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La televisione digitale terrestre (DTT)

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Vedi anche: FAQ (Frequently Asked Questions) / Blog (novità sulla DTT)

 

Come si legge questa sezione: la diffusione della televisione digitale terrestre e le tematiche collegate sono in continua evoluzione, singoli capitoli possono quindi fare riferimento alla situazione alla data nella quale sono stati redatti, che in questo caso è sempre indicata, e sono poi periodicamente aggiornati. Nel blog sono invece raccolti gli aggiornamenti e le novità mano a mano che si presentano. I testi sono accompagnati da una piccola raccolta di immagini di televisori di tutte le epoche.

Altri articoli: I nuovi standard / Musica e tecnologia / Musica e mercato / La radio

DTT: Lo standard

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La televisione digitale terrestre (DTT: Digital Terrestrial Television), indicata anche con la sigla DVB-T (Digital Video Broadcasting-Terrestrial) oppure, in italiano, TDT, ha una importanza strategica tra i nuovi standard per il peso economico e informativo preponderante del media televisivo. Il nuovo standard è stato definito dal consorzio europeo DVB ed è pensato per la TV generalista, in chiaro oppure a pagamento, trasmessa in modalità broadcast da una rete di antenne trasmittenti alle antenne riceventi degli utenti (non parabole, ma le antenne esistenti eventualmente adattate e direzionate). Quindi tutto come ora, tranne il fatto che sulla portante analogica viene inviato un segnale digitalizzato e compresso, quindi più "robusto" rispetto a disturbi e interferenze e più "compatto" rispetto al consumo delle frequenze (e della energia, e dell'inquinamento elettromagnetico).

I televisori analogici possono essere usati come monitor, ed il sintonizzatore interno è sostituito da un decoder (o STB: Set-Top-Box), dal cui telecomando si selezionano i programmi, con una architettura analoga a quella della TV satellitare. Naturalmente se i televisori in una casa saranno più di uno dovranno essere utilizzati come monitor, cioè asserviti al STB e vincolati all'insieme di canali (multiplex) su di esso selezionato (vedi dopo). Il decoder contiene anche gli alloggiamenti per le card che abilitano la visione dei contenuti non in chiaro, e quindi per vedere programmi a pagamento (pay-per-view).

In alternativa sono disponibili apparecchi TV con decoder integrato, chiamati iDTV, solitamente non utilizzabili per la pay-per-view, ma svincolati dal decoder.

Risultati teorici del nuovo standard: migliore qualità del segnale video, audio stereo (o multicanale) e soprattutto maggiore disponibilità di canali, con possibilità di avere più TV nazionali, superando gli annosi problemi di saturazione delle frequenze. 

Elemento non secondario, per noi appassionati di musica, ma purtroppo del tutto marginale per la affermazione dello standard, è la disponibilità teorica di audio ad alta fedeltà multi-canale (con tecniche di codifica e compressione mutuate dal settore HT - Home Theater). Una caratteristica non disponibile nella attuale TV generalista, e che quindi potrebbe essere un fattore differenziante rispetto alla attuale offerta analogica. Tutto ciò a patto che le trasmissioni abbiano all'origine un audio adeguato.

Una ulteriore quasi inedita funzionalità è rappresentata dalla disponibilità di canali di trasmissione dal terminale TV alla stazione trasmittente: la interattività, utilizzabile per servizi (tipo Internet) sia di intrattenimento (televoto, sondaggi, partecipazione a quiz) sia di utilità (richiesta di documenti, commercio elettronico e simili).

I servizi a pagamento (la principale novità funzionale rispetto alla televisione analogica tradizionale) possono essere attivati sia tramite il canale interattivo (come avviene per la TV satellitare) sia mediante card da inserire sul lettore. In entrambi i casi la trasmissione (sport, film) è inviata non in chiaro, ma criptata, e mediante il codice presente sulla card o l'utilizzo di un PIN inviato al centro di trasmissione, il decoder viene istruito ad effettuare la decrittazione del segnale.

A differenza di Internet la DTT rimarrà comunque un media a trasmissione broadcast, non a richiesta, e quindi per sua natura non sarà tracciabile il numero di accessi ad un programma, se non con strumenti statistici (tipo Auditel). Teoricamente sono tracciabili i servizi venduti, ma solo se vengono attivati dal canale interattivo MHP. Nel caso dei servizi attualmente venduti in Italia (Mediaset e La7), che non richiedono la connessione (per funzionare anche coi decoder non interattivi) può essere rilevato solo il volume (economico) delle card e ricariche vendute, ma non l'uso che ne hanno fatto i clienti (film, partite o programmi scelti e acquistati).

I vantaggi della DTT

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Il media televisivo ha in occidente, ormai da decenni, una importanza predominante sia sul lato economico (peso preponderante nella raccolta pubblicitaria) sia sul lato della informazione e quindi della formazione del consenso (principale canale e, in molti casi, unico canale informativo per grandi aree della popolazione). Il passaggio ad un nuovo standard, con la conseguente necessità di cambiare apparecchi riceventi, modalità di fruizione e rete di trasmissione ha evidentemente un peso molto grande, enormemente superiore ai passaggi di standard per i media musicali (CD e suoi numerosi candidati alla successione), alla radio (DAB), e anche al settore della telefonia mobile (UMTS). 

In quest'ultimo caso i passaggi di standard o generazioni tecnologiche sono infatti facilitati dalla rapida obsolescenza degli apparati, sia per invecchiamento (le batterie dei telefonini hanno una durata di circa 2 anni e un costo significativo sul totale) sia per moda (il telefonino è ormai l'unico oggetto personale universale, ed ha anche una funzione di caratterizzazione del proprietario/a, quale un tempo era svolta dall'orologio da polso).

La spinta verso il nuovo standard nasce dalla spinta generale verso la digitalizzazione, ovvero dalla esigenza di trattare anche queste informazioni totalmente mediante computer. I vantaggi devono essere esaminati dal lato degli attori economici sul mercato (editori, gestori, case produttrici di reti, case produttrici di apparati TV), dal lato degli utenti, dal lato del sistema socio-economico complessivo.
(Nella foto sopra un televisore Philco Predicta del 1958)
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Produttori di hardware e software

Il vantaggio per i produttori e distributori di hardware (apparecchi TV e complementi vari) e reti è evidente: il rinnovo del parco (enorme nel caso degli apparecchi) fornirà un fatturato addizionale molto significativo, e distribuito su molti anni, essendo la migrazione al nuovo standard molto complessa.

Il vantaggio per i produttori di contenuti (software) è invece più aleatorio: nessuna delle caratteristiche del nuovo standard sembra in grado di poter aumentare il loro fatturato (peraltro già altissimo e a livelli di saturazione). Solo la possibilità di estendere la visione a pagamento sembra essere in grado di fornire un fatturato aggiuntivo, non senza effetti, però, sulla platea (sul numero) degli utenti in chiaro. E il numero è il principale indicatore del valore degli spazi e quindi influenza gli introiti per la raccolta pubblicitaria. Anche la possibilità di aumentare il numero di canali non costituisce un vantaggio per chi ha già una posizione di mercato: si tratta di potenziali concorrenti.

Utenti

I vantaggi per gli utenti sono ancora più aleatori, il nuovo standard non consente l'accesso immediato a nuove funzionalità significative o ad una maggiore qualità, e comunque non va immediatamente nella direzione di bisogni espressi dalla platea degli utenti. Anche in questo caso la possibilità della visione a pagamento di contenuti di valore ("premium": sport, cinema) con minore complessità rispetto alla concorrente TV satellitare costituisce l'unico elemento percepibile di vantaggio, assieme all'eventuale incremento nel numero di canali, e quindi nell'offerta di contenuti.

Gli utenti non vedono alcun limite qualitativo od operativo nella televisione terrestre analogica attuale (magari il limite è la qualità dei programmi, ma qui la tecnologia può incidere ben poco). La qualità della immagine è considerata buona, i canali non sono affollati, ma neanche pochi, l'uso del televisore è intuitivo e comodo. Quindi cosa volere di più, a parte lo schermo piatto e possibilmente gigante? Forse soltanto l'alta definizione, se riuscirà ad affermarsi.

