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Complessi Beat |
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Bit-Nik / Califfi / Camelonti / Corvi / Delfini / Dik Dik / Equipe 84 / New Dada / Kings / Ghigo e i Goghi / Giganti / Jaguars / New Trolls / Nico e i Gabbiani / Nomadi / Orme / Pooh / Pattuglia azzurra / Profeti / Quelli / Ribelli / Satelliti / Stormy Six |
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Gli stranieri in Italia: Motowns / Primitives / Renegades / Rokes / Sorrows |
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La storia / Il Cantagiro / I concorsi / Dal Beat al Progressive / Bilancio |
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Vedi anche: |
Altre schede sui complessi beat / Tutti gli altri o quasi / Le cover / Le canzoni di protesta / Le copertine / Distribuzione per regione / Aggiornamenti e revisioni / Bibliografia beat / Le playlist Beat / Le Top-5 di M&M / La radio negli anni '60 |
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Dopo il successo clamoroso dei gruppi musicali (Beatles e Rolling Stones e i moltissimi altri che sono seguiti, in Gran Bretagna e in tutto il mondo), anche in Italia negli anni '60 prese il via un prevedibile processo di imitazione. Contribuivano a sostenere il nuovo fenomeno due elementi: la egemonia culturale che andava esercitando sul costume la Gran Bretagna (e più in generale il mondo anglosassone) e la fame di musica e di novità del mercato italiano della musica, allora uno dei più ricchi del mondo. |
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Formare un complesso,
come venivano chiamati allora i gruppi beat, non era difficile, il repertorio poteva
essere ricavato dai successi inglesi, recuperabili sul posto dopo qualche
viaggio, oppure ascoltando Radio
Caroline o Radio Luxembourg,
le radio private musicali inglesi. |
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La formazione
tipica era mutuata da quella dei Beatles:
voce e chitarra ritmica (di accompagnamento), chitarra solista, basso,
batteria. La chitarra ovviamente era elettrica, tipicamente una semplice
Fender, spesso usata senza distorsore o altri effetti. |
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I complessi cercavano, sul modello dei Beatles e dei Rolling Stones, di darsi una immagine riconoscibile e che consentisse di emergere dalla massa, nonché di identificare i musicisti come partecipanti ad un gruppo. Poteva essere il taglio di capelli, o i vestiti - travestimenti da utilizzare. Molti usavano abiti tutti uguali, sempre del tipo giacca e cravatta, come i Beatles degli inizi, che potevano trasformarsi anche in una specie di travestimento se l'abito era particolarmente estroso (per esempio una divisa militare, o un abito di colore insolito, o un costume di epoche passate). |
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L'uniformità non doveva però essere eccessiva, per consentire di fare emergere individualità e qualche fenomeno di proto-divismo, soprattutto incentrato sul cantante, che era solitamente il front-man. E che infatti, sul modello straniero, spesso era tentato di abbandonare il gruppo e tentare la carriera solistica. |
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La qualità della proposta |
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I complessi che negli anni '60
hanno suonato a livello professionale sono stati un numero assai elevato,
nell'elenco che pubblichiamo ne sono censiti oltre 1400, e probabilmente
ne mancano ancora molti (segnalateci le assenze).
Nella grande maggioranza si trattava però sostanzialmente di gruppi che
oggi chiamiamo cover band, nel senso
che proponevano quasi soltanto successi stranieri in versione italiana (cover),
solitamente con un arrangiamento il più vicino possibile all'originale, e
differenze spesso dettate da fattori contingenti (p.es. la mancanza delle
tastiere in formazione, sostituite da intrecci di chitarre
elettriche). |
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Oltre ai complessi
formatisi in Italia, molti
gruppi
stranieri, praticamente tutti
inglesi, che trovavano difficoltà a conquistarsi uno spazio nel
competitivo mercato di casa, si trasferirono sul mercato italiano,
cantando nella nostra lingua e nazionalizzandosi, e costituendo anche, nel
caso dei gruppi più preparati (come Rokes e
Primitives) uno stimolo e una
fonte di imitazione per i gruppi italiani. |
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Il lancio per il
grande pubblico del fenomeno dei complessi, fino a quel momento un
fenomeno giovanile, vagamente protestatario e alternativo, avvenne con una
manifestazione musicale allora molto popolare, il Cantagiro,
nella edizione del 1966. Il Cantagiro,
una manifestazione vagamente ispirata al Giro d'Italia ciclistico e
prodotta dal noto impresario Ezio Radaelli,
prima edizione nel 1962 (e vinta da Celentano con Stai
lontana da me) prevedeva una serie di tappe, il trasferimento dei
cantanti con auto addobbate con i loro nomi, e una manifestazione canora
in ogni località, tipicamente di vacanze, con votazioni effettuate da
giurie popolari, scelte sul posto, e vincitori di tappa. Alla edizione del
'66 parteciparono praticamente tutti i complessi beat attivi sulla scena
musicale italiana, in un girone apposito (gli altri due gironi erano
dedicati ai big e alle promesse). Nelle varie tappe i giovani erano
attirati più che dai big (per la cronaca, in questa categoria vinse Gianni
Morandi), dai complessi "capelloni", il nuovo
fenomeno di costume. Quindi grande risalto grazie alla copertura
televisiva, contrasti tra sostenitori dei cantanti tradizionali e di
quelli nuovi, con contestazioni ai capelloni più spinti. Processo alla
tappa, come nel ciclismo, ripreso dalla televisione, con i giornalisti al
seguito schierati tra conservatori e moderni. |
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La grande
diffusione di complessi amatoriali o semi-professionali fu anche
all'origine della proliferazione di concorsi e gare tra complessi,
organizzate in teatri da sponsor di vario tipo (per esempio la Davoli,
che vendeva strumenti musicali ed era ovviamente interessata al fenomeno).
