamento singolo

Minimo impegno, minimo costo iniziale

Costo elevato se il numero di brani al mese supera i 10-15

iTunes, Rosso Alice, Vitaminic

Abbonamento mensile

Costo concorrenziale con la formula a pagamento singolo oltre i 10-15 brani al mese

Impegno con uno specifico portale. Possibile problema: non reperibilità dei brani cercati. Può essere necessario integrare con acquisti singoli o sottoscrivere più abbonamenti.

Napster 2.0, Rhapsody, Wippit UK, Playlouder, eMusic

Abbonamento mensile illimitato

Costo molto concorrenziale. Possibilità di gestire liberamente il proprio player MP3.

Offerto solo da Napster 2.0 (Napster-To-Go) e solo in USA, e quindi limitato al catalogo di questo portale. Le canzoni scaricate hanno disponibilità condizionata alla prosecuzione dell'abbonamento e sono fruibili solo sui player certificati da Napster o sul PC. Se viene interrotto l'abbonamento non sono più ascoltabili. 

Napster 2.0

 

Altro elemento di grande importanza è il metodo di pagamento. A parte la carta di credito, che è ovviamente sempre ammessa, per consentire l'uso alla vasta platea dei giovani esistono altri due sistemi, supportati da vari portali:

 


il credito prepagato messo a disposizione da un detentore di carta di credito (formula gift di iTunes);


l'abbonamento messo a disposizione da un detentore di una carta di credito (formula abbonamento per terzi di iTunes);


l'addebito su una carta SIM prepagata per telefonino (ovviamente in base ad accordi specifici con i gestori); un sistema che alcuni portali UK hanno iniziato a proporre da metà decennio e che consente di accorciare la distanza con la vendita di musica direttamente via rete mobile, verso telefonini / lettori MP3.

 

Esiste inoltre la possibilità di utilizzare le carte di credito prepagate (tipo Postepay) che hanno avuto una progressiva diffusione come mezzo per fornire moneta elettronica a giovani non ancora economicamente indipendenti.

 

I lettori portatili (mobile player)

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Elemento fondamentale per il successo della distribuzione digitale è il lettore portatile (player). La distribuzione digitale via Internet si sposa infatti in modo particolarmente efficace con la musica in mobilità. Naturalmente sono possibili altri utilizzi, come la masterizzazione (burning) dei CD per tutti gli utilizzi consentiti dal supporto, o l'utilizzo del computer fisso o mobile come organizzatore e lettore di musica utilizzando un media player, ma la carica del lettore portatile è stata all'inizio decisamente la leva più potente per l'affermazione del digital download.

I player tecnicamente e commercialmente nascono dall'abbassamento di prezzi continuo delle memorie per PC (memory stick). Un player non è altro che una memoria (di capacità sistematicamente crescente, si è partiti da 64MB e si sono superati dopo pochi anni gli 8GB su stato solido) con un chip per la decodifica dei file in formato compresso e, in molti casi, un secondo chip per la sintonizzazione digitale FM, al fine di utilizzarlo come radio. In base alla dimensione della memoria e al livello di compressione possono contenere centinaia o migliaia di canzoni, o anche tutta l'opera di un grande compositore classico.
Per il collegamento al PC utilizzano normalmente la porta USB, disponibile in tutti i computer venduti dal 2001 in poi, nella release 1.0 o 2.0 (più veloce, tempi di carica più ridotti). 

Naturalmente le stesse funzionalità sono integrabili anche in un telefonino, che può quindi funzionare tranquillamente anche come player.

I primi player supportavano come formato di compressione soltanto l'MP3, mentre quelli più recenti ormai supportano anche WMA (vedi la tabella sottostante sui principali formati audio alternativi all'MP3). Il player di maggior successo, l'iPod della Apple, supporta ovviamente l'AAC oltre che l'MP3.

WMA

la proposta della potentissima Microsoft, integrata con il lettore software Windows Media Player, implementa il sistema di protezione DRM (Digital Rights Management) della stessa Microsoft, appoggiata dalla maggioranza delle majors

AAC

elaborato dalla Apple, ovviamente in contrapposizione a Microsoft, è lo standard utilizzato dal portale iTunes e dal lettore iPod, il maggior successo, sinora, nel campo della musica distribuita via Internet; uno standard proprietario, non aperto, e come tale censurato dalla UE.

RA

il formato del popolare lettore software Real Audio è stato proposto dalla Warner, competitore di Microsoft attraverso la propria controllata AOL (America On-Line); sembra però che stia convergendo verso WMA

I player più potenti (e pesanti) utilizzano una memoria basata su hard-disk (come il primo iPod) con capienza tra 10 e 40GB e oltre, e la possibilità quindi di memorizzare migliaia di canzoni o altri contenuti multimediali. La differenza di qualità la fa anche l'impianto audio, i migliori, come l'iPod, hanno cuffie infraurali con magneti in neodimio e garantiscono una buona resa sonora. Un miglioramento si può ottenere anche con cuffie a riduzione del rumore ambientale, come le Philips HN50 o HN60. L'iPod utilizza inoltre nella maggior parte delle versioni la connessione Firewire, molto più veloce della USB, ma non presente in tutti i PC (ovviamente però presente in tutti gli Apple).