Sistema socio-economico

I vantaggi per il sistema socio-economico sono invece più evidenti. La migrazione al nuovo standard sarà un motore di sviluppo per anni per tutto il settore elettronico e complementare ad esso (computer, reti, informatica) e potrà costituire una base per un predominio dell'industria europea, come già avvenuto a suo tempo per lo standard GSM della telefonia mobile. Dal mercato interno l'industria europea potrà partire alla conquista dei mercati esteri, con particolare riferimento alle economie emergenti, nel prossimo decennio. 

Non secondario aspetto, per il sistema socio-economico, la possibilità di garantire un maggiore pluralismo nel settore televisivo, grazie alla disponibilità di un numero maggiore di canali e, in prospettiva, al minor costo di accesso garantito dalla tecnologia digitale / informatica (che, come noto, ha costi costantemente decrescenti). Il pluralismo in questo settore vitale costituisce senza dubbio un elemento fondamentale di democrazia, e un sostanziale aggiornamento alla tradizionale "libertà di stampa".

Nessuna sorpresa quindi che la spinta all'adozione del nuovo standard venga soprattutto dai governi e dalla Commissione europea, attraverso gli organi regolatori controllati da essa, e che le fasi della migrazione siano scandite da leggi di diritto e non di mercato, come nel caso degli altri standard più "poveri" (o di nicchia) come il CD.

I vantaggi per gli utenti

Una volta installato un decoder DTT (operazione semplicissima, se l'impianto di antenna è adeguato: vedi dopo) l'utente, anche senza collegarsi ai servizi interattivi, ha a disposizione un certo numero di canali (oltre 50 nel 2007, dei quali una decina criptati, più 7 canali radio, in maggioranza della RAI) e alcuni servizi più o meno innovativi. I principali tra questi servizi sono: a) la lista dei canali selezionabile da video (guida programmi), inclusa la visualizzazione dei programmi in corso; b) la visualizzazione del nome del programma in corso e della sua durata (banner); c) il palinsesto della emittente; d) informazioni aggiuntive sul programma o su quanto sta andando in onda (potrebbe essere per esempio il nome del cantante e del brano nel caso dei programmi di video-clip).

Queste funzionalità (per esempio le informazioni aggiuntive) sono dipendenti dalle scelte della rete, e quindi non sono sempre presenti. Sono anche non del tutto esclusive, nel senso che già con la televisione analogica, anche qui in modo variabile tra reti, le  informazioni  sui programmi sono disponibili tramite televideo. La operatività potrà essere forse meno immediata con la TV analogica, ma nella sostanza, almeno per questi aspetti, la DTT non offre un significativo vantaggio.

Il vantaggio principale per gli utenti potrebbe quindi essere individuato nella possibilità di uso interattivo. La interattività, se avviata operativamente ed estensivamente, consentirebbe di fare via TV alcune operazioni (tipo commercio elettronico, home-banking, e-government) già possibili e operative da tempo su Internet, ma con il televisore e il telecomando (T-Goverment, T-Commerce).
Quindi con uno strumento che è subito pronto (non bisogna aspettare il tempo di start-up), posizionato nei punti cardine della casa e familiare anche alla utenza meno tecnologica. Se il PC partisse subito (o fosse sempre acceso e connesso, come in ufficio) e fosse fisso nella sala da pranzo (o in cucina, o in camera da letto) la funzionalità sarebbe del tutto equivalente.  

I sostenitori della TV digitale ne parlano come di uno strumento per diminuire il digital divide, per esempio un anziano per il quale il gradino internet è troppo alto potrebbe arrivare ai servizi interattivi (T-government, richiesta di certificati e simili) più facilmente via TV. E' assai più probabile però che il soggetto in questione non usi Internet non tanto per la complessità del mezzo, ma perché preferisce utilizzare i contatti personali e andare di persona ai vari uffici, e la installazione e gestione di un DTT interattivo non è molto più semplice della installazione e gestione di un accesso Internet. E' opinabile quindi che la televisione digitale sposti effettivamente il confine.del digital divide. (Approfondimenti: Il mercato in Italia)

E non bisogna dimenticare che esiste un altro strumento pervasivo che può fornire una porta di accesso ai servizi interattivi: il telefonino GSM, ancora più comodo, always-on e sempre disponibile dello stesso televisore.

Sistemi di pagamento

La interattività può però essere frenata dalla presenza o meno di standard per le applicazioni interattive (API). Nel paese più avanzato sulla strada della transizione, la Gran Bretagna, gli standard applicativi sono infatti diversi per ogni gestore (evidentemente per legare a sé i propri utenti e per gestire in modo sicuro i servizi a pagamento) ed è scarsa la accoglienza della piattaforma comune (MHP: Multimedia Home Platform), che è comunque quella attualmente prevista sui decoder interattivi in vendita in Italia. 

In Italia i due editori che hanno proposto servizi a pagamento (Mediaset e Telecom Italia - La7) hanno optato per un sistema basato su smart card, che non richiede il canale interattivo. In tal modo è possibile utilizzare la DTT anche da decoder non interattivi (più economici). La sicurezza è basata sul fatto che le smart card sono di importo limitato (sul modello delle carte prepagate dei telefonini) e che la ricarica deve avvenire in negozi convenzionati che si connettono al centro di controllo. E' evidente che una eventuale truffa dovrebbe replicare l'intero terminale del negozio, e sarebbe facilmente individuabile e tracciabile.

Il pluralismo

L'altro vantaggio, questo sì percepibile e apprezzato, sarebbe rappresentato dalla pluralità dei canali.

E' evidente però che esistono pochi canali nazionali e locali in Italia non perché siano fisicamente poche e insufficienti le frequenze, ma perché esiste un cartello che controlla i finanziatori (gli inserzionisti pubblicitari), e questo cartello è il duopolio Mediaset-RAI (Publitalia - SIPRA per la pubblicità). Lo dimostra il fatto che i canali sintonizzabili su un qualsiasi apparecchio analogico (di solito 99) in Italia non si riescono a riempire che per le prime 30-40 posizioni, e di questi un buon 30% sono canali di televendite, oroscopi o altra non-TV.

Con il digitale i canali nazionali potrebbero essere di più, ma chi avrebbe i soldi per riempirli di contenuti (3)? La vera barriera alla diffusione della televisione "libera" è rappresentata dagli alti costi di produzione dei contenuti, particolarmente se lo standard a cui gli spettatori sono abituati è particolarmente elevato (e garantito, nel caso di RAI-Mediaset, da elevatissima disponibilità finanziaria).

In sintesi, nessun dubbio che la TV digitale terrestre soppianterà quella analogica: in questa direzione va la tecnologia e la televisione non farà eccezione. La mancanza di vantaggi evidenti ed il mercato saturo renderà però questo processo abbastanza lento (5-10 anni, secondo le più accreditate previsioni).

La "legge Gasparri"

La principale spinta alla adozione è stata esterna, è arrivata cioè in Italia dal governo e dal parlamento della legislatura 2001-2006, per mezzo della nota e controversa "legge Gasparri" sul riordino dei media, che prevedeva un passaggio completo alla televisione digitale di tutte le emittenti (e apparecchi riceventi) entro la fine del 2006 (poi slittato al 2008 nella finanziaria di fine 2005). 

La "Legge Gasparri", approvata una prima volta a fine 2003 e rinviata alle camere dal presidente Carlo Azeglio Ciampi (perché giudicata palesemente incostituzionale) è stata modificata in alcuni punti (non in quelli relativi alla DTT) e dopo la "seconda lettura" (seconda approvazione dai due rami del parlamento) è stata controfirmata dal presidente (che peraltro, a termini di Costituzione, era obbligato a farlo) ed è diventata legge dello stato ad inizio 2004 (in seconda lettura è la Legge n. 112 del 3 maggio 2004).

Le polemiche sulla legge ruotavano intorno al fatto che, attraverso la introduzione a tappe forzate del passaggio al digitale terrestre, venivano fatte decadere le sentenze n. 420 (1994) e N. 466 (20 novembre 2002) della Corte Costituzionale, che valutavano dominante la posizione di Mediaset (con tre reti su undici nazionali) e lesive dei diritti della concessionaria Europa 7 (attualmente Italia 7), ex TVR Voxson, che non aveva in tal modo sufficienti frequenze per trasmettere a livello nazionale. La sentenza imponeva quindi che Mediaset chiudesse o trasferisse su satellite o cavo (dove non esistono limiti di affollamento) una delle sue tre reti. Ovviamente sarebbe stata scelta la più debole, quindi quella con meno introiti pubblicitari, che da sempre in Mediaset è Rete 4. La scadenza per il passaggio era il 1996 per la prima sentenza, e il 2002 per la sentenza, ed entrambe sono andate disattese.