I finalisti potevano accedere a manifestazioni e festival ufficiali o
vincere la pubblicazione di un disco. |
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Un fenomeno così ampio e diffuso come quello dei complessi beat che influenza ha avuto sulla musica italiana? Nel decennio successivo la musica in Italia ha espresso due tendenze principali: i cantautori e il progressive italiano. Sul primo fenomeno i complessi hanno inciso poco o nulla: nessuno dei principali cantautori proveniva da complessi di una qualche notorietà, la maggioranza non aveva avuto alcuna relazione con il beat, il solo Francesco Guccini era stato autore e collaboratore dei Nomadi, e aveva intitolato il suo primo LP Folk Beat N.1 anche se era un'opera del tutto riconducibile al cantautorato, anzi anticipatrice di questo nuova tendenza. Il progressive è invece stato lo sbocco naturale per un discreto numero di complessi, in particolar modo quelli che avevano una migliore preparazione tecnica e musicale e una maggiore determinazione e coesione per superare il momento di crisi al volgere del decennio. Così una buona
parte dei protagonisti del progressive provenivano da precedenti
complessi beat, o dallo stesso complesso, come si può vedere dal breve
(e non esaustivo) elenco che segue.
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Per saperne di più: http://www.italianprog.it/ |
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Tra le migliaia di complessi degli anni '60 decine, o forse centinaia, sono arrivati alla notorietà, con articoli sui giornali specializzati (Giovani, Big, Tutto Beat), presenza alla radio, passaggi in televisione o nei festival. La grandissima maggioranza non ha superato la fine dell'era beat, nei successivi anni '70 alcuni si sono riconvertiti al pop melodico all'italiana (Gens, Bertas, Cugini di campagna) rimanendo nel circuito professionale. Alla fine degli anni '60 psichedelia e nuovo rock hanno reso definitivamente obsoleto il beat e hanno anche richiesto a chi vi si cimentava una preparazione musicale molto più accurata. |
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Un numero ristretto di gruppi musicalmente preparati ha proseguito il cammino negli anni '70 evolvendo nel ben più impegnativo genere progressive: sono i Quelli, che hanno dato origine alla Premiata Forneria Marconi, Le Orme, i New Trolls, i Califfi (che realizzarono l'apprezzato disco progressive Fiore di metallo). Al folk-rock impegnato approdarono gli Stormy Six e due ex esponenti del beat, Demetrio Stratos dei Ribelli e Paolo Tofani dei Califfi, che furono tra i fondatori degli Area. |
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Di tutti i complessi beat soltanto due, diversissimi, sono ancora attivi: i Nomadi e i Pooh, anche se i secondi sono stati realmente un complesso beat solo per pochissimo tempo, nelle fasi iniziali della loro carriera (ma non hanno mai dimenticato le loro origini beat). |
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Camaleonti (front man Riki Maiocchi) |
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Nati a Milano come
cover band, specializzata nella proposta di brani dei gruppi inglesi di maggiore seguito
dell'epoca (Manfred Mann, Animals, Herman's Hermits, con qualche
coraggiosa puntata a Rolling Stones - Get Off Of My Cloud, e Beatles,
addirittura una temeraria Norwegian Wood), riuscirono ad ottenere un
ingaggio dalla etichetta Velvet che
pubblicò un LP di cover e successivamente alcuni 45 giri, consentendo
loro di diventare uno dei complessi di riferimento della prima era |
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Gerry Manzoli (basso), Livio Macchia (chitarra e voce), Tonino Cripezzi (organo e voce), Paolo Di Ceglie (batteria), Riki Maiocchi (voce). Mario Lavezzi (voce) subentra a Maiocchi nel 1967. |
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Per saperne di più: Discografia completa, Sito ufficiale |
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Secondo molti, la
prima (e forse unica) garage band italiana. In ogni caso il complesso al
quale la divisione dei ruoli, non si sa se decisa a tavolino o dal mercato
o dagli interessati, assegnava il ruolo di cattivi ragazzi, di estranei al
sistema, sorta di Rolling Stones
italiani. Ottimo fiuto nella scelta delle cover, anche americane, come I
ain't a Miracle Worker dei Brogues,
diventata il loro primo successo con il titolo
Un
ragazzo di strada (come al solito estrapolando e stravolgendo
il testo originale) e più avanti il brano psichedelico ante litteram
degli Electric Prunes I Had Too Much To Dream,
diventato Sospesa ad un filo, e poi
nel 1968 l'azzeccata cover da Morning Dew (Questo
è giusto). |