Portali specializzati, portali universali e mercato

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Molti portali sono specializzati per il download di musica digitale (Vitaminic, Wippit, Playlouder), la maggior parte però affianca a questa attività altre forme di commercio elettronico, legate alla musica (in primis la vendita per corrispondenza di dischi di qualsiasi formato) o ad altre forme di intrattenimento.
Rosso Alice proponeva ad esempio anche il download di film o di eventi sportivi, iTunes propone audio-book e registrazioni di fiction radiofonica da ascoltare sull'iPod.

Il fiorire delle varie iniziative e la creatività tipica di un mercato nascente provoca però anche qui il tipico fenomeno Internet della eccessiva frammentazione. L'utente tipo può essere disorientato dalle molte proposte in parte sovrapposte, in parte complementari, mentre vorrebbe arrivare subito al risultato, diminuendo al massimo il tempo da dedicare alla ricerca.

Rimangono molte differenze e limitazioni rispetto al P2P gratuito dei derivati di Napster, a parte il non trascurabile elemento della copia a pagamento anziché gratuita:


Il numero di canzoni disponibili continua ad essere inferiore


La fruizione successiva dei brani scaricati non è libera, almeno per i servizi più spinti commercialmente (iTunes, Napster 2.0)


Non sono reperibili facilmente brani rari, fuori catalogo, poco commerciali, quindi i servizi a pagamento non hanno la funzione di banca dati della musica mondiale che hanno assunto a suo tempo i servizi P2P

I servizi di musica on-line sono inoltre ancora un fenomeno principalmente confinato ai mercati più ricchi (USA e UK), che si sta espandendo in Europa, in modo difforme tra vari paesi e piuttosto lentamente in Italia. In particolare, alcune iniziative americane di buon successo (Napster 2.0, Rhapsody, MusicMatch) non sono disponibili in Europa perché le major hanno concesso i diritti solo per il mercato USA (probabilmente per ragioni legate alla funzionalità non completa del DRM). 

Il target è comunque l'utente interessato soprattutto allo scarico senza problemi (e senza necessità di competenze tecniche particolari), direttamente sui player portatili o sul PC utilizzato come juke-box, di musica soprattutto di tipo commerciale.

iTunes

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La iniziativa della Apple è quella che ha avuto, come noto, il miglior riscontro di mercato. Ha raggiunto già nel 2002 la soglia del milione di brani venduti e scaricati al prezzo (tipicamente USA) di 99 centesimi di dollaro l'uno ed è arrivata a 17 milioni di brani a dicembre 2003 e a a 50 milioni a marzo 2004. Predominante in tutti i mercati, incluso il più ricco (USA) è quasi in condizioni di monopolio in mercati più refrattari al digital download legale, come l'Italia.

Elementi fondamentali per il successo sono stati il diverso parco di potenziali clienti e le azioni anti-pirateria in USA. Gli utenti di computer Apple sono infatti tipicamente più educati alla esigenza di acquistare e a dare valore agli elementi immateriali (sono utenti che preferiscono la qualità al prezzo) e in generale l'ambiente operativo Apple è molto più integrato dell'anarchico e mutevole mondo Microsoft dominante. Inoltre in USA la associazione dei discografici (RIAA) ha portato avanti, a partire dal 2003, molte clamorose azioni giudiziarie contro utenti internet che scaricavano la musica gratis con sistemi peer-to-peer (o P2P) con una conseguente spinta all'acquisto legale "per evitare grane" (anche alla luce del prezzo comunque assai basso). Al tutto si aggiunge la perfetta integrazione con il lettore portatile iPod, che consente di fare una ricarica di musica con poche semplici operazioni, per utilizzarla poi in mobilità. Inoltre il portale stesso si è arricchito nel tempo di funzionalità ed è utilizzabile come efficiente media player per organizzare la musica ed ascoltarla direttamente da PC.

Il portale iTunes è stato uno degli elementi fondamentali della strategia di riposizionamento di Apple nei servizi e nell'entertainment inaugurata dal fondatore e leader della compagnia Steve Jobs al suo rientro in azienda. Con iTunes Apple ha conquistato una posizione dominante nella musica on-line e conseguentemente molto influente nel mercato della musica, in particolare in una situazione di declino costante delle vendite di supporti fisici (CD) a favore di quelli immateriali. Diventando così un competitor, non sui contenuti, ma sui fatturati, delle majors della musica.

Puoi leggere qui una analisi delle caratteristiche di iTunes a confronto con gli altri portali presenti nel 2004.