Nel caso della Legge Gasparri  si è aggiunto come ulteriore elemento di complicazione che il presidente del governo che emanava la legge, e nel quale Maurizio Gasparri, di AN, era il Ministro delle Comunicazioni, era anche il proprietario di Mediaset, e che il passaggio su satellite di Rete 4 era avversato da Mediaset perché avrebbe indotto una limitazione degli ascolti (su satellite di solito non si guardano le TV generaliste, ma i contenuti "premium") e quindi degli introiti pubblicitari.

Introducendo il passaggio in tempi brevi al digitale terrestre (nel quadro comunque di una iniziativa europea) la nuova legge ampliava di molto il numero totale di reti nazionali, annullava il precedente piano frequenze analogico e rendeva non più attuale il problema dell'eccesso di reti di Mediaset. Era necessario però che la migrazione alla DTT fosse effettivamente avviata e certificata da un organo indipendente (l'Authority per le comunicazioni) e a tale scopo la legge prevedeva contributi a fondo perduto agli utenti, per l'acquisto a prezzo molto scontato dei decoder (STB), resi disponibili dalla primavera del 2004. 

La legge prevedeva contributi differenziati per i decoder (maggiori per quelli interattivi, teoricamente utilizzabili per il T-Government e quindi per scopi sociali) nel primo anno e ulteriori contributi finalizzati a regioni pilota (Sardegna, Val d'Aosta, Friuli) che avrebbero completato lo switch-off prima della fine del 2006, e il completamento della migrazione entro la fine del 2006.

La Authority per le comunicazioni ha verificato la effettiva diffusione del DTT in Italia nel giugno 2004 (grazie ai contributi gli utenti erano nell'intorno di un milione, quindi nell'ordine di grandezza previsto dalla legge), ha certificato che la copertura fosse sufficiente e ha quindi confermato che la digitalizzazione era effettivamente avviata e quindi non sussistevano più le motivazioni per lo spostamento di Rete 4 su satellite.

La architettura della legge, pensata, secondo i maligni (vedi sopra), per evitare il passaggio di Rete 4 sul satellite, e naturalmente orientata ad aprire nuovi spazi al business televisivo, è stata quindi confermata dai fatti.

Su questo punto nasce spontanea una osservazione: le frequenze continuano ad essere occupate da Rete 4 e quindi Italia 7 e La7 (Telecom Italia, ex Tele Montecarlo) continuano ad avere meno frequenze di quanto stabilito dalla concessione; in conseguenza di ciò La7 ha ascolti molto limitati - al massimo 3-4% - e Italia 7 trasmette solo in ambito locale. Nei fatti la legge ha aggirato la sentenza della Corte Costituzionale del 2002 (e la precedente del 1994), ed ha consentito la prosecuzione di una situazione di fatto che favorisce Mediaset, rimandando a tempi futuri un allargamento della offerta.

D'altronde la dimostrazione plastica della scarsa fiducia nel successo del digitale terrestre nei tempi previsti dalla legge la fornirono proprio i sostenitori della stessa legge, opponendosi strenuamente  alla uscita di una rete Mediaset (Rete 4) dall'analogico (paventando persino crisi e licenziamenti). E' evidente infatti che se il digitale terrestre fosse stata una opportunità a breve, Rete 4 e Mediaset si sarebbero affrettati a coglierla, avendo anche la opportunità di essere i primi nella nuova arena.

Il 2006, obbiettivo per la migrazione al nuovo standard è poi arrivato, lo switch-off (spegnimento della trasmissione analogica) si è dimostrato del tutto impraticabile persino nelle regioni pilota, ed è stato rinviato dallo stesso governo Berlusconi al 2008. Nel 2006 ci sono state anche le elezioni ed il cambio di maggioranza, il nuovo governo ha confermato il piano strategico europeo di migrazione alla DTT, ma ha allineato (finanziaria 2008) l'obbiettivo di migrazione agli altri paesi della UE, ovvero al 2012.
I critici della legge Gasparri, che sostenevano la pretestuosità degli obbiettivi temporali in essa prevista, hanno quindi avuto elementi per confermare il loro giudizio.

La DTT in pratica

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Copertura e installazione / Decoder o iDTV / Configurazioni del decoder / Compatibilità con l'analogico / Videoregistrazione

Copertura e installazione

Dalla copertura più o meno buona dipende strettamente la possibilità o la facilità d'installazione. Gli impianti trasmissivi DTT sono stati installati primariamente nelle stesse locazioni di quelli analogici che servono le aree più importanti (aree densamente popolate e grandi città). D'altra parte le antenne private e condominiali sono già orientate verso i siti (come il noto Monte Cavo a Roma) da cui trasmettono pressoché tutte le emittenti. Il risultato è che in queste località (grandi centri urbani) la installazione del decoder DTT è immediata, e può sfruttare l'antenna già esistente (anche condominiale) senza interventi di sorta.

La maggiore "robustezza" del segnale digitale e la provenienza da un unico impianto consente anzi in molti casi di risolvere i problemi di segnale debole, interferenze e riflessioni che affliggono, in alcuni casi, l'analogico.

In altre zone d'Italia la situazione è meno semplice, l'antenna potrebbe richiedere uno o più interventi. Per esempio potrebbe essere necessario un diverso orientamento o la installazione di una specifica antenna diversamente orientata, e/o un apparato d'antenna più potente. E' necessario quindi l'intervento di un antennista e, non a caso, la società che spinge maggiormente sulla DTT (Mediaset con la iniziativa Premium) ha stipulato una convenzione con le associazioni di antennisti per interventi a prezzo imposto (vedi www.mediasetpremium.it).

Dove la copertura non è garantita naturalmente non è possibile fare nulla. Per la situazione della copertura e le evoluzioni in corso si può consultare sempre il sito di Mediaset (www.mediasetpremium.it), in generale la situazione è simile alla diffusione dei telefoni mobili o dell'ADSL: carente nelle aree meno popolate, quindi meno commerciali. L'obiettivo dello switch-off imporrà però una copertura adeguata del territorio.

Decoder e iDTV

Come si è visto per la visione delle trasmissioni DTT esistono due alternative: il decoder e l'apparecchio TV già predisposto (iDTV). Quest'ultimo è sempre un sistema con schermo piatto (LCD o plasma) dotato di un ricevitore DTT assieme al sintonizzatore analogico. Si tratta quindi di un apparecchio bistandard.
I TV con decoder DTT integrato sono pensati tipicamente per la visione dei programmi in chiaro e non sono quindi dotati di funzione interattiva MHP e di lettore di smart-card. Non possono essere utilizzati per i programmi a pagamento, per questa funzione è necessario un decoder anche con questi apparecchi.

Esistono soltanto alcuni modelli di fascia alta (ad esempio quelli della Hantarex) che includono questa funzionalità all'origine.

Configurazioni

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Un primo punto critico che hanno sperimentato i primi tele-utenti digitali, e che ha fatto parlare su molti siti web e newsletter addirittura (e in modo esagerato) di "truffa", è stata la impossibilità di vedere più programmi TV digitali nella stessa casa. Probabilmente nessuno aveva letto con attenzione la architettura della DTT, o non aveva notato che essa è del tutto simile alla TV satellitare. 

Come nel satellitare si può vedere solo il programma trasmesso - via parabola più decoder - sul televisore principale di casa (ed eventualmente sugli altri, in parallelo), così avviene anche sulla DTT, vincolata all'insieme "antenna + STB". Il problema è che sul satellitare si prendono programmi a pagamento, e quindi è probabile che tutta la famiglia si riunisca attorno al TV o maxi-schermo principale della casa, mentre la DTT è stata presentata come TV generalista "gratuita" e quindi è fruita (o i tele-utenti vorrebbero fruirla) secondo l'uso italiano: ognuno nella sua stanza a vedere il suo programma preferito.

