La musica quando serve

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I proprietari dei diritti musicali vendono i contenuti non solo tramite supporti fisici o download via Internet, concedendoli agli acquirenti per un tempo illimitato, ma anche per il solo tempo necessario al loro ascolto, con diverse tecniche nel corso del tempo, in parte comuni con il mondo del video e del cinema, sintetizzate in questa pagina.

Indice: Il juke-box / Il video juke-box / I servizi on-demand / I servizi streaming

Vedi anche: La distribuzione della musica su supporto fisico / Gli standard audio e video / Le major del disco / Il mercato della musica / La musica su YouTube / Dal musicista all'ascoltatore

L'ascolto condiviso: il juke-box

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La diffusione della musica sino agli inizi del ventesimo secolo, il secolo della tecnologia, avveniva essenzialmente per mezzo di suonatori in carne ed ossa e quindi, orchestre. Le loro esecuzioni potevano ora essere diffuse in contemporanea o in differita via radio, oppure registrate su supporti fisici di vario tipo e poi riprodotte. La tecnologia consentiva però anche un'altra opzione: sostituire l'orchestra con una macchina, in grado di sonorizzare un locale e consentire l'ascolto condiviso della musica a costi molto più bassi.

Questa macchina era il ben noto jukebox (o juke-box), diffuso sin dagli anni '40 in parallelo al nuovo formato di disco microsolco singolo, il 45 giri da 7", in grado di contenere una canzone per lato. Il juke-box era un apparecchio elettro-meccanico, che conteneva alcune decine di 45 giri (fino a 200) su un supporto circolare a carosello; un braccio meccanico estraeva il disco selezionato e un sistema a codice consentiva di selezionare e pagare la canzone. Il tutto era inserito in un mobile di discrete dimensioni (almeno 1,5 mt di altezza) che consentiva per ciò stesso una discreta qualità del suono, grazie alla possibilità di poter contenere un altoparlante per i bassi (woofer) di diametro appropriato (25-30 cm), o una coppia di essi, in una cassa armonica sufficientemente capiente. D'altra parte la potenza e la qualità del suono erano una necessità per sonorizzare locali relativamente ampi, tipicamente bar e simili. (A lato: un jukebox Seeburg D160 del 1962)

Fino a quando i costi degli apparati di riproduzione casalinga sono rimasti relativamente elevati (per tutti gli anni '60) il jukebox è stato il mezzo preferenziale per ascoltare la musica di moda da parte dei giovani, ed anche un elemento di comunità e di costume. Un canale che rivestiva anche un discreto ritorno economico per le case discografiche e per i gestori, confermato, in Italia, dal successo del Festivalbar (ideato da Vittorio Salvetti, prima edizione nel 1964) che premiava la canzone più "gettonata" nei juke-box di tutta la penisola. Le case discografiche pubblicavano anche dischi specifici per i juke-box, di solito con due interpreti diversi sulle due facce.

Con gli anni '70 il costo degli impianti di riproduzione (Hi-Fi o presunti tali) è diminuito e ha consentito a fasce di popolazione sempre più ampie nei paesi industrializzati di sonorizzare anche ambienti casalinghi, e l'ascolto comunitario si è spostato progressivamente in casa (feste e simili), lasciando progressivamente il jukebox al solo uso di intrattenimento per bar, sempre più residuale, e infine al modernariato. Il Festivalbar però è sopravissuto, riciclandosi come evento televisivo, ed è tuttora un appuntamento fisso nella canzone italiana.

Nei suoi anni d'oro il jukebox è stato punto di attrazione per i giovani e oggetto di invidia e di scandalo per i benpensanti, simbolo e anticipazione di un'era nuova che doveva arrivare. Una celebrazione di questo ruolo del juke-box si trova nel finale del classico film di John Huston del 1950 Giungla d'asfalto (Asphalt Jungle), un giallo molto cupo con Sterling Hayden, Louis Calhern e Marylin Monroe, nel quale la mente della rapina, il professore tedesco "Doc" Erwin Riedenschneider perde minuti preziosi e si fa catturare, per il solo piacere di pagare a una ragazza incontrata in un bar un "giro" di jukebox e guardarla ballare.

Il professore e i ragazzi che ballano davanti al juke-box (vedi la sequenza completa)

 

I video jukebox e i primi videoclip

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In parallelo al jukebox solo musicale sono iniziati sin dagli anni '40 tentativi di applicare lo stesso principio anche alle immagini (con suono). L'apripista è stato il Mills Panoram Soundie, della Mills Novelty Company con tecnologia RCA, diffuso dal 1939 in USA, in migliaia (pare) di night club e bar; il jukebox musicale conteneva otto brevi filmati 16mm in bianco e nero, con selezione sequenziale, trasmessi in retroproiezione, con un complesso sistema di specchi (che imponeva che la pellicola fosse impressa a lati invertiti) su uno schermo di discrete dimensioni (superiore a 20").

