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Pete Seeger |
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Testi e
traduzioni su Musica &
Memoria:
If I
Had A Hammer, Turn! Turn! Turn! (to Everything
There Is a Season), Kisses Sweeter
Than Wine, We Shall Overcome,
Tzena, Tzena, Tzena, Guantanamera,
Goodnight Irene, Where
Have All The Flowers Gone?, Little
Boxes
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I Weavers |
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Nel 1949-50, dopo la sconfitta della sinistra americana nelle elezioni presidenziali, Hays e Seeger formarono, con la cantante Ronnie Gilbert e Fred Hellerman, un nuovo gruppo più stabile, che chiamarono i Weavers ("tessitori"). Dopo gli inizi difficili, senza contratto discografico e con un clima generale poco propenso a chi non si muoveva nell'ambito della musica leggera più tradizionale, i Weavers ebbero un insperato ingaggio al popolare club jazz di New York Village Vanguard, dove conquistarono il pubblico con la freschezza e la spontaneità del loro set, che infatti per la prima volta cercava di scendere tra il pubblico, di coinvolgerlo e farlo cantare assieme, di fare battere le mani, quelle manifestazioni che erano comuni nella musica popolare ma iconsuete nella musica "professionale", e che diventeranno genere negli anni a venire. A questo positivo riscontro seguì, non senza qualche difficoltà iniziale, un contratto discografico con la Decca, un primo disco molto soft (canzoni di Natale) e poi un secondo disco e alcuni singoli che ebbero un enorme successo sia radiofonico, sia nella rete dei juke-box, sia come vendite (erano i singoli Tzena, Tzena, Tzena e Goodnight Irene, che vendette 2 milioni di copie, si trattava rispettivamente di un brano tradizionale israeliano e di una composizione del bluesman Leadbelly, il primo cantante di questo genere che ebbe una notorietà a livello nazionale, autore anche di un altro grande successo dei Weavers, Kisses Sweeter Than Wine).
(gli Almanac Singers in una immagine del 1941; da sinistra si riconoscono Woody Guthrie, Lee Hays, Millard Lampell e Pete Seeger) I Weavers ebbero problemi con la commissione per le attività anti-americane del senatore McCarthy, una istituzione dei tempi della guerra fredda, essenzialmente per le idee dei loro membri, perché le loro canzoni erano quanto di più inoffensivo e garbato si potesse sentire, e la stessa Decca li mollò a metà degli anni '50. Una serie di fortunati e casuali concerti nel tempio della musica classica americana, la Carnegie Hall, permise però al gruppo di Pete Seeger e Lee Hays di riconquistare un contratto discografico con un'altra etichetta, la Vanguard, e di tornare alle vendite di massa, pur soffrendo un ostracismo ufficiale negli Stati Uniti per tutti gli anni '50, a causa dello loro idee. Evidentemente l'aria fresca del nuovo folk era quello che gli ascoltatori iniziavano a cercare, gli studenti affollavano i festival folk di Newport, che si succedevano a cadenza annuale, e compravano i dischi dei gruppi che seguirono i Weavers, il Kingston Trio e i Brother Four, fino ai nuovi nomi che proprio al festival di Newport debuttarono, Joan Baez, Bob Dylan, Phil Ochs, e gli altri che seguirono come Peter, Paul & Mary, e che ripresero tra l'altro una delle prime composizioni di Seeger e Hays, e uno dei loro successi con i Weavers, If I Had A Hammer, facendola diventare un successo internazionale, del quale fece anche una versione, un po' stravolta, la cantante italiana più popolare dell'epoca, Rita Pavone. Pete Seeger non si è limitato nella sua carriera alla ricerca del materiale popolare americano, ma si è dedicato anche alla composizione di nuovi brani, nacquero così il più celebre inno folk, We Shall Overcome, ispirato ai gospel e portato al successo planetario da Joan Baez, Where Have All The Flowers Gone?, sempre riproposta dalla Baez e da moltissimi altri, e Turn! Turn! Turn! (to Everything There Is a Season), ispirato a un brano