| Sanremo e il Beat |
Che effetti ha avuto sul principale evento della canzone italiana, quindi sul mondo ufficiale della musica in Italia, l'ondata beat che ha coinvolto decine di migliaia di giovani (come componenti dei complessi) e milioni di altri come ascoltatori? Lo spazio concesso è stato ben poco, e l'accoglienza da parte dell'establishment musicale molto trattenuta.
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Il festival del 1965 |
Nel 1965 proprio nulla dal mondo
esterno, che pure si stava già muovendo, almeno al di fuori del nostro paese (in
Gran Bretagna, soprattutto), arrivava nel Festival. D'altra parte si tiene ad
inizio anno e solo durante quello stesso anno, a partire dall'apertura del
Piper Club in quello stesso mese di
febbraio, sarebbe iniziata la affermazione di massa del beat nel nostro paese. I
soli gruppi in gara non erano certo beat o moderni, erano Les Surfs, un gruppo
francese - malgascio, e i New Christy Minstrels,
dove militava un giovane e non ancora protestatario
Barry McGuire, che arrivarono anche alla
vittoria in coppia con Bobby Solo (Se
piangi, se ridi, solito risarcimento sanremese per la mancata
vittoria dell'anno prima con "Una lacrima sul viso"). Unico riflesso esterno, ma
piuttosto imbarazzante, la partecipazione della grande cantante inglese
Dusty Springfield, con due canzoni in gara, ma
entrambe eliminate ...
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Il festival del 1966 |
Nel 1966 il fenomeno beat non si poteva proprio ignorare e alcuni complessi arrivarono sul palco del Festival, condotto come sempre da Mike Bongiorno. Non raccolsero un grande successo, erano:
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I Ribelli in coppia ancora con i New Christy Minstrels, e alle prese con una canzone decisamente non beat (e non niente), che comunque arriverà in finale, ma lasciando ben poche tracce; il gruppo milanese, ancora in periodo Clan e senza Demetrio Stratos, si presentò sul palco con capelli lunghissimi (una specie di piccola provocazione) ma durante la esecuzione si tolsero le parrucche restando con i loro capelli appena appena lunghi, rassicurando così la platea televisiva e le giurie. Erano bravi ragazzi, anche se un po' scapestrati come tutti i giovani ... |
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L'Equipe 84 e i Renegades, in coppia con Un giorno tu mi cercherai. La canzone era un valido soft-beat ed ebbe anche un discreto riscontro di vendite. Ma non venne apprezzata molto dalle giurie, venne eliminata e, se non andiamo errati, anche con il punteggio più basso tra tutte. |
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Gli Yardbirds, il già piuttosto noto gruppo inglese di Jeff Beck e Keith Relf (e nel quale avrebbero iniziato in seguito anche Eric Clapton e Jimmy Page), coinvolto per ignoti motivi nel Festival con due canzoni, la inclassificabile Paff ... bum in coppia con Lucio Dalla prima maniera, e una canzone melodica decisamente incongrua, "Questa volta", in coppia con Bobby Solo. Entrambe eliminate, ed è difficile in questo caso criticare eccessivamente le giurie. |
In qualche modo il nascente genere
beat riuscì comunque a penetrare anche l'impermeabile mondo della canzone
italiana e del suo festival, nonostante la rituale vittoria di un brano non
memorabile (forse il suo più brutto in assoluto) del grande Modugno (Dio,
come ti amo, in coppia con la Cinquetti) piazzando proprio i due
brani di maggiore successo e più ricordati negli anni a venire:
Nessuno mi può giudicare
di Caterina Caselli (che arrivò addirittura
al secondo posto, grazie anche alla trascinante interpretazione della cantante
di Modena) e Il ragazzo della Via Gluck di
Adriano Celentano, eliminato
da giurie decisamente incapaci di capire che stavano ascoltando un classico
senza tempo.
Scorrendo le canzoni finaliste non si può non pensare alla noia che doveva pervadere la serata finale; a parte la Caselli, gli unici momenti di respiro, con il senno di poi, dovrebbero essere stati regalati da Sergio Endrigo (Adesso sì, una sua bella canzone, sempre su un amore sfortunato, naturalmente) e da Françoise Hardy con un un buon brano di Edoardo Vianello, da lei, come al solito elegantissima, molto ben interpretato, Parlami di te. Il brano più valido di questa edizione di Sanremo. Si può anche trovare con un po' di buona volontà su YouTube.