I brani erano in gran parte di jazz dell'epoca, con performance di Louis Armstrong o Billy Eckstine, Cab Calloway e altri. Pare che il catalogo fosse arrivato a 3000 filmati, di 3 od 8 minuti, in parte andati perduti e in parte riutilizzati come contenuti televisivi. Il sonoro era ottico, inciso sulla pellicola come nel cinema. In generale i filmati erano in playback, aggiungevano cioè le immagini a brani incisi in precedenza (A lato, il Panoram Soundie).
Il successo di massa della televisione in USA dal 1948 in poi, assieme probabilmente agli stessi problemi che affligeranno i successori (affidabilità) decretarono la veloce eclissi del nuovo mezzo di diffusione, precursore in qualche modo del videoclip (anche se i filmati erano in genere semplici riprese dei musicisti che suonavano).

Il successivo tentativo industriale risale alla fine degli anni '50, in piena era jukebox, ed ha avuto origine in Italia; la ditta era la Ottico Meccanica Italiana diretta da Paolo Emilio Nistri, che si associò in seguito per questa iniziativa con l'industriale di Milano Angelo Bottani. Il nome commerciale del prodotto era Cinebox, utilizzava, come il Panoram Soundie, filmati in formato 16mm, ora però a colori, con pista audio magnetica e quindi di maggiore qualità, applicata sulla stessa pellicola, e schermo ampio fino a 30".
La selezione era ad accesso diretto, come nei jukebox, e il numero di filmati era superiore (40). Lo sviluppo del nuovo sistema di diffusione iniziò nel 1959, e il noleggio a bar e locali iniziò nei primi anni '60, per arrivare al numero consistente di oltre 500 macchine e oltre 600 proto video-clip nel 1963, quando gli intraprendenti industriali italiani tentarono lo sbarco sul ricco mercato USA, con alterne fortune. Per il Cinebox e, in seguito, per lo Scopitone, vennero preparati i veri e propri antenati dei video clip, mini-film che aggiungevano alla esecuzione della canzone idee e scenografie ad hoc.
(A lato, una promozione pubblicitaria per un locale dotato di Cinebox)

 

Praticamente negli stessi anni era nato però in Francia un concorrente del Cinebox, lo Scopitone, con tecnologia molto simile, che tentò anch'esso il lancio sul mercato americano nel 1964 dove, per una serie di motivi, ebbe maggiore successo del Cinebox, che pure ebbe le sue fasi positive. (A lato, un modello Scopitone)

I filmati proiettati sui Cinebox e sugli Scopitone erano a tutti gli effetti analoghi ai videoclip, anche se i mezzi di produzione (economici, in primo luogo) non erano assolutamente comparabili a quelli odierni. Il catalogo era fondamentale per il successo nei luoghi di visione e i due consorzi si affrontarono per individuare i gusti del pubblico. I francesi puntarono su vaghi accenni erotici nei videoclip (improvvisi colpi di vento scoprivano le gambe a figuranti varie, ad esempio), mentre gli italiani cercarono nomi internazionali di richiamo, come Paul Anka o Neil Sedaka.
Con la fine degli anni '60 Cinebox e Scopitone subirono la stessa eclissi dei jukebox. I filmati sono però rimasti e in alcuni casi sono veramente notevoli (ad esempio quelli del pazzoide cantante italiano Clem Sacco o le deliziose performance di Françoise Hardy, riprese anche nel film "Se devo essere sincera" di Luciana Littizzetto).

 

Per saperne di più: 
Sulla storia dei jukebox video il giornalista Michele Bovi della RAI ha prodotto un documentario assai completo (vedi RAI Click). 
La ricerca di Michele Bovi sui video jukebox Cinebox e Scopitone è stata anche pubblicata su libro: "Da Carosone a Cosa Nostra" (Coniglio Editore, 2007) assieme ad un'ampia documentazione fotografica e al catalogo dei filmati. Ora buona parte della documentazione e l'intero servizio realizzato a suo tempo per la televisione italiana, RAI 2, è disponibile sul sito del giornalista www.michelebovi.it, assieme a molte altre informazioni originali sul mondo della musica. Michele Bovi ha continuato la ricerca, anche iconografica; la nuova storia per immagine, sfogliabile liberamente via Internet, è disponibile a questo link.

Su Internet (in inglese) segnaliamo il completissimo sito http://scopitones.blogs.com/scopitonescom/ dove è possibile vedere molti filmati originali e, per chi lo desidera, anche acquistarli. Altri filmati Scopitone sono disponibili sul portale specializzato in video www.youtube.com .
Su Musica & Memoria è possibile vedere per immagini alcuni video Scopitone:
Tous les garçons et le filles di Françoise Hardy (girato da Claude Lelouch) e Si je chante di Sylvie Vartan.

 

Video on-demand

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Il principio del juke-box è tornato, ampliato e potenziato, con il sistema di distribuzione dei film on-demand. Il sistema di pagamento è lo stesso, un "gettone" valido per una visione. Diverso è il mezzo, non più una libreria forzatamente di dimensioni limitata e "off-line", ma una libreria unica per tutti gli iscritti al servizio, e Internet o il satellite come mezzo per scaricare il contenuto selezionato all'apparecchio TV del cliente.
Il pagamento avviene prima della fruizione e ha un costo limitato (molto inferiore al biglietto del cinema) e la visione è limitata ad un lasso di tempo di 2-3 giorni.