Solo che nella DTT con decoder non si può: i televisori sono ridotti a semplici monitor, il sintonizzatore interno è analogico e quindi non può servire per selezionare i programmi diffusi in digitale, anche sugli altri televisori si può vedere solo ciò che è selezionato dal STB (se questo è predisposto al "rilancio" del segnale convertito in analogico). Solo se ogni TV di casa avesse un suo STB potrebbe selezionare in modo indipendente il programma, al netto di verifiche dell'impianto casalingo di distribuzione del segnale.

La soluzione prevista dallo standard DTT esiste, come abbiamo visto, ed è la iDTV, cioè l'apparecchio TV con incluso il decoder, già predisposto quindi per la connessione in DTT. Evidentemente per lo switch-off a fine 2006 sarebbe stata necessaria la sostituzione preventiva di tutto il parco televisori italiano (stimabile in 40 milioni e più di apparecchi).


Nella figura è mostrata una tipica installazione in un ambiente dove è già presente un decoder per satellite digitale (quindi Sky, attualmente). Come si vede è necessario un apparecchio TV con almeno tre prese SCART (oppure un decoder con 2 prese SCART da configurare in cascata) e la condivisione di una linea telefonica per la interattività richiesta da Sky (pagamento partite o film, aggiornamenti) e quella possibile con i decoder DTT interattivi (MHP). Dal telecomando del televisore (o del proiettore) sarà possibile selezionare la sorgente preferita tra Sky, DTT e DVD.

La configurazione si complica se si vuole registrare mediante un registratore DVD o un videoregistratore VHS. In entrambi i casi bisogna prima di tutto risolvere il problema della sorgente, cioè decidere se si vuole registrare da DTT, dalle emittenti analogiche tradizionali o da Sky. I televisori infatti non hanno la "barra di registrazione" indipendente come la maggior parte degli amplificatori Hi-Fi. Nella ipotesi che la registrazione primaria sia da DTT, si può connettere l'uscita analogica del Decoder DTT all'ingresso analogico del registratore (DVD o VHS). Nel caso del VHS bisogna però anche connettere l'uscita al monitor TV. Avendo questi normalmente un massimo di tre prese SCART sarà necessario interporre una presa multipla SCART, a meno che i decoder abbiano più prese SCART e possano quindi essere collegati in cascata (con possibile perdita di qualità).

Nella seconda figura è mostrato un possibile schema con videoregistratore.

 


Lo stesso vale per altre configurazioni più complesse (es. registrazione da più sorgenti, inclusa la TV analogica, o collegamento ad un impianto Home-Theater), in tutti questi casi bisognerà fare ricorso a prese multiple, se non si vuole fisicamente inserire e disinserire le connessioni.

Le configurazioni possono essere semplificate ricorrendo a iDTV con lettore di smart-card integrata ovvero con decoder bistandard satellitare e DTT. Sistemi di questo tipo esistono in commercio ma sono al momento (ottobre 2007) di diffusione limitata e costo elevato.

Compatibilità con l'analogico e videoregistrazione

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Da alcune parti è stata riportata una presunta incompatibilità tra DTT e televisione analogica attuale, come se la seconda escludesse la prima. Questo può anche succedere in installazioni sbagliate o in presenza di interferenze, ma la TV digitale non è stata progettata per questo, è prevista invece una compatibilità all'indietro.

Il Set-Top-Box (o decoder) è dotato di una uscita analogica di antenna (ANT-OUT o TUNER-OUT), oltre alle normali uscite SCART (per TV normali), Composite o S/PIDF ottica (per decoder HT) e PIN-sbilanciato (per Hi-Fi Stereo + Video) e digitale / analogico (per un videoregistratore o registratore DVD). Su questa uscita di antenna analogica può essere collegato il televisore principale per la visione dei programmi ricevibili solo in analogico (p.es. le TV locali). Il segnale analogico è inoltre presente su tutti gli eventuali altri cavi e prese della casa, e quindi disponibile per i televisori presenti nelle altre stanze. Per continuare a vedere la TV analogica tradizionale è sufficiente quindi spegnere il decoder.

Leggermente diverso il discorso sulla registrazione. Intanto diciamo subito che questa potrà essere solo analogica. Infatti i STB attuali non hanno solitamente una uscita digitale utilizzabile dai registratori DVD (basati su hard-disk o su masterizzatori DVD), del tipo di quella presente sulla maggioranza dei lettori CD (e che consente la registrazione digitale-digitale). L'uscita analogica quindi deriva da una conversione D/A, ed è stata pensata all'origine soprattutto per i videoregistratori VHS. Nel caso dei registratori DVD comporta quindi una doppia conversione D/A - A/D. Un limite prestazionale, quindi, condiviso con i decoder per il satellite. Diverso il discorso per i decoder per PC (su scheda PCMCIA per notebook o collegabile su porta USB), che consentono la registrazione in digitale sull'hard-disk del PC. 

Il limite funzionale è rappresentato invece dal fatto che non è possibile, a differenza di oggi, vedere un programma DTT mentre se ne registra un altro (una funzione utile ed assai usata). Il videoregistratore è infatti privo di un sintonizzatore DTT (ne ha a a bordo uno analogico) e quindi è totalmente asservito al STB. 

La TV a pagamento rientra dalla finestra con la DTT

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Presentata in origine come TV generalista in chiaro, la DTT si è dimostrata anche una diversa opportunità per la vendita di contenuti, alternativa alla TV satellitare.

La opportunità è stata colta da Mediaset e poi seguita da Telecom Italia con La7. E' stata avviata la acquisizione di contenuti premium (ovviamente in primo luogo sportivi: partite di calcio) per veicolarli agli utenti della DTT, con una diversa formula di pagamento (carte prepagate) e con prezzi molto competitivi. In questo modo Mediaset ha guadagnato due volte dalla operazione DTT, evitando il passaggio di Rete 4 su satellite, e quindi il prevedibile e consistente calo di entrate pubblicitarie, ed avendo la possibilità di rientrare nel settore della pay-TV (dal quale era dovuta uscire ai tempi della legge Mammì (anni '90) con la vendita (controversa) di Tele+) in un mercato che vede attualmente in Italia il sostanziale monopolio della emittente Sky di Rupert Murdoch (che passa, o passava, per amico dei Berlusconi, evidentemente negli affari le amicizie contano assai poco).

Gennaio 2005: l'avvio della DTT
in Italia

Sabato 22 gennaio 2005 è iniziata la trasmissione delle partite di calcio in diretta sui canali televisivi digitali, da parte di Mediaset e di La 7. Sostanzialmente in linea con le previsioni fatte qui nella primavera del 2004, all'inizio della avventura DTT, i contenuti a pagamento per i quali gli italiani sono disposti a spendere (le partite di calcio) stanno costituendo il valore in più che accende l'interesse attorno al nuovo standard, interesse altrimenti assai scarso e localizzato. Il valore in più è rappresentato dalla possibilità di vedere le partite in diretta anche senza montare una parabola per il collegamento via satellite. E a questo si aggiunge il prezzo molto ridotto delle partite e la formula con carte prepagate ricaricabili, senza necessità di abbonamento e quindi senza necessità di registrazioni, credenziali, dati da fornire ecc. (un elemento che a suo tempo aveva favorito l'esplosione dei telefonini in Italia, con le carte SIM prepagate).

La cronaca di questa giornata di avvio della pay-TV DTT si è concentrata sui
problemi di ricezione (vedi le sezioni precedenti, ma naturalmente sarà il successo o meno del nuovo servizio a garantire la estensione della copertura), sulle polemiche tra l'ex monopolista Sky e i nuovi arrivati e sull'affollamento di telecamere nelle partite importanti (seguite da 3 o 4 gestori TV), nonché sugli effetti nel mondo del calcio. Naturalmente l'attenzione è anche rivolta alla mossa di Mediaset, che da una parte favorisce l'acquisto di decoder DTT con finanziamento pubblico deciso da un governo direttamente influenzato dal gestore, e dall'altra ne ricava un vantaggio economico rispetto ad un concorrente (Sky), che infatti ha pensato di fare ricorsi a livello di Unione Europea. Dal punto di vista dei consumatori (per chi è interessato a questi contenuti) è però innegabile il vantaggio derivante dalla concorrenza e dalla fine del monopolio Sky, i prezzi si sono di molto abbassati (2 € a partita per La 7, 3 € per Mediaset), e così il gradino di accesso a questa forma di intrattenimento.