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Non e' mancata una loro interpretazione della solita Bang Bang, ovviamente più arrabbiata di quella dei rivali Equipe 84, anche per differenziarsi dal gruppo modenese. Il loro posizionamento alternativo li ha ovviamente spiazzati alla fine del beat, troppo caratterizzati per riciclarsi nel nascente progressive rock all'italiana (Orme, New Trolls), troppo arrabbiati per riciclare il nome conquistato sul vasto mercato del pop melodico all'italiana, come fecero i Camaleonti o i Pooh. |
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Fabrizio Levati (chitarra), Italo Ferrari (basso), Claudio Benassi (batteria), Angelo Ravasini (chitarra e voce). Nel 1969 Antonello Gabelli subentra a Fabrizio Levati. |
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Assieme a
Camaleonti e Equipe 84, erano nel gruppo di testa per vendite e successo
di pubblico. Immagine assolutamente plain, ma il grande intuito
nell'intercettare e tradurre i successi esteri del momento, assieme a una
professionalità superiore alla media, furono la ricetta vincente. Loro le
versioni vincenti di Se fossi un falegname, Sognando
la California, Senza luce, L'isola
di Wight. Pronta anche la riconversione verso Mogol e Battisti
(erano tutti della casa discografica Ricordi, come l'Equipe 84), dei quali
proposero con enorme successo Il vento,
e poi più avanti Vendo casa. Anche
loro con gli anni '70, dopo alcuni ultimi successi (Viaggio
di un poeta,
Help Me)
e un tentativo di incursione nel genere progressive ("Suite per una donna
assolutamente relativa") sono entrati in stand-by, per
riemergere poi negli anni '80 con le varie operazioni nostalgia ruotanti
intorno alle trasmissioni televisive di Red Ronnie (Roxy Bar, Una rotonda
sul mare). |
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Pietro Montalbetti "Pietruccio" (voce e chitarra), Giancarlo Sbriziolo "Lallo" (chitarra e voce), Mario Totaro (tastiere), Sergio Panno (batteria), Erminio Salvadori "Pepe" (basso), Roberto Carlotto "Hunka Munka" subentrerà alle tastiere a fine anni '60. |
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Per saperne di più: Discografia completa |
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Assieme ai Camaleonti e ai Dik Dik, il complesso italiano più noto e di maggiore successo dell'era beat e immediatamente successiva. Formatisi a Modena, sotto contratto da subito con la Ricordi, iniziarono come gli altri a proporre cover tradotte (dei Beach Boys, Papà e mammà, dei Rolling Stones, Quel che ti ho dato). Il nome ben scelto assieme alla immagine stravagante del gruppo (uno riccio, Vandelli, uno altissimo, lo scomparso bassista Victor Sogliani, uno basso, il batterista Alfio Cantarella, uno bello, il secondo chitarrista Franco Ceccarelli) consentirono al gruppo di farsi riconoscere subito. Alcune traduzioni azzeccate e tempestive (Bang Bang di Cher, You Were In My Mind, Io ho in mente te, il successo internazionale di Barry McGuire e dei We Five), la vittoria al Cantagiro del 1966, tribuna di lancio TV per il nascente fenomeno dei complessi, fecero dei quattro il complesso italiano più popolare degli anni '60, più ricordato, nonché quello con i risultati migliori e più costanti in termini di vendite. |
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Il nome, secondo la versione ufficiale, derivava dalla somma dell'età dei quattro (al momento della formazione, ovviamente), in realtà all'epoca il totale faceva 85 anni, e secondo una testimonianza di Vandelli il numero venne cambiato in 84 in assonanza al noto brandy Stock 84, che faceva allora una pressante pubblicità televisiva su Carosello. Addirittura Vandelli ha raccontato che la loro speranza era strappare un contratto pubblicitario dai produttori del brandy; probabilmente è uno scherzo, brandy, Carosello e TV erano quanto di più lontano dal mondo giovanile beat e capellone nel quale l'Equipe 84 era calata. |
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Dopo la fase delle cover Vandelli, con ottimo fiuto musicale, legò le sorti del gruppo ai nascenti autori della musica italiana, in particolare Mogol e Battisti, ma anche Guccini e Paolo Conte. Da notare e apprezzare la scelta coraggiosa di inserire sul lato B del loro smash-hit del 1966 Bang Bang un brano ostico, ma che si sarebbe rivelato anticipatore, come Auschwitz di Francesco Guccini, peraltro ottimamente interpretato. Con Mogol e Battisti otterranno i loro massimi successi di fine anni '60, ad era beat ormai archiviata. Parliamo quindi di 29 settembre e Nel cuore, nell'anima; poi altre cover tradotte/reinventate, ma non più di genere beat: Tutta mia la città, Un angelo blu, Pomeriggio ore 6, fino a Una giornata al mare di Paolo Conte. Con la partecipazione, peraltro fortunata (3° posto) al Festival di San Remo del 1971, in coppia con Lucio Dalla, con il noto e bellissimo brano 4 marzo 1943, si chiuse sostanzialmente la carriera del gruppo, superato dalla nuova invasione rock e progressive, sul versante della musica influenzata dagli esempi stranieri e, sul fronte interno, dai cantautori, rimanendo attivo sino ad oggi il solo Vandelli. |
