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Ricky Shayne - Uno dei Mods 

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Uno dei Mods / Vi saluto amici Mods / Atto di forza n. 10 / Note

  

Uno dei Mods

  

Dopo diec'anni ho rivisto l'amico Bob (1)
con una giacca di cuoio con scritto su
"Giorno per giorno io vivo, io sono un Mod"
era firmato da "Bob, uno dei Mods"

Uno dei Mods (coro)

Io non potevo capire e domandai
dimmi che cosa vuol dire "Uno dei Mods"
lui mi rispose domani vieni e vedrai
porta la donna che ami e ballerai (2)

Insieme a noi (coro)

A Liverpool c'erano mille dei Mods
il loro capo era l'amico Bob
erano mille ma i Rockers di più
erano forti più forti dei Mods

Ye ye yee

Pugni e catene eran contro di noi
vidi qualcuno cadere da eroe
poi vidi Mary lontano da me
venni colpito alla testa dai Rockers

Ye ye yee

(rumori di lotta)

Era finita la festa e mi rialzai (3)
e vidi Mary morire e la baciai
vidi morire pian piano l'amico Bob
ora mi disse anche tu, tu sei dei Mods

Uno dei Mods (coro)

A Liverpool c'erano mille dei Mods
erano mille ma i Rockers di più
ye ye yeee

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Note

Le bande giovanili

La melodrammatica canzone del 1965, primo grande successo dell'enigmatico Ricky Shayne e icona del periodo beat, è ispirata alle bande giovanili formatesi in Inghilterra nei primi anni '60, e in particolare ad un episodio, molto enfatizzato sulla stampa inglese e anche italiana dell'epoca, una vera e propria battaglia tra Mods e Rockers nei dintorni di Londra (sulla spiaggia di Clacton nell'Essex, il 29 marzo 1964), con numerosi contusi. Per fortuna nessun morto nella realtà, furono più che altro tafferugli.

Chi erano i Mods?

Gli autori italiani (Migliacci, Mantovani, Meccia) avevano probabilmente informazioni molto scarse, o deliberatamente hanno falsato la realtà, nel senso che i Rockers e i Mods nella canzone sono a ruoli invertiti. I Rockers infatti adottavano un look di ispirazione USA che era una evoluzione di quello dei "selvaggi" o dei Teddy Boys degli anni '50, quindi giubbotti di pelle nera (il "bomber"), blue jeans stretti e accessori vari da duro (lo stile macho tuttora utilizzato dai bikers in Harley-Davidson in tutto il mondo, uno stile evidentemente intramontabile). I Mods (da Modernism, un termine usato inizialmente per definire il jazz più attuale, "modern jazz" contrapposto al jazz tradizionale d'anteguerra) invece adottavano uno stile dandy e raffinato, soprabiti eleganti, impermeabili parka, giacca attillata e cravatta, attenzione ad ogni dettaglio, giravano in scooter Lambretta o Vespa (vedi la foto, scattata nel 1966 a Brighton) e ascoltavano musica ska e soul. E' lo stile del protagonista di Quadrophenia, l'opera rock (di quasi 10 anni dopo, 1973) dei Who, che erano negli anni '60 i cantori ufficiali del movimento Mod. Lo stesso stile elegante in modo esasperato che verrà ripreso da Tom Weller e Mick Talbot con il progetto Style Council, in contrapposizione al movimento punk, negli anni '80.
Da aggiungere che nella realtà i Mods erano in numero molto superiore ai Rockers, che nella famosa "battaglia" erano stati questi ultimi a soccombere e che gli scontri, che ebbero comunque un grande rilevo in UK, avvennero nelle località di vacanze di Brighton, Clacton e Margate (a Sud di Londra) e non a Liverpool, che casomai era famosa musicalmente per i Beatles e il mersey beat, e probabilmente per questo è evocata.

La visione italiana

Il look "fighetto" dei Mods era del tutto incomprensibile nell'Italia degli anni '60, a cominciare dallo sconosciuto Parka, per proseguire con giacca e cravatta che ancora i liceali bene portavano o erano obbligati a portare come una specie di divisa, non parliamo poi della Lambretta che evocava allora soprattutto la visione di operai che vanno in fabbrica la mattina presto, quindi nessuna sorpresa se il cantante Ricky Shayne si vestiva esattamente come un Rocker mentre cantava "Uno dei Mods" e che nella canzone il simbolo dell'abbigliamento Mod diventa una incongrua giacca di cuoio. 