Rimane il fatto che la DTT si va configurando in questo modo come una alternativa economica al satellite, piuttosto che come una alternativa evoluta alla TV analogica. Vanno quindi in secondo piano le aspettative di una maggiore qualità di trasmissione video e audio (che evidentemente interessa una quota minima dei possibili clienti) e di una più ampia offerta di contenuti, cioè di canali (che interessa evidentemente di più, ma non è in vista).

Resta da valutare anche il rientro economico a breve della operazione per i due gestori impegnati nella operazione. Mediaset probabilmente non ha messo in conto guadagni significativi da questa nuova iniziativa, anche perché evidentemente i prezzi d'attacco sono promozionali. Si tratta però di un riposizionamento strategico in vista di un futuro, più o meno lontano, nel quale i contenuti di qualità saranno progressivamente a pagamento o, almeno, questa è la strategia prevalente dei produttori di contenuti.

Per Telecom Italia si tratta invece della occasione per rendere più profittevole la propria TV (eredità della gestione Colaninno) che vivacchia come rete generalista, e potrebbe invece trovare un suo spazio nel nuovo terreno vergine della pay-TV. Il tutto in vista di un apprezzamento del valore ai fini di una eventuale vendita.

Un primo bilancio a novembre 2005

A circa un anno dal lancio i servizi a pagamento si sono confermati come l'unico elemento differenziante e caratterizzante della nuova tecnologia. Secondo uno studio di Italmedia Consulting (citato da Repubblica-Affari e Finanza) i soggetti che hanno acquistato carte sono stimati tra 1,2 e 1,5 milioni, su un parco di 3,2-3,3 milioni di decoder DTT. La grande maggioranza delle carte è stata venduta per la visione di partite di calcio. Il cinema è stato spinto poco o nulla da Mediaset (non è offerto da Telecom Italia, che invece lo propone in streaming dal portale Rosso Alice), probabilmente per la concorrenza interna che farebbe alle prime visioni in chiaro sulle tre reti analogiche (che garantiscono ingenti introiti pubblicitari). 

  

I benefici economici della DTT (zoom)

 
Come si è visto dalla informazioni precedenti i benefici della televisione digitale per gli utenti sono abbastanza vaghi, anche se non vi è dubbio che a regime tutta la televisione andrà verso la tecnologia digitale.

Anche i gestori non sembra debbano attendersi benefici particolari: nel campo della TV generalista (in chiaro), guadagnano già molto bene con la pubblicità e sanno che difficilmente la torta pubblicitaria si allargherà con la moltiplicazione dei canali, anzi potrebbe verificarsi l'ingresso di nuovi soggetti che attingono alla stessa fonte, diminuendo la percentuale dei principali attori (ovviamente, Mediaset e RAI). Per contro il passaggio al digitale impone sostanziosi investimenti in apparati di trasmissione, non coperti prevedibilmente da un incremento dei ricavi. Quindi, a parte il vantaggio per Mediaset rappresentato dal "salvataggio" di Rete 4 (e dei suoi introiti pubblicitari) i gestori potevano aspettare tranquillamente che la nuova tecnologia diventasse matura, continuando con la tecnologia analogica.

Naturalmente le cose sono diverse nel campo della TV a pagamento, qui la DTT può essere, come affermato in precedenza, un mezzo per entrare (o rientrare) in questo settore, e forse anche per espanderlo. E questa è precisamente la strategia che sta seguendo Mediaset, con Telecom Italia (La7) a ruota. 

In una logica di settore invece la nuova tecnologia e l'aumento dei programmi può costituire un mezzo per sostenere la espansione della produzione di software (contenuti, servizi) mediante la moltiplicazione dei clienti (gli editori / gestori) ed eventualmente le opportunità fornite dalla interattività.

Per i distributori di software (quindi attualmente venditori e noleggiatori di DVD: case cinematografiche e catene di punti noleggio - Blockbuster, gruppo Hollywood e analoghi) la nuova tecnologia ed in particolare la estensione della pay-TV può essere una minaccia. Se avesse successo la DTT potrebbe rappresentare una alternativa e quindi un potenziale fattore di decremento per il numero di film noleggiati o venduti.

Ben diverso il discorso per il settore della distribuzione hardware, venditori di apparati e installatori. Grazie alla spinta della legge possono infatti beneficiare di una anticipazione del ricambio tecnologico, e forse di una estensione ad una platea più ampia delle tecnologie home-theater, e quindi di una importante ciambella di salvataggio in un momento di mercato asfittico. Da qui il forte interesse verso la DTT delle catene di distribuzione italiane di elettronica, e delle riviste del settore (Audio Review in testa).

In una logica di mercato globale, e di Unione europea, l'affermazione del nuovo standard può costituire inoltre una opportunità strategica per i produttori di hardware europei, che avrebbero la possibilità (come è avvenuto con il GSM) di esportare tecnologia, servizi, consulenze derivati da un mercato interno affermato e consolidato.

 

E la TV ad alta definizione?

 

La TV ad alta definizione (HDTV) è stata annunciata e più volte rinviata, sin dagli ormai lontani anni '80. Come dice il nome consente una maggiore definizione e nitidezza dell'immagine rispetto allo standard televisivo attuale. Da 625 linee in Europa si passerebbe, secondo lo standard futuro più accreditato, a 1080 linee con immagine interallacciata (standard 1080i, usato dal consorzio Euro 1080 per trasmissioni HDTV, attivo da marzo 2004).

La esigenza dell'alta definizione era in effetti piuttosto forte alcuni anni fa, ed è più forte in USA (dove lo standard ha qualità inferiore, 525 linee). La evoluzione della tecnologia, con le tecniche dello scanning progressivo, del refresh a frequenza raddoppiata, ed altri sistemi proprietari, come l'ottimo Pixel Plus della Philips, hanno nei fatti reso meno urgente il problema, garantendo una eccellente qualità dell'immagine anche con gli standard attuali, e anche in presenza di una continua crescita dell'ampiezza degli schermi.

In ogni caso si avrebbe un ulteriore avvertibile incremento della qualità, e quindi ci si attenderebbe che il nuovo standard trasmissivo DTT abbracciasse anche questa innovazione. Tecnicamente sul multiplex DTT si possono trasmettere sia canali a SD (Standard Definition) sia HD. Naturalmente questi ultimi utilizzerebbero più banda, diminuendo il numero di canali per multiplex. Nei fatti la scelta dei principali gestori europei è stata sinora orientata ad una maggiore offerta di canali, quindi di programmi, piuttosto che ad un incremento della qualità, e quindi pochissimi gestori stanno offrendo la opzione HD su DTT.

Lo stesso discorso si applica alla parte audio del messaggio, dove l'audio stereo potrebbe essere sostituito da audio multicanale 5+1, ma al momento tale opzione non sembra essere abbracciata come un plus per vendere il nuovo media ai clienti.

Il canale trasmissivo di elezione per la HDTV, sempre nella logica di un mercato di nicchia per una clientela esigente, sembra essere quindi il satellite (che ha peraltro maggiore capacità di banda), oltre al nuovo supporto Blu Ray Disc (o il concorrente HD-DVD) che dovrebbero sostituire il DVD in primis come media per l'alta definizione. (Vedi approfondimento)

  
 Lo switch-over nel Regno Unito

Può essere interessante confrontare la road map per il passaggio al digitale in UK con quella italiana.

Come si può vedere dalla brochure della catena di elettronica Currys (agosto 2006) che riproduciamo, il passaggio viene descritto come ineluttabile (e non oggetto di dibattito politico) e ne sono spiegati chiaramente i benefici, dalla possibilità di liberare frequenze per la TV ad alta definizione (HDTV), alla maggiore disponibilità di canali nazionali (in UK sono solo 5), alla opportunità per l'industria inglese di rimanere tra i leader nel broadcasting.
Gli altri benefici sono quelli noti, tra di essi viene giustamente evidenziata la migliore qualità audio.

Il passaggio completo (switch over) è però chiaramente e razionalmente pianificato, regione per regione, in un arco temporale che va dal 2008 al 2012. Dalla mappa si vede peraltro che la prima regione (Border - Newcastle) è una delle meno popolose e quindi a minore impatto. Un programma di avvisi via TV per il pubblico è già avviato per gli utenti delle varie regioni.