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Maurizio Vandelli (chitarra e voce), Franco Ceccarelli (chitarra), Victor Sogliani (basso) [in precedenza Romano Morandi], Alfio Cantarella (batteria) |
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New Dada (front man Maurizio Arcieri) |
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Ispirazione colta
(il movimento artistico dadaista degli anni '20), immagine uniforme
(giacca e cravatta nera, camicia bianca, insomma come i Blues
Brothers o le Iene) e capelli lunghi a caschetto, un front man
particolarmente d'impatto, bello e carismatico, che ballava un po' come
Michael Jackson (forse la moon dance l'ha inventata lui), Maurizio
Arcieri, sono stati gli ingredienti del successo del gruppo
milanese, assieme ad una casa discografica, la Bluebell, e un produttore, Leo
Watcher, che ha creduto in loro e li ha proiettati alla
notorietà, dando loro il ruolo di complesso spalla in occasione della
prima (e unica) tournée dei Beatles
in Italia. |
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Un'interessante miscela di proto-divismo, trasgressione musicale, di una certa propensione al rock-blues stile Rolling Stones, un modello da imitare, almeno per quanto riguardava Maurizio, e buon marketing hanno fatto dei New Dada uno dei gruppi beat più seguiti nel breve periodo di attività, dopo il quale è arrivata una fase di crisi e scissioni particolarmente complicata, che ha visto da un lato Maurizio e Pupo, e dall'altro i restanti componenti. Dopo la separazione Sansoni, Jadanza e Vignocchi, con altri due musicisti, hanno dato vita al complesso Ferry, Franco, Renè, Danny e Gaby, e poco dopo Franco Jadanza ha pubblicato un singolo come Franco dei New Dada. |
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Carriera solistica invece per Maurizio, che era poi anche il più grande del gruppo (aveva 24 anni nel '66, mentre gli altri erano intorno ai 20-22) prima con il melodrammatico brano Cinque minuti e poi..., e quindi con la cover dai Blood Sweet & Tears (24 ore spese bene con amore), seguita da altri singoli (ormai ad inizio anni '70) che puntavano a sfruttare anche il suo attraente aspetto fisico, prima di un provvisorio oblio e di un ritorno alla fine degli anni '70, come gruppo punk, i Krisma, assieme alla sua compagna Cristina Moser. |
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Maurizio Arcieri (voce), Ferruccio "Ferry" Sansoni (tastiere), Franco Jadanza (chitarra), Renato "René" Vignocchi (chitarra), Giorgio Fazzini (basso), Gianfranco "Pupo" Longo (batteria) |
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Per saperne di più: Monografia e discografia completa / Intervista a Ferry Sansoni |
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Per saperne di più: sito ufficiale www.bit-nik.it |
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Mauro Boccardo (tastiere), Giulio Pistarino (batteria), Nanni Perazzo (basso), Ezio Gaggioli (chitarra), poi Mauro Dassio (sax) e Gianni Mondini (basso) |
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Paolo Tofani (chitarra), Giacomo Romoli (tastiere), Franco Boldrini (basso), Carlo Felice Marcovecchio (batteria) |
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Per saperne di più: Discografia completa dei Califfi |
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Renzo Levi Minzi voce e basso), Franco Capovilla (chitarra), Sergio Magri (sax e chitarra), Mario Pace (batteria), Giorgio Castellani (dal 1967 sostituisce Magri che aveva abbandonato il mondo della musica) |
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Per saperne di più: Intervista a Franco Capovilla, Discografia completa, Padova Beat, Sito ufficiale Idelfini |
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I
Jaguars di Roma
erano un complesso beat dell'ala beat "purista". Si
differenziavano dagli altri gruppi per due caratteristiche contrastanti:
una immagine vagamente dark, un modo di cantare e di presentarsi sul palco
che anticipava i gruppi rock di qualche anno dopo, con effetti scenici,
suoni distorti e altre "stranezze" e un repertorio basato
inizialmente sullo stile Beach Boys, quindi cori e miscela di voci, o su
canzoni italiane anche commerciali. |
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Formatisi nel 1962
a Roma, tra Ciampino e il popolare quartiere della Garbatella, si ispirarono all'inizio
al rock'n roll o al pop dell'epoca (Cliff Richards, Brian Poole,
ovviamente Elvis Presley) per poi abbracciare il beat, iniziando con
serate nei locali, tra cui il Piper
Club di Roma, e diventando quindi per un breve periodo il gruppo
di accompagnamento di Ricky Shayne.
