La televisione digitale terrestre (DTT) in Italia (e in UK)

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Indice:

Cronologia della DTT in Italia / Lo switch-over nel Regno Unito

   
 
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 I passi di avvicinamento alla DTT in Italia

Giugno
2009

Completato il primo switch-off parziale in una importante regione del paese, il Lazio. Lo switch-off ha riguardato solo Rai 2 e Rete 4 ma comunque un grande numero di persone si sono precipitate ad attrezzarsi con un decoder. Qualche inconveniente per la decisione di attuare negli stessi giorni un riordino delle frequenze, con conseguente necessità di inizializzare nuovamente i decoder già installati, me nessun particolare problema di accoglienza da parte dei tele-utenti del Lazio.

Marzo
2009

Completato il primo switch-off completo in Italia, quello della Regione Sardegna. In tutta l'isola sono state chiuse le stazioni emittenti in analogico. I primi effetti osservati sul mercato sono stati una contrazione degli ascolti per Mediaset. Il fenomeno che si è osservato è che molti abitanti della Sardegna, piuttosto che affrontare l'acquisto del decoder ed interventi sull'impianto d'antenna, hanno preferito passare direttamente alla parabola, al satellite e a Sky.

Marzo
2007

Il primo marzo è finalmente partito lo switch-over propedeutico di Cagliari e provincia (122 Comuni). Nel territorio della provincia Rai2, Rete4 e Qoob (Telecom Italia Media) si possono ora ricevere solo sulla  rete digitale terrestre. Il piano originario prevedeva lo switch-off per tutta la Sardegna ad inizio 2005, poi slittato ad inizio 2006. Ora finalmente, dopo un altro anno, l'avvio operativo.
Il passaggio richiede come sempre la installazione di un decoder, per il quale regione e governo hanno stanziato un contributo di 70 €. Sono state riportate sui giornali notizie di file dei cagliaritani per acquistare i decoder in prossimità del passaggio (parziale).
I passi successivi saranno ovviamente la estensione alle altre province della Sardegna e alle altre emittenti nazionali (entro il dicembre 2008). Si renderanno così disponibili frequenze non più necessarie che Mediaset ha annunciato in seguito di voler utilizzare per prime sperimentazioni della HDTV (High Definition TV) terrestre (in antitesi a quella satellitare, che già esiste).
Per il resto d'Italia il ministro Gentiloni ha confermato (come era nell'aria e da noi previsto) un obbiettivo di completamento della transizione nel 2012, quindi allineato agli altri maggiori paesi europei (nella legge Gasparri si puntava ad un irrealistico e ormai tramontato 2006).

Agosto 2006

A differenza che in UK la strategia di migrazione continua ad essere oggetto di dibattito politico, ma anche pressoché sconosciuta alla gran parte degli utenti, che ignorano totalmente l'incipiente salto tecnologico. I punti controversi rimangono sempre gli stessi, li elenchiamo proponendo per ciascuno di essi possibili scenari:
Riordino e riassegnazione delle frequenze: compito del Ministero delle Comunicazioni e dell'Agcom, è un prerequisito fondamentale per la copertura del territorio e si suppone che venga affrontato e risolto entro la fine del 2007, probabilmente con qualche coda irrisolta nelle situazioni più complesse (sovrapposizioni con frequenze radio e altre)
Conversione degli apparecchi televisivi: il costo dei decoder è sempre più basso e di conseguenza questo dovrebbe rappresentare il problema minore; i televisori con decoder integrato (iDTV) continuano ad essere rari nei punti vendita, ma nel caso di una veloce o prossima integrazione si suppone che sarebbero velocemente messi in offerta;
Conversione delle reti di trasmissione: i tre gestori principali (RAI, Mediaset e Telecom) hanno già operato in gran parte la conversione e sono in grado di coprire le aree di maggiore interesse commerciale (le più popolate). Per completare la conversione devono attendere il riordino e la spinta finale del mercato. Più complessa la situazione per le TV locali, che dovrebbero affrontare investimenti spesso fuori dalla loro portata. Per contro rimanendo con soli apparati analogici sarebbero condannate all'oscuramento al momento dello switch over. La soluzione dovrebbe essere rappresentata dalla trasformazione in produttori di contenuti, poi veicolati dalle reti dei gestori principali. Una soluzione ancora più radicale sarebbe rappresentata dalla auspicata (da più parti) separazione tra reti ed editori.
Pianificazione dello switch over: rimane teoricamente articolato in due fasi, regioni pilota (Sardegna, Val d'Aosta e Friuli) e resto Italia. Quelle che rimangono incerte sono le date. Potrebbero essere a questo punto addirittura posizionate nel 2008 e nel 2012 rispettivamente, posizionando l'Italia a ridosso dell'ultima scadenza prevista dall'Unione Europea, mentre eravamo partiti per essere i primi (switch over completo nel 2006). L'iniziativa appare essere totalmente sul versante politico e statale, perché i soggetti dominanti del mercato non hanno interesse economico ad anticipare lo switch over, e gli altri eventuali attori del mercato sono troppo deboli per influenzare la pianificazione.