Il film

Come abitudine dell'epoca dalla canzone di successo venne tratto un film (erano i cosiddetti "musicarelli") protagonista lo stesso Ricky Shayne con Orchidea De Santis, l'attore tedesco Udo Jurgens (che ha curato anche la colonna sonora), Enzo Cerusico e Solvi Stubing (La battaglia dei Mods del 1966, regia Franco Montemurro, prodotto da Turi Vasile per la Ultra Film in coproduzione con una casa tedesca, uscito anche in Germania con il titolo "17 Jahr, blondes Haar", ovvero "17 anni, capelli biondi"). La vicenda veniva espansa e ruotava intorno alla fuga del protagonista dopo la battaglia descritta nella canzone, con puntate in Francia tra i beatniks (con l'episodio di un incongruo "matrimonio beatnik"), a Genova e infine a Roma dove, a parte le divergenze con il padre (che simboleggiano il contrasto tra generazioni) il protagonista assiste allo sgombero da parte della polizia dei capelloni dalla scalinata di Piazza di Spagna a Roma, altro luogo mitico del movimento beat (tra l'altro è un episodio realmente avvenuto, e stigmatizzato in un editoriale, più volte citato, della rivista Giovani). Ovviamente non mancano occasioni a Shayne di cantare il suo secondo singolo Number 1 e numerose cover in inglese (Take A Heart, Crazy Baby I Got You e altre).
Naturalmente anche nel film il look è totalmente sfasato rispetto alla realtà, Shayne veste sempre come un rocker, i suoi amici al massimo hanno un look beat e capellone, totale assenza di qualsiasi abbigliamento Mod.

Il misterioso Ricky Shayne

Già negli anni '60 giravano sospetti sulla vera identità del cantante. Lui diceva che Ricky Shayne era il suo vero nome e che era americano del Massachusetts, ma voci lo davano come italiano, e in particolare come proveniente da Trani, in Puglia. In seguito è prevalsa la versione che lo dava per libanese, come Patrick Samson, da cui il suo aspetto mediterraneo ma "meticcio", con i celebrati occhi chiari, e la familiarità con l'inglese legata all'allora ricca e cosmopolita "Svizzera del Medio Oriente. Il cantante e attore peraltro è ancora in attività e pare anche in ottima forma fisica, si è trasferito in Germania già alla fine del periodo beat, dove ha avuto notevoli successi, e negli ultimi anni si esibisce con un trio punk (con una certa coerenza al suo personaggio, quindi), in un curioso parallelo con la vicenda di Maurizio Arcieri dei New Dada. Anche se da qualche parte si riparla delle origini pugliesi, effettivamente da fonti tedesche si apprende che il suo vero nome è George Albert Tabett, nato nel '44 al Cairo da padre libanese (manager in una società petrolifera) e madre egiziana (pittrice), cresciuto in Libano fino ai 15 anni, poi a Parigi per studiare, in Italia dal '65, come sappiamo, e infine dal '70 - '71 in Germania. Da aggiungere che, a parte la vicenda del nome d'arte, tutte le testimonianze parlano di Ricky Shayne come di una persona estremamente spontanea e diretta. (Nella foto di copertina di un suo singolo, Ricky Shayne nel 1966).

L'umorismo involontario

Numerose perle nel testo simpaticamente ingenuo, dalla espansione temporale dell'inizio (1) in un'epoca, gli anni '60, nella quale le mode duravano al massimo un paio d'anni, al ribellismo che poi si concretizza in una occasione per ballare (2), allo strano concetto di festa (3) ("Era finita la festa...") nella quale erano morti almeno due ragazzi.

Il seguito 

Come era costume all'epoca, dopo il grande successo dell'originale Ricky Shayne e i suoi autori misero in cantiere un seguito, Vi saluto amici Mods, che ha per tema l'addio a Liverpool del protagonista (ormai rimasto da solo, la ragazza e l'amico sono morti). Non si sa per quale motivo (forse pensavano ormai di potersi rivolgersi al grande pubblico, e non solo ai "giovani") il brano è quanto di più lontano dal beat si possa immaginare, un lentone micidiale con arrangiamento classico, inserti parlati in stile confidenziale, sezione d'archi, tamburi a marcetta militare per sottolineare i momenti epici e una armonica stile western per accompagnare in tono malinconico l'addio, o forse l'arrivederci, dai superstiti amici Mods. Nulla di strano che non sia piaciuta né ai giovani né al pubblico amante della canzone più tradizionalista, e sia passata senza lasciare traccia. 