Dai Beach Boys presero alcune canzoni per trasporle in italiano, tra cui Barbara
Ann, primo singolo e primo relativo successo (anche se oscurato
dall'originale, che in questo caso arrivò da noi, tra l'altro le parole e
il loro significato non erano davvero significative in questo caso). |
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Silvio Settimi (chitarra, voce), Giovanni Gallo (batteria), Pino Bianchi (chitarra, voce), Luigi Fratini (basso) |
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Per saperne di più: Intervista a Silvio Settimi / Il famoso furto di strumenti / Discografia completa / Foto e video clip |
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Un complesso particolare, forse più vicino al cabaret dei Gufi che al beat, anche se non sono mancate all'inizio le solite cover scelte nella hit-parade britannica. Anche il look era più da studenti o intellettuali con la barba, che da classici capelloni. Il loro smash hit è stato infatti Tema, che di beat aveva ben poco, solo il fatto di essere leggermente ritmata. Tutta l'originalità del brano era nel testo, che ricordava e citava i temi di italiano a scuola, argomento, ovviamente, l'amore. Sul quale si faceva teoria, come fece poi anni dopo mirabilmente Herbert Pagani con Teorema. Il personaggio che veniva fuori era poi il batterista del gruppo, Enrico Maria Papes, dalla voce baritonale oltre che dal nome altisonante e annunciato, a lui la conclusione del tema e il ruolo maggiormente caratterizzante, anche se non era il cantante. Al Festival di San Remo del 1966 portarono un pezzo vagamente di protesta, Proposta ("Mettete dei fiori nei vostri cannoni"), e in altri brani si caratterizzarono come gruppo che diceva la sua sui fatti del mondo. |
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Musicalmente si distinguevano per l'impasto delle voci, tutti e quattro i Giganti infatti cantavano, con voci dalle caratteristiche molto diverse. Dopo lo scioglimento alla fine degli anni '60 i due fratelli Giacomo "Mino" De Martino e Sergio De Martino iniziarono una breve carriera in duo, come "Mino & Sergio". |
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Enrico Maria Papes (batteria e voce), Sergio De Martino (basso e voce), Francesco Marsella "Checco" (tastiere e voce), Giacomo De Martino (chitarra e voce) (da destra a sinistra nella copertina di "Tema"). Marsella era subentrato a Paolo Vallone prima del periodo di maggiore successo del gruppo. |
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Per saperne di più: Discografia completa |
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Anche il creativo cantante e musicista Ghigo Agosti, tra gli iniziatori in Italia del genere rock, ha detto la sua nell'epoca d'oro del beat, formando il complesso Ghigo e i Goghi. Ghigo Agosti giovanissimo aveva composto e registrato brani R&B e rock (Stazione del rock, Coccinella), e faceva parte del ristretto gruppo dei primi rocker italiani (con Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Guidone, Clem Sacco, tutti operanti a Milano), anzi di questo gruppo era stato proprio l'apripista. Un gruppo di innovatori che il giornalismo dell'epoca chiamava genericamente "urlatori" associandoli impropriamente ad altri cantanti che si limitavano a cantare in modo diverso canzoni comunque tradizionali (come Tony Dallara o Betty Curtis), e che alternavano comunque diversi stili. Con il suo nuovo complesso Ghigo Agosti nel 1964 incise Ciao, una versione di Shout, il potente brano R&B degli Isley Brothers del 1959, con un arrangiamento ancora più trascinante dell'originale e un testo che echeggiava le vicende biografico - musicali del leader. Si tratta del brano poi tornato celebre negli anni '70 con il film Animal House, del quale è uno dei temi conduttori. |
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Il gruppo musicale
aveva una struttura più articolata del classico complesso beat, con una
sezione di fiati in primo piano, al posto delle chitarre, sul modello
delle band di rhythm & blues. Un
gruppo quindi adatto in particolare modo per gli eventi dal vivo, dove
aveva particolare spazio per esprimersi la verve, l'irruenza e lo spirito
dissacrante del cantante Ghigo Agosti, e che contribuirono non poco alla
fama del complesso negli anni '60.