Lo stato della tecnologia consente comunque una anticipazione, anche sensibile, in presenza di una convinta strategia del governo e del Ministero delle Comunicazioni.
Un elemento fondamentale e spesso trascurato è la penetrazione del digitale terrestre tra gli utenti. Per uno switch over gestibile è infatti importante (come ovvio) che nell'anno precedente la migrazione almeno il 50% degli utenti (possibilmente anche oltre) sia dotato di decoder o iDTV.
Un piano di migrazione ragionevole (sulla falsariga di quello UK) potrebbe essere strutturato in:
regioni pilota: 50% utenti entro il 2007, switch over entro il 2008
seconda fase (regioni e zone senza grandi problemi di sovrapposizione frequenze): 50% utenti entro il 2009, switch over entro il 2010
conclusione (resto Italia, situazioni particolari): entro il 2012
Anticipazione: è possibile sia per le date ufficiali sia soprattutto per la penetrazione degli apparecchi digitali, in presenza di una offerta finalmente interessante e appetibile (magari sospinta dal gestore di proprietà pubblica la RAI). Il passaggio definitivo potrebbe rimanere al 2012 come nel resto d'Europa, ma potrebbe riguardare una frazione marginale di utenti "irriducibili", come è avvenuto nel passaggio tra TACS e GSM.

Dicembre 2005

 

