| Il trentennale del Piper Club |
Nell'oramai (abbastanza) lontano 1995 il mitico Piper Club compiva trent'anni.
L'inaugurazione del celebre locale, culla e tempio del
Beat italiano, era
infatti avvenuta il 17 febbraio del 1965.
Per l'occasione i gestori del Piper, ancora in piena attività (anche se non
proponeva più, per ragioni di forza maggiore, il genere beat...) avevano curato una specie di giornale gratuito,
distribuita nel locale e dintorni, del quale ci è stata fornita una copia. Che prontamente mettiamo a disposizione
di tutti gli appassionati, anche se in "bassa fedeltà" e, ovviamente,
in forma parziale, certi che l'interesse di
queste immagini e di questi ricordi sia solo storico e certamente non
commerciale. Anzi, a qualcuno potrebbe venire voglia di andare a curiosare a
Via
Tagliamento (Roma, quartiere Coppedè, per i non romani e non cosmopoliti)
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| Ha trent'anni ma non li dimostra .. | Avevo 14 anni e mezzo ... | |
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| ... contenitore di moda e costume |
Pippo Baudo, Virna Lisi ... |
Rocky Roberts, Equipe 84 ... |
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| La parola d'ordine è "esserci" ... |
C'era un ragazzo ... |
Sylvie Vartan |
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Estratti degli articoli |
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Ha trent'anni ma non li dimostra.
Camaleontico, originale, trasgressivo un po' folle: stiamo parlando di quel
"primogenito un po' scapestrato", figlio diletto del re delle notti romane
Giancarlo Bornigia, la sua prima creatura che tutti, almeno una volta, hanno
incontrato sulla loro strada "di baldorie": il Piper. |
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Di lei mi colpi la freschezza e l'incontenibile
gioia di vivere, una caratteristica dei "piperini" che oggi sembra scomparsa
tra i giovani. Bella ed anticonformista, Nicoletta Strambelli alternava i
suoi "shake" tra un globo luminoso e l'altro. |
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C'era un
ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling
Stones...". cantava in quel periodo Gianni Morandi. Niente di più vero. Gli
"scarafaggi" inglesi e le "pietre rotolanti" americane rappresentavano un
mito irresistibile per i giovani, che ne imitavano i gesti e l'eccentrico
modo di vestire. |
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(...) Avevo 14
anni e mezzo. Noi eravamo una famiglia non esattamente conformista. Mio
padre faceva l'attore e i miei erano separati, quindi io e mia sorella Carla
avevamo una certa responsabilità. Quel giorno dovevo incontrarmi con
Albertino Marozzi, uno che accompagnava i gruppi stranieri in Italia, gruppi
importanti come i Beatles. lo e mia sorella avevamo un appuntamento con lui
in un locale chiamato "Samoa"; capimmo "Samovar" e ci ritrovammo all'Eur,
sole come ne naufraghe e nel pieno di una festa nuziale. Alla fine
approdammo comunque al Piper. La nostra più grande preoccupazione quel
pomeriggio era: "Ci faranno pagare il biglietto?". Insomma, i soliti
problemi dei ragazzini squattrinati, allora come oggi. All'interno restai
completamente affascinata da questo posto enorme, pieno all'inverosimile di
gente che si divertiva. |
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La parola d'ordine è "esserci", esserci a tutti i costi. Se in tutta Italia spuntano come funghi locali e localini che "scimmiottano" il mitico "hangar", da ogni parte d'Italia i ragazzini scappano da casa per passarci almeno una notte. La "voglia matta", insomma, è ormai scoppiata incontenibile e il Piper diventa punto di ritrovo anche per i personaggi dello spettacolo. Una vera manna per i "paparazzi" che, dopo il declino di Via Veneto e della "dolce vita", non hanno più un punto di riferimento per le loro ormai, famose scorribande notturne. Al Piper tutto è possibile: chi è famoso vive la notte in tutta libertà, chi non lo è "corre il rischio" di diventarlo. E alcuni, famosi, lo diventeranno davvero. Ecco Pippo Baudo, già padrone del palcoscenico, che inventa i suoi "Pazzi, pazzi giovedì al Piper", antesignani di tanti suoi spettacoli di successo; ecco Rita Pavone che trascina il pubblico con la sua "Pappa col pomodoro" o la più romantica "Cuore" e tra i suoi fans si nota perfino un'imberbe Claudio Baglioni. La bellissima Virna Lisi partecipa al rito collettivo con capi d'alta moda: eccola al fianco di Ugo Tognazzi, mentre due "italiani d'adozione", Paul Costello e Seina Sein, danno prova del loro talento "dancerino". E che dire di Raffaella Carrà? ... |
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Piper come
contenitore di moda e di costume.
A dire il vero i primi "piperini" non erano diversi dai cosiddetti "bravi
ragazzi di buona famiglia": pullover di cachemire per i maschietti, gonne al
polpaccio per le ragazze, ma il mito inglese imperante penetrò nel cuore dei
giovani e si amplificò sulle pedane del Piper come un raggio laser: il primo
segnale arrivò direttamente da Carnaby Street con la minigonna, la moda dei
capelli lunghi, simbolo di trasgressione e di rifiuto della società
bacchettona fece il resto. "E se noi non siamo come voi..." cantava Shel
Shapiro sfoggiando una capigliatura alla Veronica Lake che tutti i giovani
si sforzavano di imitare ingaggiando lotte all'ultima ciocca con genitori e
professori. |
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(Il giornale del trentennale era curato da Marcello Geppetti) |
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Musica & Memoria |
Articoli e foto sono riprodotti in forma ridotta e parziale unicamente come affettuoso omaggio al Piper e ai suoi anni d'oro, oltre che per i soli usuali scopi di ricerca e critica musicale e sociale. Per qualsiasi esigenza relativa ai suddetti materiali è possibile contattare il webmaster del sito (vedi DISCLAIMER). |