Altre canzoni:
"Non avrei mai creduto", "Conosco Jenny". |
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Nei Goghi si sono alternati nel corso del tempo diversi musicisti, ne citiamo alcuni: alle chitarre Claudio Corazza (poi con il gruppo degli Shadow) e Gilberto Ziglioli (poi session man con i New Dada e in seguito con Maurizio Arcieri nel suo primo gruppo dopo l'uscita dai New Dada), alla batteria si sono alternati Enrico Maria Papes (in parallelo alla sua celebre esperienza con i Giganti, Papes era un amico personale di Ghigo), Toto Cotugno (agli inizi della sua carriera, ancora come session man e suonatore di batteria, il futuro cantante e autore riprese il gioco di parole di Ghigo con il suo primo gruppo Toto e i Toti), e l'inglese Bob Bennett, ai fiati noti personaggi del jazz milanese, tutti ancora attivi, come Luciano La Neve (trombone), Lelio Lorenzetti (tromba), Paolo Tomelleri (sax, strumento al quale si è alternato e aggiunto anche l'americano Francis Plasheye), alle tastiere Leandro Gaetano, al basso l'inglese Paul White e Iccio Capetti, che continuerà a seguire Ghigo anche nella successiva esperienza R&B che prenderà nome Probus Harlem. Oltre ai musicisti citati ai concerti dei Goghi ha partecipato anche in numerose occasioni Ricky Gianco, nel periodo seguente la brusca rottura con Celentano e la uscita dal Clan. |
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Vedi anche: Intervista a Ghigo Agosti / Album fotografico / Discografia / Coccinella / Stazione del Rock / No! Al demonio |
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Il nome: i trolls sono personaggi della mitologia nordica, diventati poi un termine comune nell'universo Internet per indicare i disturbatori intenzionali di forum e newsgroup. |
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La prima formazione come Trolls vedeva Pino Scarpettini (tastiere), Vittorio De Scalzi (chitarra e voce), Ugo Guidi (basso), Giulio Menin (batteria) e Piero Darini (chitarra e voce). Nella successiva come New Trolls rimaneva il solo De Scalzi, con Nico Di Palo (chitarra e voce), Giorgio D'Adamo (basso), Mauro Chiarugi (tastiere) e Gianni Belleno (batteria). Negli anni successivi il gruppo ha subito altri cambi di formazione attorno al nucleo rappresentato da De Scalzi e Di Palo. |
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Per saperne di più: Voce di Wikipedia sui New Trolls / Sito ufficiale |
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Il gruppo era formato, oltre che dal cantante Nico Tirone (di Agrigento), da Vito Balsamo (chitarra basso e sax tenore), Franco Mannino (chitarra ritmica), Giulio Prestigiacomo (tastiere) e "Dick" Cataldo (batteria), anche loro siciliani (di Carini in provincia di Palermo). |
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Formazione storica: Augusto Daolio (voce), Beppe Carletti (tastiere), Gianni Coron (basso), Franco Midili (chitarra), Gabriele Copellini (batteria) |
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Per saperne di più: Discografia anni '60 / Sito ufficiale / Per sempre Nomadi |
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Le Orme sono arrivate alla formazione definitiva in trio, composta da Aldo Tagliapietra (basso e voce), Tony Pagliuca (tastiere) e Michi Dei Rossi (batteria) attraverso una serie di cambi di formazione tra il 1966 e il 1969. Nel 1966 i componenti del gruppo erano, oltre a Tagliapietra, Nino Smeraldi (chitarra), Claudio Galietti (chitarra e basso) e Marino Rebeschini (batteria). Già nel 1966 Rebeschini era stato sostituito da Dei Rossi. Nel 1968 si aggiunse alla formazione, ora a 5 (vedi la copertina del singolo "Milano 68" riportata sopra), Tony Pagliuca proveniente dallo stesso gruppo di Dei Rossi, gli Hopopi. Nel corso del 1969 l'abbandono in fasi successive degli altri due e la formazione definitiva, con Tagliapietra passato al basso e quindi un sound più orientato alle tastiere. |
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Per saperne di più: Sito ufficiale |
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Il nome, secondo quanto raccontavano loro (in una intervista ad una rivista giovanile del periodo), era nato per caso, i quattro ragazzi attorno a un tavolo e uno che fa la canonica domanda, "Allora, che nome ci mettiamo?", e la risposta, in coro, fu "pooh?". In seguito qualcuno del complesso accreditò invece un omaggio al celebre orsetto, personaggio per bambini, "Winnie the Pooh". Da notare che effettivamente nei primi dischi compariva accanto al nome del complesso il disegno di un orsetto con la chitarra. Gli inizi furono come complesso beat, capelli lunghi e tutto il resto. Il loro primo 45 giri fu una cover della celebre "Keep On Running", dal titolo "Vieni fuori". Il brano che soprattutto si ricorda di quel periodo e' Brennero '66, una canzone non d'amore ma di protesta, e su un tema certo inusuale, gli attentati terroristici perpetrati in quegli anni ai danni di militari italiani dai nazionalisti altoatesini. |