Le altre canzoni sul tema

La più nota tra le canzoni ispirate agli stessi scontri (mitici e mitizzati, come si è visto) è Atto di forza n.10, il celebre (relativamente al piccolo mondo beat) brano dei torinesi Ragazzi del sole, uno dei complessi beat italiani più apprezzati, forse maggiormente negli anni del revival che in quelli del beat vero e proprio. Un brano comunque molto forte, ottimamente eseguito, sicuramente al passo con le migliori proposte inglesi del 1966.
La vicenda narrata è ispirata anch'essa alle vere o presunte battaglie tra bande giovanili, ma nella copertina e in alcuni cenni allude anche alle bande di giovani motociclisti, che venivano dagli anni '50 (e che erano celebrate in film come "Il selvaggio" con Marlon Brando) e sarebbero transitate dagli anni '60 ai '70 (il film "Easy Rider") fino agli "Hell's Angels" e ai "Bandidos" ancora presenti ai giorni nostri. Nulla si sa invece del perché l'atto di forza (una coltellata, pare) sia il numero 10.

  

Vi saluto amici Mods

  

(Parlato con sottofondo di coro a bocca chiusa e armonica)
Sui gradini delle chiese di Liverpool 
E nei docks del porto di Liverpool
nelle notti silenziose
l'unica nostra voce erano le chitarre

Vi saluto amici Mods (chitarra elettrica stile Shadows)
devo andarmene da voi (ancora chitarra elettrica)
la mia vita non è qui
ma qualunque sia il domani (violini)
vi ricorderò (tutta la sezione d'archi)

Questa notte a Liverpool (campanelli e coro)
tra di voi (ancora campanelli, e poi entrano i violoncelli)
non sarà certo l'ultima
perché so che tornerò

(Parlato con coro e chitarre)
Nelle notti silenziose 
l'unica nostra voce erano ... le chitarre

Ma qualunque sia il domani
vi ricorderò
e in particolare lei, proprio lei (la batteria suona una marcia in stile militare)
la ragazza che io amai
che amerò

Questa notte a Liverpool (tornano i campanelli e il coro)
tra di voi
non sarà certo l'ultima (entra l'armonica) ... no
perché so che tornerò
vi saluto amici Mods 
vi saluto amici Mods! (orchestra all'unisono)

  

Atto di forza N.10

 

Questa strada è già una tomba
ragazzi e ragazze seduti per terra
si sente nell'aria un silenzio di morte
nessuno che fiata, nessuno che parla

Questa strada è già una tomba
nel cuore di tutti c'è tanto coraggio
coltelli che vengono fatti saltare
lontano una moto si sente rombare

Atto di forza numero 10
Atto di forza numero 10
Atto di forza numero 10
E' il grido di un amico che 
cade per terra

Di colpo la vista diventa annebbiata
e l'atto di forza diventa compiuto
la mano si ferma bagnata col sangue
che scorre dal viso di un giovane amico

Questa strada è già una tomba
ragazzi e ragazze seduti per terra
si sente nell'aria il calore del ferro
l'acuta sirena di un'autoambulanza

Atto di forza numero 10
Atto di forza numero 10
Atto di forza numero 10
E' il grido di un amico che 
cade per terra
cade per terra
cade per terra

(Vedi la pagina su Atto di forza n.10)

Vedi anche:

Il beat e le canzoni di protesta / I complessi beat / I testi / Le copertine / Il fenomeno delle cover / Cover “adulterate” / La radio /  Dove trovare i dischi beat?

  

© Musica & Memoria Settembre 2005 - Gennaio 2006 / Testo originale di "Uno dei Mods" di Franco Migliacci e Gianni Meccia e altri testi riprodotti per soli scopi di ricerca e critica musicale (vedi Disclaimer) / Copia per usi commerciali non consentita / Revisioni: 28/1/2006 (identità R.S.; dati film), 2013 (alcune precisazioni sul termine mods).

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