Festival di Sanremo - 1966 - Canzoni in finale
Festival di
Sanremo - 1966 - Canzoni eliminate
Dipendesse da me (testo di Vito Pallavicini; musica di
Iller Pattaccini) Luciana Turina – Gino
Il ragazzo della via Gluck (Testo di Luciano Beretta e Miki Del Prete; musica di
Adriano Celentano) Adriano Celentano – Trio del Clan
Io non posso crederti (Marchetti - Sanjust) Franco Tozzi – Bobby
Vinton
Io ti amo (Fallabrino - Maggi) Anna Marchetti – Plinio Maggi
La carta vincente (testo e musica di Gino Paoli) Gino Paoli – Ricardo
Lei mi aspetta (testo di Vito Pallavicini; musica di Alberto Baldan Bembo)
Nicola Di Bari – Gene Pitney
Pafff... bum (Reverberi - Bardotti) Lucio Dalla – The Yardbirds
Per questo voglio te (testo di Mogol, musica di Mansueto Deponti) Giuseppe Di
Stefano – P. J. Proby
Quando vado sulla riva (Maresca - Pagano) Luciano Tomei – Los Paraguayos
Questa volta (testo di Mogol; musica di Roberto Satti) Bobby Solo – The
Yardbirds
Se questo ballo non finisse mai (testo di Vito Pallavicini; musica di Gino
Mescoli) John Foster – Paola Bertoni
Un giorno tu mi cercherai (testo di Pantros, musica di Franco Campanino) Equipe
84 – The Renegades
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Il festival del 1967 |
Arrivati al 1967 anche la musica italiana non poteva più ignorare il beat, dopo un anno nel quale questo genere aveva trainato tutta la musica popolare, con la esplosione dei complessi al Cantagiro in estate, e i grandi successi dei Rokes (Che colpa abbiamo noi), della Equipe 84 (Io ho in mente te, Bang bang) e un po' di tutti gli altri.
Ma, a conti fatti, su 30 canzoni,
solo cinque erano riconducibili in qualche modo al genere beat, e interpretati
da personaggi della nuova musica. Solo due complessi sono riusciti a raggiungere
la finale: i Giganti, addirittura
al 2° posto con un brano di protesta abbastanza efficace, ma molto melodico e
non certo di difficile digestione per il pubblico e per le giurie di Sanremo (Proposta)
e i Rokes con un buon brano beat, ovviamente
originale, proposto in coppia con Lucio Dalla (Bisogna
saper perdere).
Volendo esagerare si potrebbe associare al beat anche il 14° posto di Gianni Pettenati, che in fondo aveva iniziato con il suo gruppo beat (gli Juniors) ed aveva avuto successo con il brano, poi diventato "eterno" Bandiera gialla (cover "adulterata" di The Pied Piper) omaggio alla celebre trasmissione radio di Arbore e Boncompagni. Ma il suo brano "La rivoluzione" era veramente imbarazzante ("... e basteranno pochi anni, oppure poche ore, per fare un mondo migliore ...") e ci rifiutiamo di riferirlo al beat, se non come velleitaria intenzione. Anche se il testo era di Mogol, ma la cosa non è molto significativa: le canzoni dell'epoca le scriveva quasi tutte lui, belle o brutte che fossero.
Tra gli eliminati il portabandiera
della "linea verde" ed ex front-man dei Camaleonti, il compianto
Riki Maiocchi, in coppia
nientemeno che con Marianne Faithfull, con un
brano niente male (C'è chi spera)
che avrà anche un qualche riscontro di vendite (non eclatante) e
Caterina Caselli, nonostante il successo
dell'anno prima, nonostante la sfilza di dischi di successo di tutto il 1966,
nonostante fosse in coppia niente di meno che con
Sonny & Cher. Colpa
probabilmente della canzone "di protesta"
Il cammino di ogni
speranza di Umberto Napolitano che presentava, molto ritmata e di non
facile assimilazione immediata (e anche non del tutto riuscita, a nostro
avviso).