A fine novembre 2005 la Commissione europea ha varato nuove guidelines per l'avvio del digitale terrestre, dopo una analoga risoluzione del Parlamento europeo, fissando per il 2012 la data ultima per il passaggio definitivo (switch-off) al digitale e lo spegnimento della rete analogica attuale. I vari paesi possono poi porsi obiettivi intermedi, la maggior parte dei 25 è allineata al 2010, mentre cinque paesi non hanno ancora preso una decisione definitiva. Il governo italiano ha colto l'occasione per rivedere le date obiettivo, ormai irrealizzabili, per il passaggio al digitale, spostandolo in avanti di due anni (con collegato alla legge finanziaria), lo switch-off slitta quindi al 31 dicembre 2008. Nel contempo vengono confermate dal governo le anticipazioni per il passaggio completo nelle due regioni autonome di Sardegna e Val d'Aosta, mentre il presidente della regione Sardegna Renato Soru conferma, per parte sua, il blocco di qualsiasi finanziamento del piano da parte della regione, e il loro spostamento su un'altra iniziativa nell'area delle tele-medicina. Queste anticipazioni sono la giustificazione per il mantenimento dei finanziamenti statali all'acquisto dei decoder. Che effetto avrà questa variazione nei tempi sugli scenari e sulle previsioni? In pratica nessuno, poiché nessuno degli operatori stava effettivamente lavorando per lo switch-off. Nello scenario italiano la DTT si conferma quindi come una opzione indirizzata a una fascia ristretta di "consumatori di tecnologia" e ad una più ampia interessata ai contenuti a pagamento (partite di calcio) ma che per vari motivi è agganciabile solo abbassando il gradino di ingresso (economico e tecnologico: minore complessità d'installazione). Il grosso sforzo fatto dal governo ha consentito di creare un nuovo mercato, ma di nicchia. Il passaggio di massa sarà probabilmente forzato dalla offerta di tecnologia più che da un bisogno dei clienti, per quanto indotto, e collegato alla sostituzione del parco televisori. Nel 2007-2008 inizierà l'offerta di ricevitori a schermo piatto LCD a prezzo sempre più abbordabile, con decoder integrato (iDTV), questa sarà la base per il passaggio della maggior parte dei clienti sulla nuova piattaforma (assieme al naturale processo di sostituzione per obsolescenza). Il secondo passo sarà la diminuzione dell'offerta di contenuti su analogico, e la conseguente progressiva e ulteriore diminuzione degli apparati analogici. E' probabile però (come è avvenuto per il TACS) che resisteranno per alcuni anni un numero più o meno elevato di "irriducibili", che continueranno ad usare gli apparecchi analogici e quindi costituiranno un mercato per stazioni televisive che proseguiranno ad irradiare in analogico, probabilmente per qualche altro anno. In definitiva il passaggio italiano avverrà probabilmente in tempi analoghi a quelli degli altri principali paesi europei. Il parco complessivo degli apparati "solo TV" (interattivi o meno) non è detto sia però in questo futuro scenario comparabile a quello attuale, nel senso che gli ulteriori sviluppi di Internet a larga banda e degli apparati mobili con elevate capacità di trasmissione potranno costituire una alternativa di massa al tradizionale mezzo televisivo, sia per l'intrattenimento sia per l'informazione.

Dicembre 2005

La prima cosa che sarebbe interessante sapere, alla luce di quanto premesso, è quanti dei circa 3 milioni di acquirenti di decoder (dati di novembre 2005) li hanno effettivamente installati e quanti di quelli che li hanno installati guardano con un minimo di regolarità i canali digitali. La prima domanda non è assurda, considerando che da un lato i decoder sono stati quasi o del tutto regalati, e che la installazione invece non lo è, e può anche prevedere una certa complessità.  
La visione dei programmi DTT rimane in ogni caso nella totalità dei casi una opzione, da attivare su una delle due o tre prese SCART del televisore principale di casa, sul quale rimane la possibilità di utilizzare il sintonizzatore interno, dove magari sono presenti canali (ad esempio TV locali) non disponibili sulla DTT.
Purtroppo non esistono, a nostra conoscenza, statistiche sull'utilizzo, né risulta che i programmi in DTT siano monitorati dall'Auditel (farebbero in ogni caso ascolti inferiori al 2%), quindi si possono solo fare delle ipotesi. E le ipotesi fanno ritenere, in base alla offerta, che la famiglia digitale veda in DTT i programmi generalisti (RAI, Mediaset) soltanto se in questo modo ha una ricezione migliore, e occasionalmente i programmi che si vedono solo in DTT, e che hanno una qualche attrattiva (RAI Utile e simili) e soprattutto i programmi a pagamento (per ora sport, calcio e qualcosa di cinema e teatro).
E i servizi interattivi? Il cosiddetto T-Commerce e T-Government? Al momento non sono ancora sostanzialmente partiti. In ogni caso la famiglia digitale ha sicuramente già Internet e probabilmente anche ADSL, assai improbabile che torni indietro a servizi veicolati con una chiamata via modem (vedi dopo). Questi sono servizi che potranno avere un senso a digitalizzazione compiuta, per raggiungere quei 20 (o 10) milioni di italiani che non avranno mai Internet, ma che sanno usare un telecomando.
L'avvio delle trasmissioni a pagamento di partite di calcio in diretta (22 gennaio 2005) ha consolidato la DTT come alternativa economica, e a minore impatto, al satellite. Sono così messi in secondo piano, almeno per ora, gli altri vantaggi della DTT in termini di qualità video e audio e numero di canali ricevibili.
Il piano di migrazione (switch-over) è andato  comunque avanti dopo il primo obiettivo raggiunto nel 2005. In particolare sono stati definiti degli accordi specifici con due regioni relativamente isolate (la Val D'Aosta e soprattutto la Sardegna) per anticipare lo switch-off di un anno, a partire quindi da inizio 2006 (poi diventato 2008). Altre due regioni autonome (Friuli e Sicilia) avrebbero dovuto seguire l'esempio. Premessa per il passaggio era la effettiva copertura della quasi totalità della popolazione entro la fine del 2005. Un programma che non è stato rispettato, per la complessità e i costi del rimpiazzo del parco antenne, e che ha indotto la regione Sardegna un ripensamento e rinvio degli accordi presi (vedi intervista al presidente della regione Renato Soru a Repubblica - Affari e Finanza, del 7/11/2005).