Gli apparecchi sono chiaramente suddivisi tra decoder (Digital TV receivers) e apparecchi integrati (Digital TV o iDTV) messi giustamente in preminenza, Sono anche disponibili Digital TV recorder per la visione in differita dei programmi DTT. Nei negozi Currys sono presenti almeno 8-10 tipi di decoder, con prezzi a partire da 29 GBP (equivalenti a 30-40 € considerando i prezzi e il costo della vita nella UK).

L'offerta di contenuti segnala 4 operatori, due in chiaro (gratuiti) e due a pagamento. Tra questi si nota Sky, che in UK non opera evidentemente solo via satellite. L'offerta a pagamento di Sky è disponibile anche su DTT in varie combinazioni, e con installazione e decoder e tutto il necessario in comodato d'uso.

Come si vede da questo semplice esempio non è affatto difficile pianificare un razionale percorso di transizione al digitale, basta non avere un mercato dei media inquinato dal conflitto d'interessi e tracimante nel settore politico e una distribuzione delle frequenze non caotica e non basata sulla legge del più forte.

Anche per i contenuti si individua quindi facilmente da parte degli utenti (o clienti) il valore aggiunto del digitale terrestre: programmi in chiaro in più rispetto alla diffusione analogica, canali a pagamento senza necessità di montare la parabola o intervenire sull'impianto.

In sintesi il piano di migrazione UK sembra avviato ad un tranquillo successo, grazie ad una strategia chiara e comprensibile, articolata in chiarezza e stabilità del messaggio verso gli utenti (tempi) e percepibili vantaggi in termini di contenuti.

 I passi di avvicinamento alla DTT in Italia

  

Marzo
2007

Il primo marzo è finalmente partito lo switch-off propedeutico di Cagliari e provincia (122 Comuni). Nel territorio della provincia Rai2, Rete4 e Qoob (Telecom Italia Media) si possono ora ricevere solo sulla  rete digitale terrestre. Il piano originario prevedeva lo switch-off per tutta la Sardegna ad inizio 2005, poi slittato ad inizio 2006. Ora finalmente, dopo un altro anno, l'avvio operativo.
Il passaggio richiede come sempre la installazione di un decoder, per il quale regione e governo hanno stanziato un contributo di 70 €. Sono state riportate sui giornali notizie di file dei cagliaritani per acquistare i decoder in prossimità del passaggio (parziale).
I passi successivi saranno ovviamente la estensione alle altre province della Sardegna e alle altre emittenti nazionali (entro il dicembre 2008). Si renderanno così disponibili frequenze non più necessarie che Mediaset ha annunciato in seguito di voler utilizzare per prime sperimentazioni della HDTV (High Definition TV) terrestre (in antitesi a quella satellitare, che già esiste).
Per il resto d'Italia il ministro Gentiloni ha confermato (come era nell'aria e da noi previsto) un obbiettivo di completamento della transizione nel 2012, quindi allineato agli altri maggiori paesi europei (nella legge Gasparri si puntava ad un irrealistico e ormai tramontato 2006).

Agosto 2006

A differenza che in UK la strategia di migrazione continua ad essere oggetto di dibattito politico, ma anche pressoché sconosciuta alla gran parte degli utenti, che ignorano totalmente l'incipiente salto tecnologico. I punti controversi rimangono sempre gli stessi, li elenchiamo proponendo per ciascuno di essi possibili scenari:
Riordino e riassegnazione delle frequenze: compito del Ministero delle Comunicazioni e dell'Agcom, è un prerequisito fondamentale per la copertura del territorio e si suppone che venga affrontato e risolto entro la fine del 2007, probabilmente con qualche coda irrisolta nelle situazioni più complesse (sovrapposizioni con frequenze radio e altre)
Conversione degli apparecchi televisivi: il costo dei decoder è sempre più basso e di conseguenza questo dovrebbe rappresentare il problema minore; i televisori con decoder integrato (iDTV) continuano ad essere rari nei punti vendita, ma nel caso di una veloce o prossima integrazione si suppone che sarebbero velocemente messi in offerta;
Conversione delle reti di trasmissione: i tre gestori principali (RAI, Mediaset e Telecom) hanno già operato in gran parte la conversione e sono in grado di coprire le aree di maggiore interesse commerciale (le più popolate). Per completare la conversione devono attendere il riordino e la spinta finale del mercato. Più complessa la situazione per le TV locali, che dovrebbero affrontare investimenti spesso fuori dalla loro portata. Per contro rimanendo con soli apparati analogici sarebbero condannate all'oscuramento al momento dello switch over. La soluzione dovrebbe essere rappresentata dalla trasformazione in produttori di contenuti, poi veicolati dalle reti dei gestori principali. Una soluzione ancora più radicale sarebbe rappresentata dalla auspicata (da più parti) separazione tra reti ed editori.
Pianificazione dello switch over: rimane teoricamente articolato in due fasi, regioni pilota (Sardegna, Val d'Aosta e Friuli) e resto Italia. Quelle che rimangono incerte sono le date. Potrebbero essere a questo punto addirittura posizionate nel 2008 e nel 2012 rispettivamente, posizionando l'Italia a ridosso dell'ultima scadenza prevista dall'Unione Europea, mentre eravamo partiti per essere i primi (switch over completo nel 2006). L'iniziativa appare essere totalmente sul versante politico e statale, perché i soggetti dominanti del mercato non hanno interesse economico ad anticipare lo switch over, e gli altri eventuali attori del mercato sono troppo deboli per influenzare la pianificazione.

Lo stato della tecnologia consente comunque una anticipazione, anche sensibile, in presenza di una convinta strategia del governo e del Ministero delle Comunicazioni.
Un elemento fondamentale e spesso trascurato è la penetrazione del digitale terrestre tra gli utenti. Per uno switch over gestibile è infatti importante (come ovvio) che nell'anno precedente la migrazione almeno il 50% degli utenti (possibilmente anche oltre) sia dotato di decoder o iDTV.
Un piano di migrazione ragionevole (sulla falsariga di quello UK) potrebbe essere strutturato in:
regioni pilota: 50% utenti entro il 2007, switch over entro il 2008
seconda fase (regioni e zone senza grandi problemi di sovrapposizione frequenze): 50% utenti entro il 2009, switch over entro il 2010
conclusione (resto Italia, situazioni particolari): entro il 2012
Anticipazione: è possibile sia per le date ufficiali sia soprattutto per la penetrazione degli apparecchi digitali, in presenza di una offerta finalmente interessante e appetibile (magari sospinta dal gestore di proprietà pubblica la RAI). Il passaggio definitivo potrebbe rimanere al 2012 come nel resto d'Europa, ma potrebbe riguardare una frazione marginale di utenti "irriducibili", come è avvenuto nel passaggio tra TACS e GSM.