Scendendo ancora si trova uno dei due complessi stranieri in gara, e non era un gruppo di secondo piano. Erano gli Hollies, il primo gruppo di Graham Nash (che quindi ha calcato anche lui il palco di Sanremo), piuttosto noti in UK come gruppo soft-beat. In coppia con Mino Reitano, che in fondo aveva anche lui trascorsi rock & beat, ma ignoti in Italia, la loro affermazione era già dura, ma poi si aggiungeva la canzone, sempre nel genere "linea verde" ma super morbida, un brano da dimenticare dal titolo "Non prego per me", che era scritto da ... Mogol e Battisti (non tutte le ciambelle riescono col buco ...).
Ancora da citare l'ultimo posto per
l'altro complesso straniero, un gruppo spagnolo che aveva sbancato le
classifiche di tutto il mondo l'anno prima con il tormentone
Black Is Black, in coppia con
Milva, che non aveva certo all'epoca una
immagine beat, e alle prese con un tipico brano italiano da Festival, sono
arrivati e subito usciti.
C'era un altro cantante presente al Festival associabile al genere beat. Era Luigi Tenco, il cui nome rimarrà legato a questo evento per il suo drammatico suicidio. Tenco era già attivo da anni in quella che oggi chiameremmo "musica alternativa" ed era autore di brani di protesta e allineati si nuovi stili, che erano arrivati ai giovani, come E se ci diranno. Il brano scelto per Sanremo, la celebre e sfortunata Ciao amore ciao era però piuttosto tradizionale e non memorabile, e difficilmente avrebbe potuto avere un interesse per i giovani, se non ci fosse stata la eco della drammatica fine dell'autore. Anche la "partnership" con Dalida non aiutava in questo senso. Grande cantante, ma all'epoca era vista come "for adults only" indipendentemente dai suoi sforzi di aggiornamento.
E il vincitore nell'anno del beat?
Claudio Villa (che doveva essere risarcito per
l'anno prima, secondo molti tradizionalisti la sua canzone era meglio di quella
di Modugno) con Iva Zanicchi. Modugno che
peraltro finiva nella polvere, eliminato al primo colpo, e farà fatica per
rientrare nel gradimento del pubblico dopo questa imprevista botta. Per il resto
la noia aleggiava, con qualche altro raro momento di respiro, rappresentato solo
da Pietre, che sarà una cover "coperta"
(leggi qui) ma era molto godibile, e da Cuore matto,
l'efficace brano di Little Tony diventato
poi un piccolo classico (e il principale successo di vendita tra tutti i brani
presentati), oltre che dal brano super-melodico, ma assai bello (un classico
della canzone italiana), L'immensità di
Don Backy.
Anche quest'anno in finale un disimpegnato Giorgio Gaber nel ruolo a lui cucito
addosso negli anni '60 di cantante "ironico e spiritoso".
Festival di Sanremo - 1967 - Canzoni in finale
Festival di
Sanremo - 1967 - Canzoni eliminate
Canta ragazzina (Prog - Iller Pattacini - Carlo Donida)
Bobby Solo – Connie Francis
C'è chi spera (Mario Panzeri - Daniele Pace
- Giancarlo Colonnello) Riki Maiocchi – Marianne Faithfull
Ciao amore ciao (Luigi Tenco) Luigi Tenco – Dalida
Dedicato all'amore (Testa - Daniele Pace - Dunnio) Peppino Di Capri – Dionne
Warwick
Devi aver fiducia in me (Francesco Specchia - Renato Martini) Roberta Amadei –
Carmelo Pagano
È più forte di me (Del Monaco - Enrico Polito) Tony Del Monaco – Betty Curtis
Gi (Pallavicini - Antonio Amurri - Bongusto) Fred Bongusto – Anna German
Guardati alle spalle (Luciano Beretta - Pace) Nicola Di Bari – Gene Pitney
Il cammino di ogni speranza (Umberto
Napolitano) Caterina Caselli – Sonny e Cher
Ma piano (per non svegliarmi) (Gianni Meccia) Nico Fidenco – Cher
Nasce una vita (Sergio Bardotti - Fontana) Jimmy Fontana – Edoardo Vianello
Non prego per me (Mogol - Battisti) Mino
Reitano – The Hollies
Quando vedrò (Terzi - Carlo Alberto Rossi) Los Marcellos Ferial – The
Happenings
Sopra i tetti azzurri del mio pazzo amore (Pallavicini - Modugno) Domenico
Modugno – Gidiuli
Una ragazza (Pallavicini - Bruno Pallesi - Malgoni) Donatella Moretti – Bobby
Goldsboro
Uno come noi (Umberto Martucci - Giorgio Bertero - Marino Marini) Milva –
Los Bravos
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Il festival del 1968 |
Ormai il fenomeno beat è finito, ma
il '68 non è ancora iniziato (siamo ai primi di febbraio ... mancano ancora 25
giorni) nella musica domina caso mai il rhythm
& blues, al quale anche i Beatles
hanno reso omaggio con Sgt. Pepper l'anno prima.