Un primo bilancio a novembre 2005

A circa un anno dal lancio i servizi a pagamento si sono confermati come l'unico elemento differenziante e caratterizzante della nuova tecnologia. Secondo uno studio di Italmedia Consulting (citato da Repubblica-Affari e Finanza) i soggetti che hanno acquistato carte sono stimati tra 1,2 e 1,5 milioni, su un parco di 3,2-3,3 milioni di decoder DTT. La grande maggioranza delle carte è stata venduta per la visione di partite di calcio. Il cinema è stato spinto poco o nulla da Mediaset (non è offerto da Telecom Italia, che invece lo propone in streaming dal portale Rosso Alice), probabilmente per la concorrenza interna che farebbe alle prime visioni in chiaro sulle tre reti analogiche (che garantiscono ingenti introiti pubblicitari). 

Novembre 2005

Il governo di centro-destra, anche dopo il cambio di ministro (da Gasparri a Landolfi), continua a spingere sulla nuova tecnologia, sia con contributi, sia con accordi con alcune regioni autonome. L'accoglienza del mercato, degli operatori e delle altre istituzioni continua ad essere tiepida. L'ingresso di Mediaset nella pay-per-view sportiva non ha danneggiato in modo significativo Sky e sembra più che altro un placeholder per futuri assetti. Sul versante del cinema Mediaset non ha spinto, per non danneggiare con una concorrenza interna i canali in chiaro, ben più profittevoli, e Sky è rimasta quindi in posizione di monopolio. In definitiva la DTT si conferma una alternativa alle altre due tecnologie, non predominante ma ormai reale, anche se con una quota di utenti e clienti marginale (1/20?) e il passaggio completo al digitale avverrà probabilmente in tempi e modi allineati con gli altri paesi europei (quindi intorno al 2010). Per quanto riguarda la interattività si è mostrata una potenzialità poco o nulla sfruttata, per la quale si attendono i decoder integrati ADSL (quindi, non quelli finanziati e venduti ora). A quel punto si vedrà se Internet non sarà diventato già una commodity, prosciugando in gran parte il bacino di potenziali utenti. 