In Italia è stato proposto in modo più o meno continuativo dalle compagnie televisive che operano nella TV a pagamento (Sky, Mediaset Premium), da società indipendenti come CHili, da gestori di telefonia (Telecom, Infostrada), dalla Sony, dalla Apple con la sua Apple TV collegata al portale iTunes. Con l'avvento progressivo dello streaming l'offerta si è ridotta progressivamente a attualmente in Italia questa modalità è offerta solo da Sky (ma solo ai propri abbonati), da Chili e da servizi specializzati minori.

Per la musica il sistema non è mai stato proposto, essendo presenti alternative gratuite o comunque a basso costo come il download digitale legale o non legale e lo streaming con YouTube. Lo includiamo nella rassegna quindi solo per completezza.

 

Streaming musicale

 

Lo streaming è un servizio in abbonamento che consente l'ascolto o la visione illimitata nel tempo e nel numero dei contenuti messi a disposizione dal gestore del servizio. Non è quindi propriamente un sistema pay-per-view ma una sua evoluzione.

Non solo per la musica ma anche per video (film e serie TV), lo streaming è in rapida diffusione grazie alle prestazioni sempre più elevate delle reti di connessione, anche e soprattutto wireless (in casa e fuori), ed è uno dei sistemi che stanno favorendo la rapida smaterializzazione dei contenuti musicali e video. I contenuti sono trasferiti man mano che servono ad una memoria temporanea (buffer) sul lettore o sul PC e, se la connessione è effettivamente veloce, si può vedere un intero film ad alta definizione come se fosse utilizzato un disco blu ray collegato al monitor TV, e a maggior ragione può essere usato senza problemi per la musica inizialmente solo in formato compresso, e in seguito anche in qualità CD e poi in qualità HD PCM.

Dal punto di vista del pagamento dei diritti sono usati due sistemi, il primo è derivato dal mondo della televisione e consiste nella libera disponibilità di contenuti in chiaro, accessibili in modalità on-demand (la scelta è del cliente / utilizzatore) e ottenendo i ricavi dalla pubblicità. L'esempio principale e l'originatore di questa modalità in ambito Internet è il portale YouTube, che replica nel mondo Internet, per buona parte dei suoi contenuti, i canali specializzati in videoclip attivi dagli anni '80 (MTV e simili).

La seconda modalità è l'abbonamento ad un servizio che consente di accedere a contenuti di qualità più elevata e selezionare quello che ci interessa da una vasta libreria, ma pagando quello che abbiamo scelto con una tariffa su base mensile che da' diritto, solitamente, ad un numero illimitato di ascolti, sia di brani diversi, sia dello stesso brano. Come riportato nella sezione precedente, è invece assente in campo musicale la modalità pay-per-view, adatta ad una fruizione limitata ad una sola volta, e quindi tipica di film e serie TV.

Entrambe queste modalità richiedono accordi preventivi con le case discografiche per trasferire loro una parte (consistente) dei ricavi e vedono come attori principali a livello mondiale alla data di questo aggiornamento (luglio 2014) il già citato YouTube per lo streaming in chiaro e Spotify (con diversi competitori) per quello in abbonamento.

Per i servizi in abbonamento la situazione è variabile da paese a paese in base agli accordi con le case discografiche. In Italia il primo servizio disponibile è stato quello offerto da Sony (Music Unlimited) nel 2011 seguito dal leader del settore Spotify nel 2013 e a seguire dalla soluzione offerta da Google (Play Music Unlimited) e anche dalla francese Deezer. La Apple è arrivata dopo (ha atteso il declino inevitabile di iTunes) con il suo servizio Apple Music. Seguendo i link si possono leggere approfondimenti e prove pratiche dei servizi sul nostro blog Musicaetecnologia.

Tutti i servizi streaming citati finora veicolano contenuti in formato compresso, solitamente a tre livelli successivi di compressione, standard, media e massima. La massima corrisponde ad una compressione di alta qualità, AAC 256Kbps per Sony e Apple, MP3 a 320Kbps per Google e Ogg Vorbis 320Kbps per Spotify.

La disponibilità sempre maggiore di banda sia nelle abitazioni sia in mobilità, con il 3G e 4G, ha reso possibile dal 2014 anche lo streaming non compresso in qualità CD, che è stato proposto della norvegese Tidal (in precedenza WIMP) e della francese Qobuz, entrambi disponibili anche in Italia.
Dal 2018 entrambe queste due compagnie propongono lo streaming anche in alta definizione, con codifica proprietaria (MQA) nel caso di Tidal e codifica standard (PCM-FLAC) per Qobuz.

 

Commenti e approfondimenti

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Per inviare osservazioni, commenti o proposte di approfondimenti su questo tema usare come sempre la form per contattare Musica & Memoria.

 

© Musica & Memoria / Alberto Maurizio Truffi  Marzo 2013 / Revisioni: Luglio 2014 (Servizi in streaming disponibili in Italia) / Gennaio 2015 (Servizi in streaming in qualità CD) / Giugno 2019 (Aggiornamenti streaming)

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