Al festival la presenza del beat è quindi ormai istituzionale ma marginale, e i
complessi presenti si limitano a due, i Giganti,
reduci dal successo dell'anno prima e ancora in finale, ma in realtà nel ruolo
di spalla dell'astro nascente Massimo Ranieri,
e i Rokes, invece
eliminati con un brano presto dimenticato (Le
opere di Bartolomeo) che trascina giù anche l'unico complesso straniero
presente, i Cowsills.
In questa edizione le canzoni eliminate erano solo dieci su 24, ma nonostante questo una certa aria di novità doveva spirare anche a Sanremo, perché in quest'anno cadevano parecchi campioni della canzone italiana, da Modugno (per il secondo anno consecutivo, in coppia con Tony Renis e con un brano non suo, ma dello stesso Renis, e dall'ambiguo significato: Il posto mio, quello dell'uomo scendiletto), alla Zanicchi che aveva vinto l'anno prima, ad Orietta Berti (ultima), a insigni ospiti stranieri come Eartha Kitt (nientemeno) e Shirley Bassey (con un brano della linea dell'ovvio: La vita) a Nino Ferrer, che non la prese affatto bene, ma aveva un brano veramente scarso, a Paul Anka, ad una cantante allora certo non famosa, la futura Giuni Russo (Giusy Romeo).
In finale invece
Dionne Warwick (purtroppo non con una canzone
del marito, Burt Bacharach, d'altra parte era il festival della canzone
italiana), la "sudista" Bobbie Gentry
reduce dal successo planetario di Billie
Joe, e un anziano e malandato Louis Armstrong,
trascinato non si sa perché in questa imbarazzante performance italiana. Le
canzoni valide e che si ricordano per una volta sono le prime tre (e solo le
prime tre) con in evidenza Don Backy come
autore in stato di grazia (Casa bianca e
Canzone) e Sergio
Endrigo finalmente vincitore con un suo classico,
Canzone per te. Tra gli autori si notano Franco
Bracardi prima di Alto gradimento e
Roberto Vecchioni nella sua prima fase di autore "professionista").
Per il rhythm & blues solo una presenza (ma d'altra parte era pur sempre il
festival della canzone italiana) con Wilson Pickett
in persona, che portava a casa comunque un buon successo con il brano
d'occasione Deborah
(che ha lanciato questo esotico nome con l'acca nelle famiglie italiane).
Non c'è partita invece per la canzone peggiore, che è sicuramente
La tramontana di Pace e Panzeri, portata
comunque al successo da un Antoine sempre più disincantato ("... da quando
Eva mangiò la mela ha combinato dei grossi guai ..." ma non l'aveva mangiata
Adamo?).
Festival di Sanremo - 1968 - Canzoni in finale
Festival di
Sanremo - 1968 - Canzoni eliminate
Che vale per me (Marisa Terzi e Carlo Alberto Rossi)
Peppino Gagliardi – Eartha Kitt
Il posto mio (Alberto Testa e Tony Renis) Tony Renis – Domenico Modugno
Il re d'Inghilterra (Nino Ferrer) Nino Ferrer – Pilade
La farfalla impazzita (Mogol e Lucio Battisti) Johnny Dorelli – Paul Anka
La vita (Antonio Amurri e Bruno Canfora) Elio Gandolfi – Shirley Bassey
Le opere di Bartolomeo (Sergio Bardotti e Ruggero Cini)
The Rokes – The Cowsills
Le solite cose (Vito Pallavicini e Pino Donaggio) Pino Donaggio – Timi Yuro
No amore (Vito Pallavicini e Enrico Intra) Giusy Romeo – Sacha Distel
Per vivere (Nisa e Umberto Bindi) Iva Zanicchi – Udo Jürgens
Tu che non sorridi mai (Marisa Terzi e Sili) Orietta Berti – Piergiorgio Farina
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