Dicembre 2005

A fine novembre 2005 la Commissione europea ha varato nuove guidelines per l'avvio del digitale terrestre, dopo una analoga risoluzione del Parlamento europeo, fissando per il 2012 la data ultima per il passaggio definitivo (switch-off) al digitale e lo spegnimento della rete analogica attuale. I vari paesi possono poi porsi obiettivi intermedi, la maggior parte dei 25 è allineata al 2010, mentre cinque paesi non hanno ancora preso una decisione definitiva. Il governo italiano ha colto l'occasione per rivedere le date obiettivo, ormai irrealizzabili, per il passaggio al digitale, spostandolo in avanti di due anni (con collegato alla legge finanziaria), lo switch-off slitta quindi al 31 dicembre 2008. Nel contempo vengono confermate dal governo le anticipazioni per il passaggio completo nelle due regioni autonome di Sardegna e Val d'Aosta, mentre il presidente della regione Sardegna Renato Soru conferma, per parte sua, il blocco di qualsiasi finanziamento del piano da parte della regione, e il loro spostamento su un'altra iniziativa nell'area delle tele-medicina. Queste anticipazioni sono la giustificazione per il mantenimento dei finanziamenti statali all'acquisto dei decoder. Che effetto avrà questa variazione nei tempi sugli scenari e sulle previsioni? In pratica nessuno, poiché nessuno degli operatori stava effettivamente lavorando per lo switch-off. Nello scenario italiano la DTT si conferma quindi come una opzione indirizzata a una fascia ristretta di "consumatori di tecnologia" e ad una più ampia interessata ai contenuti a pagamento (partite di calcio) ma che per vari motivi è agganciabile solo abbassando il gradino di ingresso (economico e tecnologico: minore complessità d'installazione). Il grosso sforzo fatto dal governo ha consentito di creare un nuovo mercato, ma di nicchia. Il passaggio di massa sarà probabilmente forzato dalla offerta di tecnologia più che da un bisogno dei clienti, per quanto indotto, e collegato alla sostituzione del parco televisori. Nel 2007-2008 inizierà l'offerta di ricevitori a schermo piatto LCD a prezzo sempre più abbordabile, con decoder integrato (iDTV), questa sarà la base per il passaggio della maggior parte dei clienti sulla nuova piattaforma (assieme al naturale processo di sostituzione per obsolescenza). Il secondo passo sarà la diminuzione dell'offerta di contenuti su analogico, e la conseguente progressiva e ulteriore diminuzione degli apparati analogici. E' probabile però (come è avvenuto per il TACS) che resisteranno per alcuni anni un numero più o meno elevato di "irriducibili", che continueranno ad usare gli apparecchi analogici e quindi costituiranno un mercato per stazioni televisive che proseguiranno ad irradiare in analogico, probabilmente per qualche altro anno. In definitiva il passaggio italiano avverrà probabilmente in tempi analoghi a quelli degli altri principali paesi europei. Il parco complessivo degli apparati "solo TV" (interattivi o meno) non è detto sia però in questo futuro scenario comparabile a quello attuale, nel senso che gli ulteriori sviluppi di Internet a larga banda e degli apparati mobili con elevate capacità di trasmissione potranno costituire una alternativa di massa al tradizionale mezzo televisivo, sia per l'intrattenimento sia per l'informazione.

Dicembre 2005

La prima cosa che sarebbe interessante sapere, alla luce di quanto premesso, è quanti dei circa 3 milioni di acquirenti di decoder (dati di novembre 2005) li hanno effettivamente installati e quanti di quelli che li hanno installati guardano con un minimo di regolarità i canali digitali. La prima domanda non è assurda, considerando che da un lato i decoder sono stati quasi o del tutto regalati, e che la installazione invece non lo è, e può anche prevedere una certa complessità.  
La visione dei programmi DTT rimane in ogni caso nella totalità dei casi una opzione, da attivare su una delle due o tre prese SCART del televisore principale di casa, sul quale rimane la possibilità di utilizzare il sintonizzatore interno, dove magari sono presenti canali (ad esempio TV locali) non disponibili sulla DTT.
Purtroppo non esistono, a nostra conoscenza, statistiche sull'utilizzo, né risulta che i programmi in DTT siano monitorati dall'Auditel (farebbero in ogni caso ascolti inferiori al 2%), quindi si possono solo fare delle ipotesi. E le ipotesi fanno ritenere, in base alla offerta (vedi sotto), che la famiglia digitale veda in DTT i programmi generalisti (RAI, Mediaset) soltanto se in questo modo ha una ricezione migliore, e occasionalmente i programmi che si vedono solo in DTT, e che hanno una qualche attrattiva (RAI Utile e simili) e soprattutto i programmi a pagamento (per ora sport, calcio e qualcosa di cinema e teatro).
E i servizi interattivi? Il cosiddetto T-Commerce e T-Government? Al momento non sono ancora sostanzialmente partiti. In ogni caso la famiglia digitale ha sicuramente già Internet e probabilmente anche ADSL, assai improbabile che torni indietro a servizi veicolati con una chiamata via modem (vedi dopo). Questi sono servizi che potranno avere un senso a digitalizzazione compiuta, per raggiungere quei 20 (o 10) milioni di italiani che non avranno mai Internet, ma che sanno usare un telecomando.
L'avvio delle trasmissioni a pagamento di partite di calcio in diretta (22 gennaio 2005) ha consolidato la DTT come alternativa economica, e a minore impatto, al satellite. Sono così messi in secondo piano, almeno per ora, gli altri vantaggi della DTT in termini di qualità video e audio e numero di canali ricevibili.
Il piano di migrazione (switch-over) è andato  comunque avanti dopo il primo obiettivo raggiunto nel 2005. In particolare sono stati definiti degli accordi specifici con due regioni relativamente isolate (la Val D'Aosta e soprattutto la Sardegna) per anticipare lo switch-off di un anno, a partire quindi da inizio 2006 (poi diventato 2008). Altre due regioni autonome (Friuli e Sicilia) avrebbero dovuto seguire l'esempio. Premessa per il passaggio era la effettiva copertura della quasi totalità della popolazione entro la fine del 2005. Un programma che non è stato rispettato, per la complessità e i costi del rimpiazzo del parco antenne, e che ha indotto la regione Sardegna un ripensamento e rinvio degli accordi presi (vedi intervista al presidente della regione Renato Soru a Repubblica - Affari e Finanza, del 7/11/2005).

Novembre 2005

Il governo di centro-destra, anche dopo il cambio di ministro (da Gasparri a Landolfi), continua a spingere sulla nuova tecnologia, sia con contributi, sia con accordi con alcune regioni autonome. L'accoglienza del mercato, degli operatori e delle altre istituzioni continua ad essere tiepida. L'ingresso di Mediaset nella pay-per-view sportiva non ha danneggiato in modo significativo Sky e sembra più che altro un placeholder per futuri assetti. Sul versante del cinema Mediaset non ha spinto, per non danneggiare con una concorrenza interna i canali in chiaro, ben più profittevoli, e Sky è rimasta quindi in posizione di monopolio. In definitiva la DTT si conferma una alternativa alle altre due tecnologie, non predominante ma ormai reale, anche se con una quota di utenti e clienti marginale (1/20?) e il passaggio completo al digitale avverrà probabilmente in tempi e modi allineati con gli altri paesi europei (quindi intorno al 2010). Per quanto riguarda la interattività si è mostrata una potenzialità poco o nulla sfruttata, per la quale si attendono i decoder integrati ADSL (quindi, non quelli finanziati e venduti ora). A quel punto si vedrà se Internet non sarà diventato già una commodity, prosciugando in gran parte il bacino di potenziali utenti. 

Gennaio 2005

L'avvio dei servizi a pagamento ha costituito effettivamente lo spunto che mancava per il decollo della DTT. A meno di contromosse efficaci da parte di Sky (improbabili) o di effettivi e patologici problemi di trasmissione (improbabili) o di pirateria di massa (clonazione delle carte prepagate, una eventualità sempre possibile) si può prevedere una buona diffusione del nuovo media tra i clienti interessati al calcio, che sono notoriamente molti, e quindi il raggiungimento o il superamento degli obbiettivi 2005 (tre milioni di clienti connessi a DTT in Italia). Perché gli altri clienti, quelli non interessati al calcio o in generale ai contenuti a pagamento, abbandonino la TV analogica è necessario che vedano un vantaggio anch'essi. Al momento questo non è visibile, non risultano investimenti in qualità o canali aggiuntivi con un  effettivo interesse. Rimane quindi improbabile un passaggio di massa alla TV digitale nel 2006, e più probabile che anche in Italia i tempi siano quelli previsti negli altri paesi europei (2010-2012). E' d'altra parte improbabile anche uno switch off "forzoso", mai avvenuto in precedenza (vedi TACS), se non in presenza di un numero veramente residuale di clienti / utenti.