dell'Ecclesiaste e portato al successo internazionale da una smagliante interpretazione dei Byrds di Crosby, Clarke e Graham Parsons, o a ripescare brani tradizionali di ogni paese, riportati ad un duraturo successo internazionale, esempio principale la antica canzone cubana Guantanamera del poeta José Martí, un classico da cantare in coro, da allora sino ad oggi. Pete Seeger continuava nella sua inesausta opera di riscoperta e riproposta della musica popolare, senza barriere di nazione o di etnia, in parallelo al suo impegno sociale e politico, che lo vedeva negli anni '60 opporsi alla guerra del Vietnam e più avanti fortemente impegnato sui temi dell'ambiente e dell'inquinamento derivante dalle scelte di sviluppo industriale ed energetico USA. In questa fase ebbe anche un curioso secondo incrocio con la musica italiana, infatti all'inizio degli anni '70 un Gianni Morandi in piena crisi di identità (musicale), in quanto rifiutato dai giovani, considerato ormai un reperto del decennio precedente e d'altra parte restio, anche per motivi generazionali, a posizionarsi come cantante per adulti nostalgici, raggiunse il maestro negli Stati Uniti per ritrovare assieme a lui le vie dell'impegno e della freschezza compositiva. Ed effettivamente, non si sa se grazie a questo incontro o meno, il popolare cantante italiano ha trovato, come noto, il modo di riprendere il contatto con le generazioni successive. Negli anni '70 e '80 Pete Seeger ha continuato ad alimentare la sua vastissima discografia, e ad affiancare alla produzione su disco la partecipazione ad eventi e manifestazioni in ogni parte del mondo, e a dedicarsi alla diffusione della musica popolare di base nelle scuole, come aveva iniziato a fare negli anni '30. In sintesi un musicista che ha dato non soltanto una lezione di coerenza con pochi elementi di paragone, ma che ha iniziato quella apertura della musica a tutti gli influssi, senza barriere, che è alla base dell'imperante crossover di oggi, tra i primi a suscitare la curiosità per altre musiche e altre culture, partendo però dal riconoscimento e dal dominio della propria, un musicista che ha introdotto quel modo di proporsi e coinvolgere il pubblico dei concerti che sarebbe diventato la norma dagli anni '70 in poi, prima dei palchi mega-galattici e dello sfarzo pop, con relativa separazione tra artisti e pubblico, che per fortuna sembra ormai alle spalle, e che ha anche dato alla musica folk anglosassone molti dei suoi classici senza tempo. Ancora attivo ad oltre 80 anni, non ha mancato di fare sentire la propria voce in occasione della recente controversa iniziativa di guerra degli Stati Uniti (con altri paesi alleati, tra cui l'Italia) nei confronti dell'Iraq.
Nella foto: Pete
Seeger (al banjo) con i Weavers; da sinistra: Lee Hays, Ronnie Gilbert,
Pete Seeger e Fred Hellerman (cliccare per ingrandire) |
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Per saperne di più: http://www.resourcesforlife.com/library/people/peteseeger/ |
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Discografia |
La discografia di
Pete Seeger non è lineare come quella dei musicisti più recenti, in quanto
moltissime sue composizioni sono apparse più volte, prima su singoli 78 giri o
45 giri (EP) o 33 giri da 7" o 10", e sono state poi raccolte in
compilation o greatest hits variamente assortite. Inoltre moltissimi sono i
dischi tratti da suoi concerti in tutto il mondo, da solo o con altri artisti,
con i Weavers o alle varie edizioni del Festival di Newport.
Quella che segue è una sintesi dei titoli principali.
Una completissima discografia di Pete Seeger è stata compilata dal batterista
dei Traffic Jim Capaldi, purtroppo
recentemente e prematuramente scomparso, ed è nuovamente in linea
all'indirizzo www.peteseeger.net.
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DISCOGRAFIA SINTETICA 1951
Songs to Grow On, Vol. 2: School Days
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© Alberto Truffi / Musica & Memoria 2003 - 2011 |