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Il mercato della musica nel 2011

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Vedi anche: Il mercato della musica / I dati 2009, con analisi dei trend dal 2005, 2008, 2007, 2006 / 2005 / I dati 2004, con  analisi dei trend dal 1999Standard audio e video / La distribuzione della musica / Le majors

 

Il mercato USA 

   

Da questo anno commentiamo soltanto i dati analitici del mercato USA rilevati dalla RIAA, L'associazione tra le case discografiche USA. I dati mondiali non sono infatti più disponibili come report sintetici. Il mercato USA d'altra parte ha sempre anticipato le tendenze del resto del mondo occidentale ed europeo in particolare.

 

Commenti

 

Il 2011 è stato un anno importante perché si sono verificati due fatti a lungo attesi dalle case discografiche:

  • inversione del trend: si è arrestato il calo del valore complessivo del mercato della musica; nel 2011 si è registrato per la prima volta da 10 anni e più un incremento, seppur molto lieve (+0,2%) rispetto all'anno precedente; che sia effettivamente una tendenza o un fatto momentaneo si vedrà l'anno prossimo;

  • break even point: il settore del digital download legale ha raggiunto quello della distribuzione su supporto fisico (50 e 50 preciso); usando i termini ormai comuni in Italia, la musica liquida ha raggiunto in valore nel 2011 la musica solida, in USA.

Il dato totale rimane molto inferiore rispetto ai numeri di prima della crisi del CD (7 miliardi di dollari, la metà rispetto al 1999) ma l'industria discografica spera che sia in corso una inversione di tendenza. E tutto ciò grazie al digital download (quindi a Santa Apple, anche se ormai in USA ci sono diverse alternative) che infatti viene significativamente messo in risalto al primo posto nel report annuale.

 

Principali novità

 

Altri elementi di novità da segnalare:

  • tutto il settore digitale è in crescita, con tassi a due cifre, tranne il comparto telefonia mobile e i kiosk (questi ultimi sempre rimasti a valori molto bassi, un segmento solo USA che non è mai decollato)

  • in particolare il maggior contributo alla crescita lo ha dato il download degli album completi, che in valore ha raggiunto un +25% rispetto all'anno prima; o il formato album sta tornando nelle abitudini dei giovani, o anche gli adulti stanno passando al digital download; in ogni caso è tutto fatturato in più per le case discografiche

  • il vinile si afferma sempre più come l'unico supporto fisico alternativo al CD, con una crescita in valore del 34% e 5,5 milioni di unità vendute nell'anno; una quota di mercato ancora di nicchia, ma che ha raggiunto il 2% del mercato totale, livelli mai neppure sfiorati da SACD e DVD-Audio; alla fine il successore del CD sarà proprio il vinile?

  • continua la crescita, fenomeno tutto americano, dei CD single; dovrebbero essere usati soprattutto come regalo, in alternativa al più costoso album completo; è un settore comunque marginale che non compensa il calo delle vendite del CD.

Da osservare anche che il calo del mercato dei CD è stato meno forte rispetto agli anni precedenti, anche se l'intero mercato del CD è arrivato ad un terzo di quello che valeva anche solo nel 2005 (vedi grafici). L'industria quindi spera che anche in questo caso si stia arrivando ad una relativa stabilizzazione, almeno per un numero ridotto di anni. Questa può essere d'altra parte una conseguenza della sospensione di ogni promozione sui formati alternativi, che inevitabilmente proiettavano una immagine di formato obsoleto sul CD. In Italia sicuramente, ma crediamo anche negli USA, i SACD ancora prodotti difatti (quasi solo per la classica) vengono infatti proposti nei negozi (quando li hanno) non in evidenza, mischiati ai CD.

 

Il mercato digitale

 

Un forte contributo allo sviluppo del comparto digitale lo da' la raccolta dei diritti d'autore, sotto forma sia di pagamento dei diritti in caso di diffusione della musica su canali digitali in modalità broadcast, non interattiva (radio satellitare, internet radio e altre forne di webcasting) sia la inclusione di contenuti musicali (musiche di sottofondo) in programmi TV, giochi, video pubblicitari promozionali e così via (inclusi nella voce "synchronization"). In totale il fatturato di questi elementi supera ora quello derivato dall'utilizzo della musica nella telefonia mobile, un mercato in decrescita con l'affermazione degli smartphone e delle maggiori possibilità di intervento sui contenuti musicali che consentono.