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La canzone venne presentata anche al Festival delle Rose, una manifestazione canora posteriore al Cantagiro (si svolgeva in autunno) che completava gli eventi musicali dell'epoca (Festival di San Remo, Disco dell'estate, Cantagiro, Festival delle Rose, Festival di Castrocaro), in coppia con un noto cantante e autore beat di quel periodo, Roby Crispiano (Roberto Castiglione, suo principale successo Uomini uomini). Ebbe anche problemi con la censura RAI, non per motivi politici, in fondo il testo era filo governativo, ma per motivi di opportunità, non erano temi adatti per una canzone. Il secondo grande successo che si ricorda dei Pooh e' però già fuori dal beat, sia musicalmente che come ispirazione. Si tratta ovviamente di Piccola Katy, in classifica nel 1968, "la canzone" di molti adolescenti dell'epoca. |
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Poi un periodo di semi oblio, come avvenne per molti gruppi e cantanti anni '60 all'inizio del decennio successivo, un decennio in cui tutto, nella moda, nella musica e nel costume, doveva essere nuovo e non visto prima. In quel periodo si situa anche l'uscita del cantante storico del gruppo, Riccardo Fogli, con motivazioni sia artistiche sia personali. Fogli infatti lascia la moglie Viola Valentino per una nuova relazione con Patty Pravo, uscita bene dagli anni '60 ed entrata trionfalmente negli anni '70 come simbolo di una (moderata) trasgressione e libertà dei costumi. A una delle ultime edizioni del Cantagiro (si era ribattezzato Cantagiro Show, poi arriverà a sostituirlo il Festivalbar) nel 1973, Patty Pravo e Riccardo Fogli sono le attrazioni, lui fa musica rock e suona la chitarra con un suo gruppo, gli Ozimandas. |
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Roby Facchinetti e gli altri però non mollano, il cantante Red Canzian prende il posto di Fogli e i Pooh consolidano il loro successo sulla scia del brano melodico, celeberrimo, Tanta voglia di lei (ancora nell'era Fogli, del 1971), che era stato lanciato da Arbore e Boncompagni nella trasmissione Alto Gradimento riportando l'attenzione su di loro. |
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I quattro Pooh non abbandoneranno più questo nuovo filone pop, melodico ma aperto alle novità tecnologiche e alle mode musicali, inanellando per tutti gli anni '70 altri grandi successi come Io e te per altri giorni o Dammi solo un minuto, raccogliendo trionfi da stadio negli anni '80 e il successo a San Remo negli anni '90, in coppia con la grande cantante jazz Dee Dee Bridgewater (Uomini soli). |
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In parallelo andavano le carriere musicali di Riccardo Fogli, Patty Pravo e della moglie di Fogli, Viola Valentino. Infatti gli anni '80, anni del riflusso verso la famiglia e i valori tradizionali, vedono tramontare (temporaneamente) la stella trasgressiva della Pravo, che si rifugia esule in California, vedono un Fogli che abbandona le velleità rock per virare anche lui a un genere pop e melodico, e infine la rivincita della un tempo abbandonata Viola Valentino, che entra nel mondo della musica con grande successo, abbracciando quel genere pop con sottofondo di batteria elettronica lanciato in quegli anni da artisti come Rober Palmer. Il contrasto tra la mora, forte, sana e trionfante Valentino e la emaciata e super pallida Patty esprime in modo plastico il passaggio da un decennio all'altro. |
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Ma, come si dice, "chi ha più filo da tessere, tesserà", e nel decennio successivo Patty Pravo risorgerà come una fenice, non scalfita del tempo e di nuovo baciata dal successo. |
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Quel successo che i Pooh invece non hanno mai abbandonato, rimanendo per decenni nel gruppo di testa della canzone leggera italiana (con addirittura qualche episodica incursione rock-progressive), fino ai giorni nostri. |
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I Pooh inizarono l'attività a Bologna con Valerio Negrini alla batteria, Mauro Bertoli e Mario Goretti alle chitarre, Bob Gillot (un inglese) alle tastiere, Gilberto Faggioli al basso. Gillot lasciò il gruppo nello stesso anno d'inizio attività (1966) ed al suo posto entrò quello che sarebbe stato il principale animatore del gruppo, Roby Facchinetti, subito dopo anche Faggioli lasciò e venne sostituito dallo storico cantante del complesso, Riccardo Fogli, proveniente da un gruppo di Piombino, gli Slenders, l'anno dopo ci fu l'uscita di Bertoli e poi di Goretti, sostituito da un altro dei membri di lungo corso, Dodi Battaglia, nel 1972 Negrini lasciò la formazione ufficiale, sostituito da Stefano D'Orazio (ma continuerà a collaborare col gruppo), l'anno successivo ci fu l'abbandono di Fogli sostituito da Red Canzian. I nuovi arrivati provenivano tutti dal mondo del beat, Facchinetti nei Pierfilippo e Les Copains, Battaglia nei Meteors, D'Orazio nei The Others & Pataxo, Canzian nei Prototipi. In sintesi la formazione attuale è composta da Facchinetti, Canzian, Battaglia e D'Orazio, e non comprende nessun membro della formazione originale. |