Gennaio 2005: l'avvio della DTT
in Italia

Sabato 22 gennaio 2005 è iniziata la trasmissione delle partite di calcio in diretta sui canali televisivi digitali, da parte di Mediaset e di La 7. Sostanzialmente in linea con le previsioni fatte qui nella primavera del 2004, all'inizio della avventura DTT, i contenuti a pagamento per i quali gli italiani sono disposti a spendere (le partite di calcio) stanno costituendo il valore in più che accende l'interesse attorno al nuovo standard, interesse altrimenti assai scarso e localizzato. Il valore in più è rappresentato dalla possibilità di vedere le partite in diretta anche senza montare una parabola per il collegamento via satellite. E a questo si aggiunge il prezzo molto ridotto delle partite e la formula con carte prepagate ricaricabili, senza necessità di abbonamento e quindi senza necessità di registrazioni, credenziali, dati da fornire ecc. (un elemento che a suo tempo aveva favorito l'esplosione dei telefonini in Italia, con le carte SIM prepagate).
La cronaca di questa giornata di avvio della pay-TV DTT si è concentrata sui problemi di ricezione (vedi le sezioni precedenti, ma naturalmente sarà il successo o meno del nuovo servizio a garantire la estensione della copertura), sulle polemiche tra l'ex monopolista Sky e i nuovi arrivati e sull'affollamento di telecamere nelle partite importanti (seguite da 3 o 4 gestori TV), nonché sugli effetti nel mondo del calcio. Naturalmente l'attenzione è anche rivolta alla mossa di Mediaset, che da una parte favorisce l'acquisto di decoder DTT con finanziamento pubblico deciso da un governo direttamente influenzato dal gestore, e dall'altra ne ricava un vantaggio economico rispetto ad un concorrente (Sky), che infatti ha pensato di fare ricorsi a livello di Unione Europea. Dal punto di vista dei consumatori (per chi è interessato a questi contenuti) è però innegabile il vantaggio derivante dalla concorrenza e dalla fine del monopolio Sky, i prezzi si sono di molto abbassati (2 € a partita per La 7, 3 € per Mediaset), e così il gradino di accesso a questa forma di intrattenimento.

Gennaio 2005

L'avvio dei servizi a pagamento ha costituito effettivamente lo spunto che mancava per il decollo della DTT. A meno di contromosse efficaci da parte di Sky (improbabili) o di effettivi e patologici problemi di trasmissione (improbabili) o di pirateria di massa (clonazione delle carte prepagate, una eventualità sempre possibile) si può prevedere una buona diffusione del nuovo media tra i clienti interessati al calcio, che sono notoriamente molti, e quindi il raggiungimento o il superamento degli obbiettivi 2005 (tre milioni di clienti connessi a DTT in Italia). Perché gli altri clienti, quelli non interessati al calcio o in generale ai contenuti a pagamento, abbandonino la TV analogica è necessario che vedano un vantaggio anch'essi. Al momento questo non è visibile, non risultano investimenti in qualità o canali aggiuntivi con un  effettivo interesse. Rimane quindi improbabile un passaggio di massa alla TV digitale nel 2006, e più probabile che anche in Italia i tempi siano quelli previsti negli altri paesi europei (2010-2012). E' d'altra parte improbabile anche uno switch off "forzoso", mai avvenuto in precedenza (vedi TACS), se non in presenza di un numero veramente residuale di clienti / utenti.

Fine
 2004

La scorta di STB (set-top-box, ovvero decoder) disponibili in offerta finanziata dal governo (ad iniziare dalla primavera 2004) è andata definitivamente esaurita nel mese di ottobre 2004, anche grazie ad una offerta particolarmente aggressiva del gruppo Media World, che ha reso disponibili i decoder MHP (interattivi) sostanzialmente gratis (a 150 € con contributo governativo di 150 €). In totale a novembre 2004 le famiglie con un decoder DTT erano 850.000, circa 700-750.000 avevano usufruito del contributo governativo, che è stato quindi decisivo per creare il mercato. 
L'obiettivo del governo e della legge era arrivare ad un mercato di almeno un milione di teleutenti entro il 2004 è stato sostanzialmente raggiunto.
Per una effettiva diffusione era ovviamente necessario un coinvolgimento dei tre principali gestori (Mediaset, RAI e Telecom Italia), sui quali ricadeva l'investimento più oneroso: l'installazione delle antenne trasmittenti nel nuovo standard. A regola nessuno di essi, godendo di una posizione dominante sul mercato (incumbent) avrebbe avuto convenienza ad assecondare una iniziativa che dovrebbe portare nel giro di qualche anno ad un allargamento dei soggetti operanti, e quindi dei competitori, ma non è stato così.
Nel caso di Mediaset il costo dell'operazione è stato considerato evidentemente ragionevole in considerazione del salvataggio di Rete 4 (e della possibilità di rientrare nella TV a pagamento). Nel caso della RAI il controllo dell'azienda è nelle mani del governo che sosteneva l'iniziativa, e quindi la direzione dell'emittente si è prontamente allineata. Nel caso di Telecom Italia non si vedono chiare motivazioni logiche o economiche, ma nei fatti l'appoggio all'operazione è stato comunque garantito.
Alla fine del 2004 erano quindi operanti in Italia oltre 380 "frequenze" (ripetitori o impianti) nel nuovo standard (un numero elevato, superiore a quello degli altri paesi europei), in grado di garantire una buona copertura, come al solito distribuita in modo da privilegiare le aree più densamente popolate.