Da segnalare anche la forte ripresa del settore degli abbonamenti ("subscription") grazie all'affermarsi in USA dei player del settore già affermati  (Rhapsody, Napster 2.0) che proprio con questa formula che garantisce costi per brano o album minori si oppongono al dominante iTunes, oltre a nuovi attori del mercato, come Spotify o Music Unlimited.

 

Sintesi

 

I numeri puri del mercato della musica digitale (legale) sono ormai in USA da mercato di massa: 1,3 miliardi di brani scaricati nell'anno, 100 milioni di album. Un risultato per il quale le case discografiche hanno ben poco merito, devono ringraziare la Apple e Steve Jobs per aver individuato gli elementi peculiari che potevano far sviluppare il settore pur in presenza della distribuzione illegale, con iTunes e iPod. La loro parte è stata quella più antipatica e impopolare, la repressione senza tregua della pirateria, senza la quale però, occorre ammetterlo, il mercato non sarebbe arrivato a questi livelli.
Hanno comunque lasciato per strada più di metà del mercato, a beneficio di altri generi di intrattenimento, pur in una fase storica nella quale la "fame di musica" non è mai stata così alta. E ciò a causa delle scelte totalmente sbagliate fatte per i supporti fisici, come è dimostrato in modo lampante e  paradossale dalla ripresa del vinile. Dare la colpa di tutto alla pirateria è quindi il modo che hanno scelto le case discografiche per auto-assolversi delle proprie scelte errate.

 

L'anno in cifre

 
  Digital download 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
  Unità         170,00      625,30       868,40      1.128,60      1.236,80      1.283,40    1.428,60
  Valore $         421,60      878,00   1.257,20      1.711,50      2.030,70      2.232,10    2.619,70
  Costo unitario $          2,48 1,40 1,45 1,52 1,64 1,74 1,83
  Variazione $       456,40     379,20       454,30       319,20       201,40      387,60
  Variazione $ %   108,3% 43,2% 36,1% 18,7% 9,9% 17,4%

  CD 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
  Valore mercato CD   10.520,20   9.372,60   7.452,30   5.471,30   4.274,10   3.389,40   3.100,70
  Riduzione in valore mercato CD   - 1.147,60 - 1.920,30 - 1.981,00 - 1.197,20 -    884,70 -    288,70
  Variazione % $   -10,9% -20,5% -26,6% -21,9% -20,7% -8,5%

 

Il resto del mondo 

 

L'associazione internazionale dell'industria discografica, la IFPI, pubblica da alcuni anni solo report sintetici, con analisi ma pochi dati, e solo per il mercato digitale. I report analitici sono solo a pagamento per uso professionale e forniscono un dettaglio sui principali paesi del mondo. Ancor più che le analisi della RIAA quelle della IFPI sono focalizzate sul problema della pirateria, ed impegnate a sostenere la utilità delle leggi più restrittive, come la discussa HADOPI francese. Leggi che oltre che la pirateria, scoraggiano anche l'uso di Internet.

Alcuni dati interessanti si trovano, come ad esempio la percentuale (stimata, ovviamente) di acquisti legali che fa uno "scaricatore" medio da P2P o cyberlockers. E che dimostrano, secondo le case discografiche, che il P2P non è una premessa per la vendita, perché chi non utilizza il P2P spende di più. La percentuale di "scaricatori" che comprano anche musica legale sarebbe intorno al 35%, quindi il 65% non ci pensa proprio ad acquistare qualcosa su un sito di digital download. Stimata anche la percentuale tra P2P e cyberlockers, ormai sul 50-50 secondo l'IFPI, almeno prima delle recenti azioni di contrasto contro MegaUpload e altri operatori del settore. Il report completo in italiano contiene una sintesi (sempre per il mercato digitale) anche per il nostro paese.
Si può anche concludere che per la IFPI la partita del futuro si gioca in campo digitale, e i supporti fisici possono essere lasciati al loro destino, forse segnato, e comunque non vale la pena tracciare anno per anno il loro declino.
Entrambi i rapporti sono consultabili usando i link a lato.

 

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© Musica & Memoria / Aprile 2012 / Elaborazioni e analisi di Musica & Memoria

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