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Rita Pavone - Datemi un martello

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Datemi un martello.
Che cosa ne vuoi fare?
Lo voglio dare in testa
a chi non mi va.
A quella smorfiosa
con gli occhi dipinti
che tutti quanti fan ballare,
lasciandomi a guardare,
eh che rabbia mi fa,
um um che rabbia mi fa.
 
Datemi un martello.
Che cosa ne vuoi fare?
Lo voglio dare in testa
a chi non mi va.

A tutte le coppie
che stanno appiccicate,
che vogliono le luci spente
e le canzoni lente.
Che noia mi da, uffa,
che noia mi da.

Eh datemi un martello
Che cosa ne vuoi fare?

Per rompere il telefono
l'adopererò.
Perché tra pochi minuti
mi chiamerà la mamma,
il babbo ormai sta per tornare,
a casa devo andare, uffa,
che voglia ne ho, no, no, no
che voglia ne ho.

Un colpo sulla testa
a chi non e' dei nostri
così la nostra festa
più bella sarà, saremo noi soli,
saremo tutti amici,
faremo insieme i nostri balli,
il surf e l'hully-gully, ah ah
che forza sarà che forza sarà, che forza sarà

   

Note

 

Grande successo per Rita Pavone nel 1964 con questo adattamento italiano di uno dei più grandi successi dell'allora nascente e già popolare (in USA) musica folk. If I Had A Hammer scritta da Pete Seeger e Lee Hays dei Weavers, il gruppo che aveva in pratica aperto la strada al movimento folk, guidato dall'immenso Pete Seeger (uno dei musicisti più influenti dell'intero XX secolo). La canzone originale, che ha raggiunto il successo soprattutto nella versione del trio Peter, Paul & Mary, era un brano di protesta e di denuncia, anche se rapportata ai tempi. Non rimane quasi nulla nella versione italiana (di Sergio Bardotti) che riconduce tutta la rabbia dentro il piccolo mondo delle feste danzanti e delle ragazzine che si litigano il moroso. L'immagine di cantante solo per giovani della Pavone forse qualche fremito può averlo anche trasmesso, ma il singolo usciva a settembre del 1964 (per la RCA italiana, sul retro un brano melodico di Bacalov e Migliacci, Che m'importa del mondo) e solo pochi mesi dopo, a febbraio del 1965, arrivava in forze il beat e la trasgressione con l'apertura a Roma del Piper Club.

Vedi anche: Le cover / Cover adulterate / La radio negli anni '60-'70 / Le canzoni di protesta

 

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