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Per saperne di più: Discografia 45 giri / Sito ufficiale / Infiniti Pooh |
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Nella foto (cliccare per ingrandire) sono ritratti, secondo la didascalia originale della rivista Giovani, da destra, Claudio Lippi (voce), Giulio Cavalli (organo), Fabio Boldi (chitarra e voce), Massimo Boldi (batteria), Carlo Cecconi (basso). Il presunto Claudio Lippi sembra però essere più somigliante a Teo Teocoli, che forse era anche lui parte dell'iniziativa. |
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Profeti (front-man Renato) |
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Renato Brioschi, Nazareno La Rovere, Roberto Margaria, Osvaldo Bernasconi, Raffaele Favero, poi Donato Ciletti |
| Quelli | |
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Un gruppo più importante per quello che i suoi componenti hanno fatto dopo, rispetto a quello che hanno fatto negli anni '60, nel corso dei quali comunque raccolsero alcuni significativi successi. Infatti i "Quelli" furono il nucleo da cui si formò la PFM (o "Premiata Forneria Marconi") il gruppo rock italiano di maggiore successo negli anni '70 e probabilmente il gruppo rock italiano di maggiore successo internazionale di tutti i tempi. |
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Il gruppo si distingueva dagli altri del periodo per la perizia tecnica dei suoi componenti, che li rendeva un gruppo da studio molto apprezzato ed utilizzato da altri artisti (Battisti, De Andrè) ed i componenti stessi ricercati turnisti in molte produzioni del periodo (Mina, Nomadi, Camaleonti). Il nome "Quelli", molto particolare, era evidentemente ispirato alla celebre band di Van Morrison ("Them"). Tra i singoli si segnalano le cover "Una bambolina che fa no, no, no" (Michel Polnareff) e "Tornare bambino" (Traffic). Alla fine degli anni '60 i principali componenti del gruppo lasciano, Teo Teocoli si dedica al cabaret (nel quale avrà poi il successo che sappiamo), Radius costituisce il gruppo "Formula 3" sotto l'ala di Battisti-Mogol, Di Cioccio viene "prestato" per otto mesi come batterista all'Equipe 84. Si trattava di uno scambio di favori con la etichetta Ricordi che consentiva ai Quelli di abbandonare la casa discografica milanese, sciogliendo il contratto anticipatamente, e raggiungere la casa discografica "dissidente" Numero Uno, formata in quell'anno da Mogol e Battisti con Sandro Colombini. |
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Nell'estate del 1969 era avvenuto anche l'incontro con il polistrumentista Mauro Pagani (che era un componente del complesso The Dalton). Le prove generali avvennero durante un ingaggio (con il nome Krel) al Whisky Club di Sanremo, in parallelo al Festival del 1970, durante quei concerti Di Cioccio e soci sperimentarono, con grande successo, le nuove sonorità che stavano maturando, e che daranno origine anche a un singolo, sempre con il nuovo nome ("Fin che le braccia diventino ali", la svolta verso il progressive era evidente anche nel titolo del brano). Alla fine del 1970 Di Cioccio, Mussida, Premoli e Piazza formano la Premiata Forneria Marconi, con Mauro Pagani che si aggiunge subito dopo alla formazione. Il debutto avviene nel 1971 al Teatro Lirico di Milano come gruppo spalla degli Yes (alla loro prima tournee in Italia), con brani progressive dei King Crimson e altri. E siamo evidentemente ormai molto lontani dal beat. |
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Il gruppo era composto all'inizio da Pino Favarolo e Teo Teocoli (che sostituiva Tony Gesualdi) alle chitarre e voci, Franz Di Cioccio alla batteria e Giorgio Piazza al basso, ai quali si aggiunsero Flavio Premoli (tastiere) e Alberto Radius (che sostituiva Teocoli, che aveva nel frattempo lasciato il gruppo) e Franco Mussida (chitarra). Nel 1970, ma come PFM, ai membri rimasti (Favarolo e Radius avevano lasciato) si aggiunse il polistrumentista Mauro Pagani. |
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Per saperne di più: Discografia completa / La voce dedicata ai Quelli in Wikipedia |
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Ribelli (front man Demetrio Stratos) |
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Un complesso milanese, raccolto intorno al dinamico batterista Gianni Dall'Aglio, notato da Celentano, che da un lato aveva bisogno di un gruppo spalla, dall'altro stava costruendo la sua etichetta discografica, il Clan, primo tentativo di indipendenza dalla industria discografica, e aveva quindi bisogno di un complesso per coprire l'ala "giovani". |
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Professionalmente un gruppo valido, efficace dal vivo, con l'aiuto del Clan i Ribelli raggiungono il successo e la notorietà presso il grande pubblico, partecipando ad una specie di operazione mediatica organizzata dal vulcan |