Fine
 2004

La scorta di STB (set-top-box, ovvero decoder) disponibili in offerta finanziata dal governo (ad iniziare dalla primavera 2004) è andata definitivamente esaurita nel mese di ottobre 2004, anche grazie ad una offerta particolarmente aggressiva del gruppo Media World, che ha reso disponibili i decoder MHP (interattivi) sostanzialmente gratis (a 150 € con contributo governativo di 150 €). In totale a novembre 2004 le famiglie con un decoder DTT erano 850.000, circa 700-750.000 avevano usufruito del contributo governativo, che è stato quindi decisivo per creare il mercato. 
L'obiettivo del governo e della legge era arrivare ad un mercato di almeno un milione di teleutenti entro il 2004 è stato sostanzialmente raggiunto.
Per una effettiva diffusione era ovviamente necessario un coinvolgimento dei tre principali gestori (Mediaset, RAI e Telecom Italia), sui quali ricadeva l'investimento più oneroso: l'installazione delle antenne trasmittenti nel nuovo standard. A regola nessuno di essi, godendo di una posizione dominante sul mercato (incumbent) avrebbe avuto convenienza ad assecondare una iniziativa che dovrebbe portare nel giro di qualche anno ad un allargamento dei soggetti operanti, e quindi dei competitori, ma non è stato così.
Nel caso di Mediaset il costo dell'operazione è stato considerato evidentemente ragionevole in considerazione del salvataggio di Rete 4 (e della possibilità di rientrare nella TV a pagamento). Nel caso della RAI il controllo dell'azienda è nelle mani del governo che sosteneva l'iniziativa, e quindi la direzione dell'emittente si è prontamente allineata. Nel caso di Telecom Italia non si vedono chiare motivazioni logiche o economiche, ma nei fatti l'appoggio all'operazione è stato comunque garantito.
Alla fine del 2004 erano quindi operanti in Italia oltre 380 "frequenze" (ripetitori o impianti) nel nuovo standard (un numero elevato, superiore a quello degli altri paesi europei), in grado di garantire una buona copertura, come al solito distribuita in modo da privilegiare le aree più densamente popolate.

Primavera 2004

Si prevede uno sviluppo della DTT spinto essenzialmente, all'inizio, dalla curiosità per la novità e dai servizi a pagamento. Lo sviluppo sarà effettivo ed uscirà da un ambito di nicchia con la progressiva diffusione di apparecchi iDTV già predisposti per il digitale, e quindi con motivazioni legate al ricambio dell'hardware. E' invece improbabile che i servizi interattivi costituiscano una effettiva alternativa ad Internet, se non per una quota marginale dei clienti, ed è altamente improbabile che venga mantenuta la scadenza di fine 2006 per il passaggio completo al digitale in Italia.

 

Il mercato televisivo in Italia

 

Dati 2006 (Studio Figurelli e IT Media Consulting) / Dati 2005 (IT Media Consulting) / Le parabole in Italia / Scenari 2005 / Scenari 2004

  

Il mercato televisivo in Italia nel 2006

Febbraio_2007

La società di ricerche di mercato Studio Figurelli ha elaborato i dati provenienti da alcuni istituti di ricerche di mercato (AC-Nielsen, Makno, IT Media Consulting) per sintetizzare lo stato di penetrazione della tecnologia digitale e della pay-TV nel mercato televisivo italiano. Il committente dello studio era Sky, interessata all'andamento della tecnologia concorrente DTT, e per contestare le scelte governative nel settore.

Abbiamo elaborato i dati, resi pubblici su diversi media, per ricavarne alcune considerazioni sul mercato e sugli sviluppi della tecnologia.

Dati 2006 settore TV Famiglie Italia Apparecchi TV (1) Impianti
satellite
(4)
Abbona-menti
Sky (4)
Decoder DTT Decoder
DTT collegato(2)
Totale
utenti in digitale (5)
Carte Mediaset Premium Carte La7 Ricariche Mediaset Premium (3) Sky Calcio Premium Calcio
Valori assoluti  21.835.000  38.220.000 7.000.000  3.935.000  4.542.000  3.858.000  7.793.000  2.460.000  654.000  5.400.000  1.660.000  1.680.000
Percentuale su famiglie Italia       18,0% 20,8%   35,7% 11,3% 3,0%   7,6% 7,7%
Percentuale su decoder DTT           84,9%   54,2% 14,4%      

Note
(1) Stima M&M (1,75 apparecchi per famiglia)
(2) Stima Studio Figurelli
(3) Stima Makno-AC Nielsen
(4) Vedi il dato stimato sul totale degli impianti satellitari in Italia
(5) Somma degli abbonamenti Sky (4) e dei decoder DTT collegati (2). Non tiene conto degli impianti satellitare non collegati a gestori italiani.

Come si vede circa il 35% (una su tre) delle famiglie è già in grado di ricevere la televisione in formato digitale con programmi in italiano, ipotizzando che siano in numero ridotto le famiglie che hanno sia il decoder Sky sia il decoder DTT (abbiamo sommato il numero di decoder Sky e il numero stimato di decoder collegati). Altro dato interessante è la penetrazione delle carte sul totale dei decoder DTT, pari al 68,6% (Premium + La7), quindi circa i 2/3 dei decoder DTT sono utilizzati, in misura più o meno ampia, per programmi in Pay-TV.
Interessante anche il dato sul Pay-TV nel calcio, dove il numero di carte Mediaset Premium Calcio ha raggiunto il numero di abbonamenti Sky Calcio. Il fatturato naturalmente non è detto che sia comparabile, essendo l'abbonamento un costo ricorrente, e un invito a comprare partite per giustificarne il costo, mentre Mediaset Premium è una carta ricaricabile, che può essere usata anche occasionalmente.

Sky Italia ha in particolare rimarcato la situazione di favore che la legge Gasparri ha garantito ai suoi competitori, e a Mediaset in particolare. Grazie alla nuova legge ha potuto entrare (o rientrare) nel settore della Pay-TV e a fare concorrenza a Sky, mentre a Sky è vietato in Italia (non così ad esempio nel Regno Unito) di operare nel nuovo settore del digitale terrestre. A ciò si aggiunge il contrastato tema dei finanziamenti statali del finanziamento per l'acquisto dei decoder (condannato dalla CE, e deciso da un governo guidato dal proprietario di Mediaset) per far rigettare da parte di Sky ogni accusa di operare in regime di monopolio nel satellite.

Le parabole in Italia

Marzo_2007

 

(5 marzo 2007) L'associazione Eurosatellite, centro di formazione per tecnici installatori in tecnologia digitale e satellitare, collegato a Eutelsat, ha annunciato i risultati di una propria ricerca che stima gli impianti satellitari in Italia in numero di 7 milioni alla data. Ci sarebbero quindi circa 3 milioni di parabole e decoder non collegate a Sky (vedi i dati) che risultano distribuite tra:
- 1,2 milioni connesse ad altri circuiti a pagamento esteri con decoder di vari standard: NDS Videoguard (la piattaforma adottata a suo tempo da Stream, per la quale sono disponibile molte carte in Europa), Seca, Viaccess (tre gestori russi, più altri da Repubblica Ceca, Slovenia, Romania)  Irdeto, Conax (usato da alcuni gestori russi e delle repubbliche baltiche) e Nagravision (adottato tra gli altri da Romania Cable System e Polstat - Polonia), usate quindi soprattutto dagli immigrati in Italia;
- 1,8 milioni abilitate solo alla ricezione di canali satellitari in chiaro, gratuiti; questa ultima stima, piuttosto consistente rispetto alla limitata offerta di contenuti in chiaro sul satellite, lascia qualche dubbio, alla luce delle frequenti notizie di raffinati sistemi di clonazione di schede per decoder.

 

Il mercato televisivo in Italia nel 2005

Maggio_2006

In base ad uno studio della società di ricerca IT Media Consulting (La Repubblica - Economia e Finanza, 1/5/2006) il 2005 ha visto una prima incrinatura e forse un cambiamento tendenziale nel sistema italiano delle televisioni, cristallizzato da anni sui tre pilastri 1) duopolio RAI-Mediaset;  2) prevalente importanza economica della raccolta pubblicitaria (e quindi della TV in chiaro);  3) spesa pubblicitaria concentrata in misura prevalente sul mezzo televisivo.

In pratica si è rilevata una crescita consistente (+25%) della TV a pagamento (abbonamenti e pay-per-view) e quindi dei contenuti premium, e per contro una situazione sostanzialmente piatta (al netto dell'inflazione) per la raccolta pubblicitaria indirizzata alla TV in chiaro.

Risorse

2005 RAI Mediaset Sky Telecom Altri

Pubblicità

   4.486

  1.346

30%

    2.732

60,9%

    135

3%

    157

3,5%

 112

2,50%

Acquisto contenuti (2)

   1.726

      -  

0%

         40

2,3%

 1.635

94,7%

     12

0,70%

   41

2,40%

Canone

   1.473

  1.473

100%

        -  

0%

     -  

0%

     -  

0,0%

   -  

0,0%

Totale

   7.685

  2.819

 

    2.772

 

 1.769

 

    169

 

 154

 

Peso relativo

(1)

 

36,7%

 

36,1%

 

23,0%

 

2,2%

 

2,0%

 
(1) In milioni di Euro
(2) Cosiddetto "pay retail"