Primavera 2004

Si prevede uno sviluppo della DTT spinto essenzialmente, all'inizio, dalla curiosità per la novità e dai servizi a pagamento. Lo sviluppo sarà effettivo ed uscirà da un ambito di nicchia con la progressiva diffusione di apparecchi iDTV già predisposti per il digitale, e quindi con motivazioni legate al ricambio dell'hardware. E' invece improbabile che i servizi interattivi costituiscano una effettiva alternativa ad Internet, se non per una quota marginale dei clienti, ed è altamente improbabile che venga mantenuta la scadenza di fine 2006 per il passaggio completo al digitale in Italia.

 
 Lo switch-over nel Regno Unito

2006

Può essere interessante confrontare la road map per il passaggio al digitale in UK con quella italiana.

Come si può vedere dalla brochure della catena di elettronica Currys (agosto 2006) che riproduciamo, il passaggio viene descritto come ineluttabile (e non oggetto di dibattito politico) e ne sono spiegati chiaramente i benefici, dalla possibilità di liberare frequenze per la TV ad alta definizione (HDTV), alla maggiore disponibilità di canali nazionali (in UK sono solo 5), alla opportunità per l'industria inglese di rimanere tra i leader nel broadcasting.
Gli altri benefici sono quelli noti, tra di essi viene giustamente evidenziata la migliore qualità audio.

Il passaggio completo (switch over) è però chiaramente e razionalmente pianificato, regione per regione, in un arco temporale che va dal 2008 al 2012. Dalla mappa si vede peraltro che la prima regione (Border - Newcastle) è una delle meno popolose e quindi a minore impatto. Un programma di avvisi via TV per il pubblico è già avviato per gli utenti delle varie regioni.

Gli apparecchi sono chiaramente suddivisi tra decoder (Digital TV receivers) e apparecchi integrati (Digital TV o iDTV) messi giustamente in preminenza, Sono anche disponibili Digital TV recorder per la visione in differita dei programmi DTT. Nei negozi Currys sono presenti almeno 8-10 tipi di decoder, con prezzi a partire da 29 GBP (equivalenti a 30-40 € considerando i prezzi e il costo della vita nella UK).

L'offerta di contenuti segnala 4 operatori, due in chiaro (gratuiti) e due a pagamento. Tra questi si nota Sky, che in UK non opera evidentemente solo via satellite. L'offerta a pagamento di Sky è disponibile anche su DTT in varie combinazioni, e con installazione e decoder e tutto il necessario in comodato d'uso.

Come si vede da questo semplice esempio non è affatto difficile pianificare un razionale percorso di transizione al digitale, basta non avere un mercato dei media inquinato dal conflitto d'interessi e tracimante nel settore politico e una distribuzione delle frequenze non caotica e non basata sulla legge del più forte.

Anche per i contenuti si individua quindi facilmente da parte degli utenti (o clienti) il valore aggiunto del digitale terrestre: programmi in chiaro in più rispetto alla diffusione analogica, canali a pagamento senza necessità di montare la parabola o intervenire sull'impianto.

In sintesi il piano di migrazione UK sembra avviato ad un tranquillo successo, grazie ad una strategia chiara e comprensibile, articolata in chiarezza e stabilità del messaggio verso gli utenti (tempi) e percepibili vantaggi in termini di contenuti.

© Alberto Truffi - Musica & Memoria 2005 - 2009

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