Le potenzialità perdute del P2P

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Il file sharing ha generato un enorme interesse negli utenti Internet (per ovvi motivi) e per conseguenza una grande attenzione da parte degli sviluppatori, con la proposta di sistemi di distribuzione altamente efficienti.

Già il sistema WinMX consentiva, oltre alla possibilità di riprendere il download dopo una interruzione dal punto in cui si era lasciato, lo scarico in parallelo da più file sorgenti (con abbattimento di costi e tempi), in seguito il sistema BitTorrent ha inserito la possibilità di scarico bidirezionale, per semplificare si può dire che i segmenti di file scaricato sono messi a disposizione di altri utenti nello stesso momento nel quale avviene la copia, con una pluralità di sessioni sia in ingresso sia in uscita.

A queste elevate prestazioni nella fase di copia, decisamente superiori e più evolute di quelle di standard professionali per il file transfer come l'FTP del modello OSI, si aggiungono le potenti funzioni di ricerca che, sfruttando la grandissima base di conoscenza rappresentata dagli archivi degli utenti collegati, consente di utilizzare questi sistemi anche come banca dati, per controllare, ad esempio, il titolo di una canzone, o gli esecutori che l'hanno proposta (sempre con l'attendibilità proporzionata alla natura volontaria e non professionali degli archivi).

Queste grandi potenzialità sono state sospinte nell'area grigia delle applicazioni semi-legali o sopportate, dalla indefessa opera di repressione (e di tutela dei diritti d'autore) sollecitata dalle case discografiche (in primis) o cinematografiche. In questo modo sono state marginalizzate tecniche molto raffinate come quelle di BitTorrent (comunque utilizzate anche per scopi legali, ad esempio la distribuzione di nuove versioni di software open source come Linux).

Da molte parti sono state ipotizzate o tentate iniziative per ricondurre le enormi potenzialità del P2P in un alveo legale (vedi riquadro) ma il muro eretto dai detentori dei diritti di copia è stato sempre insuperabile. Si tratta quindi di un caso evidente di contraddizione tra le opportunità offerte dalla tecnologia e i vincoli derivanti da un contesto produttivo e sociale totalmente differente (il mondo editoriale dell'800, nel quale è maturata la legislazione sui diritti di copia).

Si tratta anche di fenomeni ad andamento alterno: negli anni di Internet trionfante e della new economy trainante lo sviluppo mondiale (fine anni '90) la forza della rete era tale da rendere difficili e poco popolari i tentativi di ostacolarne la crescita, anche nei suoi aspetti "anarchici" e ai confini della legalità. Passata questa fase con l'esplosione della bolla speculativa creatasi nei mercati azionari, la "old economy" ha ripreso potere, assieme ai suoi referenti politici nei vari governi, e in questo quadro è stata possibile la stretta legislativa e repressiva, non solo sui diritti di copia ma in generale sul controllo della rete.

E' nell'ordine delle cose che a questa fase subentri una nuova fase espansiva delle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione, e in questo contesto potrebbe essere ripensata globalmente tutta la materia dei diritti d'autore, riprendendo le molte iniziative e idee nate in quest'area (leftcopy, GNU license, licenza collettiva) in un contesto più favorevole e ricettivo.

Un metodo proposto per la legalizzazione del P2P è la licenza collettiva volontaria (vedi http://creativecommons.org ): chi mette in rete i suoi file è equiparato ad una sorta di emittente radiofonica e acquisirebbe i diritti mediante il versamento di una quota mensile (ovviamente assai bassa, e remunerativa grazie all'enorme massa dei soggetti versanti) a un ente esattore indipendente. Un altro sistema potrebbe essere la netta distinzione qualitativa dei file musicali nel circuito P2P rispetto a quella del circuito del download legale (i primi potrebbero ad esempio essere limitati a 96KHz); in tal modo il P2P avrebbe una funzione di conoscenza e promozione della musica, e potrebbe generare più vendite di quante ne sottrae. 
Sono intuibili le obiezioni della case discografiche: a parte la ovvia aspettativa che il P2P legale interessi comunque solo una minoranza (e che la legalità più o meno conquistata "abbassi la guardia" ai vari legislatori e amministratori), nel primo caso rinuncerebbero a diritti teoricamente garantiti dalla legge a fronte di guadagni incerti, mentre nel secondo caso non è affatto detto che la massa degli utenti sia effettivamente in grado di percepire come problema la differenza qualitativa.

Qualcosa di analogo è alla base della proposta del portale Mercora, che si proponeva di far diventare una realtà il concetto di P2P Radio, nel quale la condivisione non è orientata al download di file ma all'ascolto in linea (streaming), ed ogni utente del sistema apre in pratica una sua radio su Internet.

Un'ampia descrizione sulla P2P Radio e su Mercora si può leggere qui.

 

© Alberto Maurizio Truffi - Musica & Memoria / 2003 - 2006

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